Il tocco del peccato

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Il bordello ne Il tocco del peccato

“Senti Xiao, non sei facile da raggiungere. Potrei chiederti un favore?”
“Dimmelo e sarà fatto.”
“Puoi finanziarmi un viaggio a Pechino per andare a denunciare te ed il capo del villaggio?”
(Jiang Wu e Luo Lanshan)

La sua vittoria al Festival del Cinema di Venezia 2006 sarebbe stata quasi surreale se non facesse gia parte di quegli aneddoti che costruiscono la mitologia delle grandi manifestazioni e dei grandi film come in effetti fu Still life. Era accaduto l’impensabile, con il successo di Jia ZhangKe arrivato a giochi ormai fatti, con i critici pronti a disertare la proiezione della pellicola cinese programmata nella notte dell’ultimo giorno disponibile. Un ricordo che diventa lontanissimo di fronte alla notorietà che nel frattempo ha accompagnato la carriera di Zhang-Ke, ora nelle sale con questo film preceduto dal clamore di un premio secondario ma importante nell’edizione del Festival di Cannes 2012, ricca di un cartellone tra i più belli di sempre.

Al primo impatto il film rimane quasi estraneo al cinema che avevamo conosciuto ai tempi di Still life. Abituati a ragionare in termini di sottrazioni narrative e visuali, con il senso di perdita causato dalla scomparsa del villaggio sacrificato al progresso economico simboleggiata in maniera esemplare dalla prevalenza di colori plumbei e da una temporalità che aveva il passo di un orazione funebre. In qualche modo anche in questo caso ci si deve rapportare con una perdita, ma la causa più che fisica e’ soprattutto morale. Nel movimento circolare che fa incrociare le quattro storie in cui il film si divide, a prevalere è la condanna ad una sofferenza ed a un dolore primigenio che si trasmette agli uomini attraverso un peccato originale che Zhang-Ke sembra attribuire alle colpe di un sistema dominato da egoismo e sopraffazione a cui i personaggi del minatore e quello della receptionist di una sauna rispondono in egual misura e con la medesima violenza; il primo pareggiando i conti con i notabili del villaggio che si sono arricchiti affamando la gente e professando il malaffare, la seconda vendicandosi di chi ha tentato di approfittarsi di lei. Ma non solo, perché nel film del regista cinese non tutto è giustificato da un rapporto di causa-effetto derivato da ragioni sociali, ed alcuni comportamenti rimangono celati da un malessere oscuro (per esempio quello dell’uomo che percuote senza motivo il suo cavallo), difficilmente prevedibile, come accade negli inserti dedicati all’operaio in cerca di lavoro ed all’immigrato tornato a casa, mossi da pulsioni che rimangono ignote ma che producono lo stesso male.

Fatti con i conti con il suo illustre predecessore questa lavorazione si afferma con un evidenza fatta di colori vivi, di spinte che vengono allo scoperto e di una denuncia dissacrante e beffarda condensata nella pantomima delle prostitute del bordello, vestite con la divisa dell’esercito comunista ed in parata di fronte ai libidinosi clienti. Se la violenza che si innesca nel corso della storia è parossistica e sanguinolenta (si è’ parlato di pulp in versione cinese), questa rimane sempre in completa sintonia con un paesaggio in cui il contrasto tra i palazzi ordinati e lucidi della metropoli, e le strutture fatiscenti e povere della provincia, riproduce alla perfezioni le contraddizioni di un paese in continuo mutamento. Se il film ha un valore testimoniale per il fatto di legittimare un apertura di mentalità delle autorità governative che hanno permesso di mostrare riferimenti ad aspetti della società cinese normalmente censurate, il film risente di una struttura narrativa frammentaria che in qualche modo finisce per disperdere tensione emotiva e grammatica emozionalmente. Se di umanesimo un’altra volta si tratta, questa volta il punto d’arrivo è un assoluto ammorbidito da una ricerca estetica affascinante ma innocua.

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Il Tocco del Peccato - Locandina
Il Tocco del Peccato – Locandina

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[three_fifth_last]Il tocco del peccato

Genere: Drammatico

Cast: Zhao Tao, Jiang Wu, Wang Baoqiang, Lanshan Luo

Un film di: Ja Zhang-Ke

Durata: 129 minuti
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