We will rock you

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Galileo, Scaramouche, Brit, Oz e i Bohemians in We will rock you

Buddy, you’re a boy, make a big noise
Playing in the street, gonna be a big man someday
You got mud on your face, you big disgrace
Kicking your can all over the place, singin’
We will, we will rock you
We will, we will rock you
(We will rock you – Queen)

In scena al Teatro Brancaccio di Roma c’è We will rock you, il musical con le canzoni dei Queen che torna in Italia dopo che il mondo ha assistito alla biografia al cinema sul suo leader Freddy Mercury: Bohemian Rhapsody (2018).

Fra 300 anni quello che una volta si chiamava Terra ora è diventato il Pianeta Mall, immerso in una totale globalizzazione gestita dalla Global Soft Corporation, governata dalla terribile Killer Queen e dal suo collaboratore Khashoggi. La musica dal vivo e il rock sono banditi. C’è un gruppo di Bohemians, ribelli nascosti, poiché perseguitati dal governo, che cercano di recuperare e tramandare ricordi della musica rock, quando questa regnava sul Pianeta, con l’aiuto del bibliotecario Pop, un sognatore hippie e vintage interpretato da Massimiliano Colonna.

La speranza è nell’arrivo degli Eletti che, secondo una leggenda, restituiranno la musica. Questi potrebbero essere l’ingenuo Galileo Figaro che in sogno riceve frammenti di canzoni per lui inconprensibili e la ribelle Scaramouche, non integrata all’interno dell’omologato gruppo delle ragazze Ga Ga.

Si tratta di un’operazione simile a Mamma Mia! (2017) quella di costruire una storia in cui inserire le canzoni di un gruppo famoso. Scritto da Ben Elton in collaborazione con due componenti dei Queen, il batterista Roger Taylor e il chitarrista Brian May. Di particolare c’è la concezione metamusicale. I brani dei Queen, e della musica in generale, sono un oggetto drammaturgico. Sono reperti di un passato lontano in una società del futuro dove la creatività è bandita a vantaggio di una produzione di puro consumo dove anche la musica è prodotta da algoritmi.

Interessante l’approccio futuristico dell’ambientazione totalitaria derivata in modo abbastanza plausibile da consumi di massa inculcati per cui la realtà è fruita attraverso gli schermi smart attraverso cui tutto viene filtrato.

Affascinante il lavoro di adattamento di canzoni già note nella funzione narrativa di un musical. Brani utili per esprimere pensieri di speranza e ribellione dei protagonisti ma anche a mostrare le operazioni di manipolazione da parte dei membri del gioverno e di torture psico fisiche ai danni dei ribelli.

La normalità vissuta in questo mondo sembra quella dei Gaga Kids che ascoltano tutti la stessa musica finta e fanno gli stessi selfie per provare emozioni artificiali come ben esprime il contrasto tra l’esecuzione corale di Radio Ga Ga e l’appello accorato di Scaramouche in Somebody to love. Dall’altra parte fa eco Galileo che vuole uscire dagli schemi cantando I want to break free. Ragazzi che si sentono braccati come nel duetto che eseguono in Under Pressure.

Notevoli le voci del cast e della musica dal vivo. Le coreografie dei protagonisti Galileo e Scaramouche risultano più statiche e danno più attenzione alle performance vocali delle intense presenze di Luca Marconi e Martha Rossi. Più elaborati i movimenti di Killer Queen, autentica regina della costruzione dei sogni artificiali. Potente la voce dell’interprete Valentina Ferrari e magnetica nell’interpretare sequenze di persuasione di massa in Play the Game o A Kind of Magic.

Un cast caldo che regala anche un lungo finale in stile concerto, di cui da non perdere in particolare la performance polifonica di Bohemian Rapsody. Lo stile live performance è ottenuto anche da una scenografia quasi essenziale, spesso fatta di resti di muri e gradinate metalliche in movimento su cui gli interpreti si arrampicano e riempiono lo spazio scenico con note coinvolgenti.

Divertenti i riferimenti di attualità, anche a quella del nostro Paese, spesso sul confine tra rispetto del testo originale e la voglia di comicità debordante, affidata spesso al Khashoggi di Paolo Barillari. Alquanto significativo dare ai ribelli i nomi di star pop e rock internazioniali e italiane. Tra questi personaggi spiccano Brit e Oz, una coppia di Bohemians, interpretati dagli ispirati Claudio Zanelli e Loredana Fadda, che traghettano Galileo e Scaramouche verso la rivoluzione.

Uno spettacolo per riscoprire il potere musicale e narrativo dell’arte dei Queen e per riflettere sulle conseguenze di una società sempre più omologata.

We will rock you

Genere: Teatro

Personaggi e Interpreti: Luca Marconi (Galileo Figaro), Martha Rossi (Scaramouche), Valentina Ferrari (Killer Queen), Paolo Barillari (Kashoggi), Claudio Zanelli (Brit), Loredana Fadda (Oz), Massimiliano Colonna (Pop)

Regia: Michaela Berlini

Libretto: Ben Elton, Brian May, Roger Taylor

Sede: Teatro Brancaccio di Roma

Da: Dal 28 gennaio al 2 febbraio 2020

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Andrea è laureato in Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Segue e scrive di cinema e teatro, dopo aver coltivato e amato quest'ultimo personalmente, studiando teatro e canto e partecipando a spettacoli e Festival, in Italia e non solo. Ha scritto per varie testate tra cui Best Movie e Saltinaria, Cinespresso e Amazing Cinema. Nel suo percorso si occupa anche della promozione e organizzazione di eventi culturali, teatrali, musicali e turistici. Tra questi ci sono stati Musicultura, MArtelive, e il Levante International Film Fest.

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