Un castello in Italia

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Ludovico e Louise in Un castello in Italia

Benvenuta a piedi da Parigi.
(Ludovico – Filippo Timi)

Con vocazione non celatamente autobiografica, Valeria Bruni Tedeschi racconta la storia della famiglia Rossi Levi, proprietari di una grande fabbrica del nord (la Sogat). Il loro castello a Castagneto Po dev’essere venduto, le spese sono troppe e questa ricca famiglia ha ormai poche risorse  per mantenere un alto tenore di vita. Louise risiede a Parigi, e per trovare una soluzione si reca in Italia per incontrare la madre e il fratello Ludovico. I pareri sulla vendita sono discordanti. Madre e figlia vorrebbero donare il castello al sindaco del paese, mentre Ludovico invece (nostalgico e sentimentale) vorrebbe rimettere in sesto l’economia familiare. Louise, una frustrata donna sulla cinquantina, trova nel giovanissimo Nathan una gioia e la possibilità di concepire. Ludovico lotta con l’AIDS che inesorabilmente lo sta consumando ma, desideroso ancora di vivere, sposa una graziosa francese nel grigiore dell’ospedale. Valeria Bruni Tedeschi presenta a Cannes il suo terzo lungometraggio. Ironico, a tratti amaro, con temi forti. Questa storia familiare fotografa  la decadenza della borghesia industriale: i protagonisti stessi soffrono di questa decadenza, che li porta ad altre scelte per fare posto alla vita (come ama dire Louise). La Bruni Tedeschi non prende distanza dalla sofferenza, ma tocca con mano il dolore della vita (come la scomparsa nel 2006 di suo fratello Virginio). Forte la tela autobiografica: Louise è un ex attrice e Nathan è un attore; lo stesso padre di Nathan è un regista (come per Lou il padre Philippe); il Ludovico interpretato da Filippo Timi è un figlio e un fratello che si congeda con una straordinaria danza d’addio sulle note di Che bambola di Fred Buscaglione. Anche se poco costruita, la pellicola ha un grande equilibrio nel trattare l’aspetto religioso. Louise cerca disperatamente la fede ma non ci riesce; è fuori dalla stanza della fede, ma questo dà al film qualche momento d’ironia, conseguente al suo urlare o arrabbiarsi. Il confine tra religione e superstizione risulta molto tenue. Il racconto è la storia di un rapporto molto stretto che si tramuta in un divorzio salutare, dove uno si sposa e l’altra si innamora. Quello che la regista tenta di fare è un tuffo in un’intimità familiare, piena di dolcezza, come un soffio. Due culture diverse si miscelano in un mix molto armonico. Prevale il ricordo di un passato che non morirà mai. Le musiche fanno da corollario alla storia. Occhieggiando amichevolmente all’ Italia, sulle note di Buscaglione e Rita Pavone (chiaro omaggio al nostro paese). Uno script garbato e privo di fronzoli, dove prevale una sentita semplicità. Un mai patetico Filippo Timi comunica attraverso gli occhi e la gestualità una grande dolcezza. Marisa Borini, madre di Valeria, dimostra di essere totalmente in parte nel ruolo dell’eccentrica madre, dando brio e allegria al personaggio. Molte tematiche toccate ma nessun approfondimento. Commedia pseudo-drammatica, di taglio francese, che non riesce ad entrare a pieno nel cuore dello spettatore. Adatta per l’intrattenimento pomeridiano.

Un castello in Italia - LocandinaUn castello in Italia

Genere: Commedia

Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Louis Garrel, Filippo Timi, Marisa Borini, Xavier Beauvois, Céline Sallette, André Wilms, Marie Rivière, Gérard Falce, Pippo Delbono, Silvio Orlando

Un film di: Valeria Bruni Tedeschi

Durata:104 minuti

Data di uscita: 31 Ottobre 2013 (Italia)

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