Zio Vanja

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Zio Vanja e Serebriakoff in Zio Vanja

Chissà se a Checov sarebbe piaciuto lo Zio Vanja prodotto dalla Goldenart Production  in scena al Quirino dal 3 al 15 dicembre con la regia di Marco Bellocchio e la partecipazione tanto attesa di Sergio Rubini nei panni di Zio Vanja e di Michele Placido in quelli di Serebriakoff. Certo la scena in legno bianco richiamava i boschi di betulle, delle foreste russe, la chitarra in scena affidata a Bruno Cariello, ricordava le tipiche balalaiche, le scenografie erano nella migliore tradizione naturalista dei grandi registi del teatro italiano doc, gli attori protagonisti appartenevano a quel sud d’Italia che tante volte è stato ritenuto parente dei cugini russi nelle sue origini contadine, nelle movenze, nel calore e in certi aspetti più sanguigni, la recitazione voleva essere il più realista possibile fino al limite, a volte, del buttato via e della macchietta, per non parlare della cadenza dell’ucraina Lidiya Liberman (Elena) che dava al tutto un tocco di vera Russia.

Ma allora cosa mancava ad una realizzazione che in tutto e per tutto ha cercato di unire elementi di realtà storica oggettiva ad altrettanti elementi psicologici di realismo dell’anima, affidando alla musica l’atmosfera dei momenti più significativi spaziando dal romanticismo più sentito a euforie quasi da vaudeville sottolineando, per giunta, le contraddizioni femminili con lo scuotimento delle pareti a suggerire certo vento dello spirito femminile che scuote e agita le prigioni del corpo e degli ambienti delle donne cechoviane.

Mancava, ahimè, la ieraticità dei personaggi di Checov, mancava la loro capacità di spaziare oltre il realismo terreno in una dimensione altra, a volte eterea, rarefatta e quasi spirituale a cogliere o sfiorare il senso illogico del tutto. Mancava il sogno e la malinconia struggente che né la musica né la buona recitazione di Anna Della Rosa (Sonja), con tutto il suo vibrare di gioie e delusioni riusciva a trasmettere.

Troppo vero, troppo miseramente vero, troppo peso di gravità e poco richiamo alle idee, alla forza delle idee a volte anche allucinate, ma tipiche di quelle vite che, trascorse troppo a lungo nella solitaria malinconia, spingono l’uomo ad addentrarsi nei sentieri dell’ineffabile.

marco-bellocchioZio Vanja

Genere: Teatro

Personaggi e interpreti: Sergio Rubini, Michele Placido, Pier Giorgio Bellocchio, Anna Della Rosa, Lidiya Liberman, Bruno Cariello, Maria Lovetti, Marco Trebian, con la partecipazione straordinaria di Lucia Ragni

Regia: Marco Bellocchio

Di: Anton Checov

Sede: Teatro Quirino – Roma

Data di uscita: 3-15 Dicenbre 2013

 

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