Tito e gli Alieni

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Tito e Anita in Tito e gli Alieni

Scusi la diffidenza iniziale ma sa qui sono sei anni che non ci entra mai nessuno.
Io sono Linda, un decoder di ultima generazione. Mi ha costruito il Professore… L’universo ha una voce, io parlo con l’Universo o meglio l’Universo parla con me.
(Linda il decoder a Tito – Luca Esposito)

Il Professore, interpretato da Valerio Mastandrea, da quando ha perso la moglie, vive isolato dal mondo nel deserto del Nevada accanto all’Area 51. Dovrebbe lavorare ad un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti, ma in preda allo sconforto sta spesso su un divano ad ascoltare il suono dello Spazio. Il suo solo contatto con il mondo è Stella, una ragazza che organizza matrimoni per turisti a caccia di alieni, che controlla come sta e gli fa la spesa. Un giorno da Napoli gli arriva un messaggio in cui suo fratello dice di stare per morire e gli affida i suoi figli. Questi, Anita di 16 anni e Tito di 7, vanno a vivere con lui in America; arrivano aspettandosi Las Vegas e invece si ritrovano in mezzo al nulla, nelle mani di uno zio un po` folle, in un luogo strano e misterioso dove si dice che vivano gli alieni.

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Insieme a Lo chiamavano Jeeg Robot (2016), in Italia, è possibile vedere citare il cinema di fantascienza senza farne un imitazione, ma innestandone le caratteristiche con efficacia in una commedia sentimentale che fonde bene anima internazionale e il gusto più italiano grazie alla riuscita caratterizzazione napoletana dei protagonisti.

Gli alieni hanno qui vari significati: sono i probabili visitatori dallo Spazio ma sono anche gli emigrati che dall’Italia approdano in un’America desolata e solitaria.

Le presenze aliene hanno anche un collegamento con i defunti che rappresenta la magia di questa storia che fonde con semplicità dei contrasti apparentemente inconciliabili.

Scienza e superstizione si incontrano perché i bambini, soprattutto il piccolo Tito, sentono il bisogno di parlare coi genitori defunti, così come gli faceva credere il padre di poterlo fare.

I personaggi vivono tra la rassegnazione e la speranza di credere anche nell’impossibile. Luca Esposito e Chiara Stella Riccio rappresentano con un’autenticità riuscitissima gli energici nipoti di un rassegnato Mastandrea, sempre a suo agio in ruoli introspettivi e al confine con la tristezza. Sviluppata bene la fantasia del bambino che vuole collaborare alla ricerca degli alieni e scopre l’intelligenza artificiale di un decoder chiamato Linda. Bella rappresentazione della ribellione adolescenziale della sorella, insofferente alla solitaria vita del campo di ricerca e interessata agli aitanti marines dell’Area 51.

La sceneggiatura inserisce un’ulteriore interessante sfaccettatura nel mostrare che il progetto del professore rischia di essere chiuso perché da sei anni non produce risultati. La materia ai limiti del fantastico parla anche dell’attualità del precariato lavorativo e dipinge meglio il ritratto di uno zio che dovrebbe diventare una figura paterna ma rivela tutta la fragilità di un uomo che si stava abbandonando a se stesso.

Questo trio crea un’alchimia perfetta per cui anche uno stanco professore che vive in un luogo sperduto possa attivarsi e operare per raggiungere l’incredibile.

Riuscito l’inserimento in un contesto americano credibile nonostante la produzione sia italiana e che dimostra un’abilità non sempre reciproca, visto che il cinema americano, che avrebbe mezzi produttivi e di ricerca decisamente superiori, cade facilmente in stereotipi per rappresentare l’Italia, così come si vede anche in Tutti i soldi del mondo (2017).

Anche la colonna sonora beneficia di suono internazionale, una punta di partenopeo e suggestivi effetti che rimandano allo spazio.

Una bella menzione è meritata dai discreti effetti visivi che danno una verosimiglianza, non esagerata da un eccesso di effetti speciali, alle scene in cui la vita che conosciamo incontra forse il mondo dei ricordi o quello verso cui scienza e fede tendono in modo non sempre consapevole.

Le scenografie e la fotografia dell’immenso deserto del Nevada mettono i personaggi in rapporto all’infinito e contrastano col chiasso colorato e infantile dei nipoti arrivati con la loro energia a sconvolgere felicemente un equilibrio basato sull’apatia.

Una bella sorpresa per un cinema italiano che usa i suoi ingredienti migliori ma sa rinnovarsi, evitando la schiavitù di appartenere a un genere cinematografico, anzi riuscendo a prenderne alcuni aspetti per creare qualcosa di nuovo e con un’alchimia speciale.

Tito e gli Alieni

Genere: Commedia, Fantascienza

Cast: Valerio Mastandrea, Clemence Poesy, Luca Esposito, Chiara Stella Riccio, Miguel Herrera, John Keogh, Gianfelice Imparato

Un film di: Paola Randi

Durata: 92 minuti

Data di uscita: 7 giugno 2018

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Andrea è laureato in Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Segue e scrive di cinema e teatro, dopo aver coltivato e amato quest'ultimo personalmente, studiando teatro e canto e partecipando a spettacoli e Festival, in Italia e non solo. Ha scritto per varie testate tra cui Best Movie e Saltinaria, Cinespresso e Amazing Cinema. Nel suo percorso si occupa anche della promozione e organizzazione di eventi culturali, teatrali, musicali e turistici. Tra questi ci sono stati Musicultura, MArtelive, e il Levante International Film Fest.

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