Zerovskij: Solo per Amore

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Zerovskij in Zerovskij: Solo per Amore

Treni, treni, treni.
Le occasioni, sono treni.
Quanti treni, vuoti e pieni, vedrai.
Treni, treni, treni.
Un eterno andirivieni?
Non fermarti, finché treni ne hai!
(Infiniti Treni – Renato Zero)

Arriva al cinema, per un’uscita evento, l`opera musicale concepita da Renato Zero per diventare uno spettacolo dal vivo che è oltre un concerto o un lavoro a teatro, un viaggio concettuale che fonde questi elementi per creare un’esperienza nuova. La versione filmata per il cinema è ripresa dall’esibizione avvenuta presso l’Arena di Verona.

In quest’opera inizialmente c’è Dio che deluso osserva come si è ridotta la specie umana. Presso la metaforica Stazione Terra, Zerovskij è il capostazione, interpretato da Renato Zero, che vigila sulle persone che l’attraversano e le situazioni che vi accadono. Personaggi e concetti sono rappresentati dagli archetipi: Adamo, Eva, Tempo, Odio, Amore, Vita, Morte ed Enne Enne, un simbolico figlio abbandonato dai genitori e diventato un giovane rancoroso e deluso dalla vita. L’esecuzione prevede  19 brani scritti apposta per quest’esperienza più alcuni di repertorio di Zero meno noti al grande pubblico.

Oltre all’abilità istrionica del navigato artista va applaudita la scelta di coinvolgere abilissimi performerattori e cantantiLuca Giacomelli Ferrarini è un intenso Enne Enne, Roberta Faccani interpreta Morte e la sua controparte Vita, e sua è una spiazzante e divertente versione della canzone: Danza Macabra. Cristian Ruiz diventa con passione e divertimento: Amore, un’entità che dà buoni consigli ma è martoriato fisicamente dai tanti dolori di sentimenti non corrisposti. Marco Stabile è Odio e ha anche uno dei riusciti brani brillanti dello spettacolo. Eva e Adamo sono sostenuti dal pathos di Alice Mistroni e Claudio Zanelli. Tempo ha la verve di Leandro Amato.

La voce di Dio è del consueto mestiere di Pino Insegno. Prezioso il contributo video di Gigi Proietti nei panni di un barbone. Completano molto bene il tutto orchestra, coro e ballerini che arricchiscono con musica e coreografie quest’esperienza non semplice ma unica.

Renato Zero, nella conferenza stampa di Roma del 14 marzo 2018, descrive così l’esperienza di Zerovskij:

Con tutto il rispetto per i miei brani più noti, con questo lavoro si va oltre il solito obbligo di includere i miei classici come Il Cielo, I Migliori Anni della Nostra Vita, Morire qui o altri successi. Al pubblico bisognava dare qualcosa di più. Sono felice di aver fatto lavorare 120 persone sul palco attraversando l’Italia con professionisti come l’orchestra, il coro, i ballerini, i performer, il coreografo Bill Goodson e il Maestro Renato Serio.

La loro collaborazione ha reso una passeggiata meravigliosa un lavoro che poteva essere pesante. A Verona tutte le sere il cielo era incazzato nero. Eravamo perplessi sulla possibilità di esibirci lì ma siamo riusciti ad avere uno squarcio di azzurro. L’Altissimo, dopo la promozione che gli ho fatto, mi doveva pure qualcosa in cambio. (ride)

Guardando il film si possono notare attrezzature e telecamere basculanti perché posizionate 7 minuti prima del sipario, non sapendo se ci saremmo esibiti, e siamo riusciti a fare miracoli. Sono contento di essere ancora libero di decidere della mia vita artistica e personale. Non voglio trovare ostacoli al mio passaggio, anche a rischio di sacrifici e penalizzazioni. Voglio arrivare alla gente. Fragrante e sincero alla mia età di 67 anni.

Quanto è importante fare ancora quello in cui credi e da cosa dipende?

Dalla volontà. Non si possono subire le pressioni del mercato e delle tendenze. Si suppone ci sia buona fede da parte dell’artista che rischia, non vivendo soltanto con i proventi Siae. Come ebbi ragione di vestire paillette e lustrini una volta e cantare Vecchio (Spalle al Muro) a 41 anni, oggi posso tentare una piccola rivoluzione personale. Ho fatto l’attore, il ballerino, il fantasistaho fatto parte della versione italiana di Hair, a teatro e a Orfeo 9 di Tito Schipa Jr. Con Zerovskij ho messo a frutto tutte queste attività.

(Renato Zero risponde anche a una nostra domanda, di Amazing Cinema) Questo lavoro musicale ed esistenziale sembra associarsi a Ciao Nì (1979) e all’avventura televisiva di Tutti gli Zeri del Mondo (2000). Ha pensato di raccontare il rapporto tra Renato Zero e Renato Fiacchini (il suo vero nome) magari in un musical teatrale o in un film?

Questo Renato Zero non lo celebrerei più di tanto perché appunto deve i suoi natali a Renato Fiacchini. Riguardo l’attività stradaiola di Fiacchini sarebbe giusto raccontarla, sarebbe d’accordo anche Pasolini; ma quale verità sarebbe raccontata? Saresti creduto? Molti esagerano nel raccontarsi. Io non rigonfio, Io tendo a ridimensionare. Le mie sofferenze e solitudini le ho messe a nanna coi sedativi perché mi avevano rotto del loro lamentarsi. Non ci si deve lamentare soprattutto quando sei riuscito a mettere su un’impalcatura che si chiama Renato Zero.

Sul palco si sente più sacerdote ieratico o ribelle?

Ci sono più capi stazione Zerovskij in giro di quelli che immaginiamo. Non sono figli della politica e quindi Zerovskij è fisiologicamente un anarchico. Per me è un modo anche di rivalutare ombre e incertezze di tanti esseri umani che dovrebbero essere incoronati. Anche la stampa dovrebbe mettere in prima pagina chi si fa un mazzo per esistere, per amore e per i figli. Questi sono quelli che stanno là fuori e desiderano essere liberati: Liberate Zerovskij!

Anche Vincenzo Incenzo, coautore della sceneggiatura esprime il suo pensiero sulla lavorazione:

Seguo Renato da circa 30 anni. Gli spermatozooi e il cielo sono la cosa più piccola e la più grande ed entrambi i concetti sono nella stessa canzone.  Mischiare alto e basso, tragico e divertente mi ha formato e fatto approfondire. Col sorriso sulle labbra Renato mi raccontava i temi importanti che abbiamo trattato. Si parla di eutanasia, violenza sulla donna, malattia, abbandono e questi passano attraverso il filtro della leggerezza. Passa, ad esempio, come una battuta: “In nome della comunità abbiamo rinunciato alla libertà“. C’è da riflettere sulla nostra condizione. Siamo noi che viviamo nelle gabbie e nelle costrizioni.

Dalle suggestioni dello spettacolo qual è la visione dell’umanità di Renato Zero?

Renato Zero: Zerovskij non vuole offrire passaporti o speranze ma vuole illuminare se stesso e la platea che più di qualcosa di sbagliato e pericoloso gli sta accadendo intorno. Nemmeno Renato Zero ha mai offerto elisir. Anche “Mi Vendo la grinta che non hai, in cambio del tuo inferno ti do due ali sai” era un gioco ironico ma oggi a vendersi è più di uno. Questi personaggi sono collocati nella loro veste naturale. Amore da un Dio greco inarrivabile è divenuto uno sofferente su una sedia a rotelle che ha a che fare con la scelleratezza umana.

Come sono stati scelti i brani già noti ma un po’ dimenticati da inserire insieme agli inediti?

I brani datati sono stati scelti per la loro forza e contemporaneità. Potrebbe essere Dio, Marciapiedi e Motel, sono utili all’innesto dello spettacolo che include il contributo anche degli altri performer, i quali interpretano brani che avrei anche voluto cantare io ma in questo spettacolo funzionavano così.

Nello spettacolo viene annunciata la Morte della Cultura:

Ho sempre pensato che alimentarsi soltanto col pane sia poco. Mentre lo stomaco è soddisfatto, il cuore e il cervello non lo sono. La musica è stata tolta pure dalle scuola per paura che i ragazzi diventassero troppo sensibili e e acuti su quel che li circonda. È necessario riportare la musica nelle scuole elementari e medie.

In Zerovskij c’è una speranza?

La Speranza richiede anche lavoro, essere raggiunta come un traguardo che costa più di quanto si immagini. Così come la libertà. Vuoi essere libero o essere incatenato? Lo dico con grande rammarico. Ci sono donne che amano tanto e non reagiscono ai maltrattamenti. Vedere Eva, la madre di tutti gli uomini, malridotta così in una scena era necessario.

E se questo spettacolo avesse un seguito? Renato Zero ci scherza anche se confessa:

Zerovskij potrebbe ancora essere vivo e indagare ancora su speranze e delusioni della vita umana e queste ultime andrebbero prevenute, in quanto spesso sguarniscono di amici e collaboratori. Sono molto emozionato a 67 anni perché la vita non voleva sorridermi e l’ho costretta a farlo. Sono circondato da amici e collaboratori. L’Italia non è il Paese meraviglioso che mi aspettavo di trovare ma sono ancora in tempo per lavorarci sopra, fate altrettanto con me.

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[three_fifth_last] Zerovskij: Solo per Amore

Genere: Musica

Interpreti: Renato Zero, Roberta Faccani, Luca Giacomelli Ferrarini, Cristian Ruiz, Marco Stabile, Alice Mistroni, Claudio Zanelli, Gigi Proietti

Voci: Pino Insegno, Francesco Prando, Massimiliano Manfredi, Domitilla D’amico, Giorigia Lepore, Alessia Navarro

Ensemble: Nino Amura, Vincenzo Bruno, Stefano D’aniello, Filippo Venditti, Paolo Maria Spalice, Francesco Iacino, Deborah Brandonisio, Gaia Benetti, Michela Tiero, Giulia Paiola, Alessandra Ruina, Olga Caliendi

Regia e sceneggiatura: Renato Zero, Vincenzo Incenzo

Arrangiamenti e Direzione d’orchestra: Renato Serio

Durata: 143 minuti

Uscita: 19, 20 e 21 marzo

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