Una festa esagerata

0
3
Gennaro e Teresa Parascandolo e Lello il Secondino in Una festa esagerata

Teresa Parascandolo: Io sono troppo eccitata.
Gennaro Parascandolo: Eh, calmati, è solo una festa dei 18 anni.
Teresa Parascandolo: La vuoi vedere?
Gennaro Parascandolo: Io non la vedo in camera da letto da non so quanto tempo, ma la vuoi far vedere qui sul terrazzo in mezzo a tanta gente?
Teresa Parascandolo: Ma di cosa stai parlando?
Gennaro Parascandolo: Perchè di che parli tu?
Teresa Parascandolo: Della bomboniera!
Gennaro Parascandolo: Complimenti per l`autostima.
(Teresa Parascandolo e Gennaro Parascandolo – Tosca D’Aquino e Vincenzo Salemme)

Teresa Parascandolo, moglie del geometra Gennaro, per il compleanno di diciotto anni della figlia Mirea, vuole fare le cose in grande: centinaia di invitati, fuochi d’artificio, due quintali d’olive, James Senese che suona il sassofano, bomboniere a forma di fontane e anche un cameriere indiano (che fa molto esotico). Tra gli invitati figura anche l’assessore ai lavori pubblici Cardellino il cui figlio Bebè è fidanzato con Mirea. L’assessore è l’ospite d’onore che Teresa vorrebbe ingraziarsi per poter far avere al marito permessi e licenze per ingrandire la sua piccola impresa edile. Gennaro non è esattamente sulla stessa lunghezza d’onda della moglie, avrebbe preferito una festa “meno esagerata”, ma pur di far felici le donne della famiglia è ben disposto ad accontentarle in tutto. Poco prima però dell’inizio della festa l’inquilina del piano di sotto, Lucia Scamardella, annuncia la morte del padre, Don Giovanni. Che fare quindi? Rimandare la grande festa o infischiarsene del morto e fare la festa come se niente fosse? Il povero Gennaro, “aiutato” dal secondino Lello e dal prete sui generis Don Pasquale, dovrà cercare di districarsi nella difficile situazione. Stretto da tutti i lati da donne pressanti ed esigenti saprà reggere l’urto o soccomberà?
Gennaro è un personaggio idealista e nostalgico, e per questo anche illuso e stanco di quest’Italia piena di furbetti e approfittatori (nonostante tutti lo chiamino ingeniere, ribadisce ogni volta di essere solo un geometra). Carattere onesto e integerrimo dovrà confrontarsi dall’inizio alla fine della lavorazione con personaggi invece privi di qualsiasi moralità e intelligenza. Nonostante questo Gennaro non smette di combattere, rispondendo tono su tono. Avrà la meglio in questa sua battaglia contro la stupidità e la disonestà o dovrà ricorrere alle “maniere forti”?
Salemme, per il suo undicesimo lungometraggio da regista, sceglie di adattare per lo schermo un suo recente spettacolo teatrale e per farlo si avvale della collaborazione alla sceneggiatura di Enrico Vanzina. Questa si pone a tutti gli effetti come un’opera erede della commedia napoletana di De Filippo e Scarpetta riuscendo a restituire tutta la semplicità e la leggerezza di questo genere secolare. I vizi della società contemporanea sono messi in scena senza alcuna volgarità, ma allo stesso tempo senza risparmiare nessuno, non si guarda all’età, alla condizione sociale, al sesso. Tutti sono messi sotto accusa. Quello di Salemme non è un cinema psicologico. Come la commedia classica impone, i personaggi sono unidimensionali e non vivono nessun percorso di crescita: come li troviamo all’inizio della pellicola, così resteranno fino alla fine. Lo sguardo cinico e disilluso di Salemme è particolarmente spietato soprattutto nei confronti dei giovani che vengono rappresentati come dei perfetti idioti schiavi dei cellulari e dei social senza che sia concessa loro la minima possibilità di riscatto. È un punto di vista profondamente “moralista”, ma mai fastidioso anche perché è chiaro l’intento alla base: fotografare la realtà piuttosto che giustificarla con un inutile buonismo.
Il film, rispettando l’atmosfera e l’impianto teatrale, risulta piacevole, soprattutto nella prima parte, grazie a un Salemme mattatore, sempre sul pezzo, e a due validi comprimari: Massimiliano Gallo e Giovanni Cacioppo. Brillano meno le controparti femminili: Tosca D’Aquino è ormai imprigionata da troppi anni nel clichè della moglie esigente e priva di scrupoli, Iaia Forte invece, nonostante la solita eccellente prova attoriale, sconta forse una scrittura non impeccabile del suo personaggio. Nella seconda parte, dove il meccanismo drammaturgico si complica, la storia rallenta, perde di ritmo e anche le varie gag ne risentono (molto sacrificato a tal proposito il personaggio di Paolantoni). Il finale, forse, arriva in modo un po’ affrettato: alcune questioni rimangono irrisolte e si ha la sensazione che tutto non si spinga fin dove avrebbe potuto (sul finale un po’ di cattiveria e di coraggio in più non avrebbero guastato).
Detto questo, nonostante tutti i suoi limiti e le sue poche pretese, siamo di fronte ad una commedia con una precisa collocazione e dignità nel panorama attuale del cinema italiano. In anni in cui l’italiano volgare, scorretto e sessista è stato il protagonista senza rivali delle commedie, questo personaggio “moralista” e gentile di Salemme rappresenta un piacevole cambio di rotta. Buono.

[review]

[two_fifth][/two_fifth]

[three_fifth_last] Una festa esagerata

Genere: Commedia

Cast: Vincenzo Salemme, Massimiliano Gallo, Tosca D’Aquino, Iaia Forte, Nando Paone, Francesco Paolantoni, Giovanni Cacioppo, Andrea Di Maria, James Senese, Vincenzo Borrino, Antonella Morea, Mirea Flavia Stellato, Teresa Del Vecchio

Durata: 90 minuti

Un film di: Vincenzo Salemme

Data di uscita: 22 marzo 2018

[/three_fifth_last]

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here