Truman Capote: a sangue freddo

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Truman Capote in Truman Capote: a sangue freddo

Dopo questo romanzo, nella mia vita nulla sarà più come prima.
(Truman Capote – Philip Seymour Hoffman)

1959, Kansas.
Lo scrittore Truman Capote è al culmine della sua notorietà letteraria e conduce una vita piena di vizi nello star system newyorchese. Quando però una mattina di Novembre la famiglia Clutter viene trovata morta nella propria fattoria, la notizia uscita sul giornale colpisce l’uomo a tal punto da convincerlo a partire insieme alla sua amica Harper Lee per scrivere un articolo per il The New Yorker a proposito delle reazioni che l’ambiente della zona ha avuto di fronte a queste morti.

Quando però i due colpevoli delle morti, Dick Hickock e Perry Smith, vengono arrestati il suo progetto cambia radicalmente, trasformandosi nel romanzo più ambizioso dello scrittore di New Orleans, intitolato A sangue freddo. Ci vorranno sei anni per dare alla luce da parte di Capote una storia che per lui sarà come un figlio, così come non sarà mai chiaro il rapporto che Truman negli stessi anni intratterrà con Smith, uno dei due assassini.

Eccezionale biografia dedicata ad uno dei più strani e geniali scrittori a cavallo tra gli anni ’50 e gli anni ’60. Il film ruota tutto intorno a sei anni della vita di un uomo, riuscendo quindi a descriverne indirettamente modi di essere, abitudini, comportamenti, deviazioni professionali, sentimentali ed umane e problemi esistenziali e di vita. Chi era, quindi, Truman Capote? Era forse un omosessuale, anche se il film non approfondisce questo aspetto della sua vita, facendo però capire da tantissimi particolari come questa sia l’ipotesi più accreditata. Era un creativo, un artista che prendeva spunto da storie un po noir delle quali subiva il fascino violento per mettere su carta le proprie idee, sfruttando sia i carnefici che le loro vittime e spogliandoli, o meglio ancora svuotandoli di ogni particolare della loro vita. Era un bravo romanziere, come dimostra anche quella che è forse la sua storia più famosa al grande pubblico, quel Colazione da Tiffany che è stato portato in sala meravigliosamente da Audrey Hepburn e George Peppard. Era un giornalista del New Yorker, un genio assoluto con una memoria unica al mondo. Era davvero mondano, a patto che la gente che gli era intorno lo ascoltasse e gli desse l’attenzione che lui sentiva di meritare, salvo poi detestarlo in camera caritatis. Nella pellicola, ad interpretarlo uno sbalorditivo Philip Seymour Hoffman che fornisce una prova unica e imperdibile: spettacolari in questo senso la voce,  le espressioni, le terminologie eccessive ma mai scurrili, le continue bugie, il modo di sedersi, di prendere in mano oggetti (compreso il telefono) e di muovere le mani in aria. Hoffman riesce a veicolare i sentimenti che lo scrittore prova per Smith che, pur non arrivando ad essere amore, sono unici nel loro genere e si cristallizzano in qualcosa di simile ad una passione adolescenziale che consuma Capote giorno dopo giorno in maniera sempre maggiore. Bellissima la fotografia e l’uso della luce grazie ad Adam Kimmel, e oltre a questo colpisce anche come negli Stati Uniti sia lo Stato ad insistere che i condannati a morte rimangano vivi, perchè è solo esso stesso ad avere la facoltà di farli passare a miglior vita. Un film diverso, che non piacerà forse a tutti, ma un film unico, che non si può mancare di vedere.

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Truman Capote: a sangue freddo - Locandina[/two_fifth]

[three_fifth_last]Truman Capote: a sangue freddo

Genere: BiograficiDrammatici, Noir

Cast: Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Clifton Collins Jr., Chris Cooper, Bruce Greenwood, Bob Balaban, Amy Ryan, Marshall Bell, Mark Pellegrino, Harry Nelken, Allie Mickelson, Araby Lockhart, Robert Huculak, R.D. Reid, Rob McLaughlin, Kelci Stephenson, Craig Archibald, Bronwen Coleman, Kate Shindle, David Wilson Barnes, Michael J. Burg, Kwesi Ameyaw, Andrew Farago, Ken Krotowich

Un film di: Bennett Miller

Durata: 114 minuti

Data di uscita: 17 febbraio 2006

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