Il Palazzo dei Viceré

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Edwina Mountbatten e Lord Mountenbatten in Il Palazzo dei Vicerè

Io sarò l’ultimo Viceré dell’India e ricoprirò questa carica con immenso orgoglio.
(Lord Mountbatten – Hugh Bonneville)

Il nipote della Regina Vittoria, Lord Mountbatten, insieme alla moglie e alla figlia, si trasferisce per sei mesi nel Palazzo del Viceré a Delhi. Il suo impegnativo compito, come ultimo Viceré, è quello di accompagnare l’India nella transizione verso l’indipendenza. Presto, però, nonostante la mediazione di Ghandi, la violenza esplode tra musulmani, induisti e sikh, e sfocia nella cosiddetta Partition fra India e Pakistan, coinvolgendo anche gli oltre cinquecento membri di servizio che lavorano al Palazzo. La storia d’amore tra due giovani indiani, entrambi a servizio del Viceré, la musulmana Aalia e l’induista Jeet, rischia di essere travolta dal conflitto delle rispettive comunità religiose. Quando la situazione precipita si troveranno a dover prendere una decisione epocale.

La regista anglo-indiana Gurinder Chadha, di Sognando Beckham  (2002), la cui famiglia è stata coinvolta negli eventi tragici di cui il film racconta, ha ricostruito il momento storico, politico e diplomatico che portò alla Partizione dell’India e di cui furono protagonisti l’ultimo viceré Lord Mountbatten da parte inglese, dietro il quale c’era Churchill, e i leader locali Ghandi, Nehru e l’islamico Jinnah, padre fondatore del Pakistan.

Il film affronta l’interessante Storia dell’indipendenza dell’India dall’Impero Britannico, nella ricorrenza del 15 agosto 2017 , un altro evento realmente accaduto che il cinema tratta dopo che il distacco dal presente consegna gli eventi alla Storia e, si spera, consenta di analizzarli in modo più distaccato.

La decolonizzazione sembra illustrare, nel film, una redenzione dei cosiddetti oppressori, nei panni del Viceré britannico, sua moglie e la loro figlia. Può apparire ingenuo, se non viziato, il ritratto dei rappresentanti del Regno Unito come dei buoni venuti a lasciare gradualmente i poteri dell’India, avviando una pacifica costruzione di un nuovo ordine, anche se verso la secessione in uno stato indiano e in due zone pakistane create ad hoc per accontentare alcuni poteri trasversali.

La narrazione è alquanto biografica. Ci sono situazioni tra i rappresentanti dei vari poteri forti molto parlate e di carattere più politico e cronachistico degli eventi storici. Tra queste si ha occasione di rivedere la rappresentazione di Mahatma Gandhi, interpretato da Neeheraj Kabi, simbolo umano e icona anche cinematografica, dopo il pluripremiato film Gandhi (1982).

Le scene più interessanti riguardano i conflitti etnici tra gli indù e i musulmani il cui astio va dalle strade ai corridoi del Palazzo del Viceré fino a lotte fisiche tra i suoi domestici. L’assurdità tattica della divisione in due Stati, di cui il Pakistan ulteriormente diviso in regione orientale e occidentale, si esprime in una simbolica assegnazione di oggetti all’uno o all’altro Stato, inclusa la divisione dei libri di una biblioteca, tutto questo in un enorme trasloco mentre popolazioni intere compiono un esodo verso l’una o l’altra neo nazione. In questo trambusto risalta visivamente la deposizione di un busto della Regina Vittoria, operazione pesante in tutti i sensi.

Un po’ tipica la rappresentazione della storia d’amore tra un ragazzo e una ragazza di due diverse etnie, travagliata e struggente come spesso in questi casi e che conferisce un pathos più vicino alla costruzione della sceneggiatura che non sia una mera narrazione degli eventi storici. Comunque i due ragazzi rimangono i personaggi più interessanti oltre alla famiglia del Viceré a causa dei loro vissuti esasperati dai drammi dei loro villaggi di provenienza e la paura per i propri cari, vittime delle lotte interne all’India. Situazione che si aggiunge alla rabbia contro la rappresentanza inglese, ritenuta insufficiente nel tutelare la sicurezza e gli interessi delle terre che stanno lasciando a se stesse.

Nel cast è curioso vedere Gillian Anderson come moglie del Viceré, più matura rispetto al ruolo di agente nella serie di culto X – Files (1993-2002/2016-), qui prestata al ruolo di confidente e supporto del marito in difficili decisioni, interpretato da Hugh Bonneville della serie Downton Abbey (2010-2015). La moglie consigliera nell’ombra del marito è un cliché adattato bene delle coppie cinematografiche dove anche una donna non protagonista ritaglia il suo spazio scenico. Momenti ben gestiti anche quelli della figlia dei due, per quanto appaia meno, alias Lady Pamela Hicks interpretata da Lily Travers. Lei diventa depositaria degli insegnamenti di condotta da tenere in pubblico  da parte delle autorità e a lei è affidato l’annuncio della curiosa notizia del fidanzamento dell’allora Principessa Elisabeth, oggi regina ancora in carica, con Filippo.

La fotografia usa un po` i temi del sole accecante e un po’ le misteriose notti dei palazzi indiani illuminati da fiaccole, anche se, rispetto a tanta letteratura affascinante di riferimento, tra cui quella di Kipling, il tutto è prestato al servizio di un racconto storico.

Film con andamento molto lineare nel raccontare la Storia, quindi, con poche divagazioni di sceneggiatura e neanche molto originali, ma anche per questa caratteristica è un’occasione per portare al grande pubblico la conoscenza di tanti aspetti che spesso non hanno trovato spazio nelle lezioni di scuola e che ancora oggi sono spesso occasioni di dibattito.

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[three_fifth_last] Il Palazzo dei Viceré

GenereBiograficiDrammaticiStorici

Interpreti: Hugh Bonneville, Gillian Anderson, Manish Dayal, Huma Qureshi, Lily Travers, Jaz Deol, Om Puri, Michael Gambon, Neeraj Kabi, Denzil Smith, Simon Callow, David Hayman

Un film di: Gurinder Chadha

Durata: 106 minuti

Data di uscita: 12 ottobre 2017

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