L’infanzia di un Capo

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Prescott e l`insegnante di francese in L`infanzia di un Capo

Non credo più alla preghiera. Non credo più alla preghiera. Non credo più alla preghiera. Non credo più alla preghiera. Non credo più alla preghiera.
(Il giovane Prescott – Tom Sweet)

Un film ispirato a un racconto di Jean-Paul Sartre e girato in 35mm che racconta, in quattro atti, l`infanzia del piccolo Prescott (Tom Sweet) che sta vivendo coi suoi genitori nella villa vicino Parigi. Il papà (Liam Cunningham) è il consigliere del presidente americano Wilson e lavora alle stressanti trattative di quello che diventerà il Trattato di Versailles, appena dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Prescott ha frequenti scatti d’ira e vive in modo conflittuale un confronto familiare e sociale con le figure maschili del mondo politico e diplomatico dove lavora il padre e quello delle donne che lo circondano: la religiosa mamma (Bérénice Bejo), la dolce governante (Yolande Moreau) e la fragile insegnante di francese (Stacy Martin).

Le fasi dell’evoluzioni emotive e dell’ira di questo bambino vengono scandite dalle didascalie che richiamano quasi un cinema d’epoca, come quella del muto o delle parabole concettuali di Lars Von Trier, maestro cui questo film sembra alquanto ispirarsi. Durante queste scene vediamo il piccolo Prescott interpretato con incredibile arguzia dalla promessa Tom Sweet. I suoi lunghi capelli lo fanno scambiare a volte per una bambina e questa mancata identificazione di genere ne accresce l’aggressività e l’incomprensione tra lui e chi gli sta intorno. La sua visione su ciò che lo circonda è aiutata da varie inquadrature di spalle che rincorrono il personaggio, per esempio quando egli tira dei sassi e fugge, così come i primi piani esaltano la disinvoltura di un bambino calmo che diventa capriccioso e poi autoritario mentre, in un episodio, riesce a far mandare via una sua istitutrice, con imperscrutabile freddezza e calcolo, dopo aver ricevuto da lei il rifiuto di toccarle il seno.

Interessanti anche i personaggi con cui Prescott deve interagire e che corrispondono a ruoli familiari. Su tutti spicca quello della madre carismatica ma frustrata, incapace di tenere polso su un bambino che diventa sempre più intrattabile e distante emotivamente anche dal suo amore. Interessante vedere Robert Pattinson nel ruolo di Charles Marker, un amico di famiglia. L’attore sembra finalmente libero dai panni adolescenziali della saga di Twilight, qui sporcato, anche grazie a una barba che lo rende più adulto, nell’interpretare un vedovo consumato dai casi della vita.

Suggestiva la fotografia con chiaro scuri che sottolineano le ombre nella vita dei personaggi. Notevole la musica, anche se a volte invasiva e opprimente, che rimarca le svolte drammatiche e i momenti più potenti dell’esistenza di Prescott, fino alla roboante svolta che lo vedrà diventare un capo tiranno.

L’evoluzione psicologica del protagonista è mostrata attraverso quadri introdotti da didascalie. Questi culminano in un’apoteosi che vede il bambino aggressivo e problematico diventare un adulto autoritario. Le scene non danno spazio agli intrecci narrativi, come quello di una domestica cacciata e che giura di vendicarsi e di cui non sapremo più nulla. Così come pure gli incubi con visioni del piccolo restano soprattutto escursioni oniriche che incuriosiscono per la ricerca estetica del film e per intuire le turbe del piccolo Prescott.

Non c’è un vero collegamento tra l’infanzia e l’evoluzione dell’adulto ma piuttosto una giustapposizione di situazioni che ci fa intuire cosa possa scattare nella mente di qualcuno. L’associazione non è tanto implicita nel film quanto piuttosto suggerita da esempi della Storia del Novecento, riguardo alcuni esaltati balzati al potere. Nel film questo significa da una parte la suggestiva visione artistica del regista nel trasfigurare il significato della Storia dei totalitarismi; dall’altra che la narrazione delle vicende è frammentaria e l’evoluzione dei personaggi, soprattutto il protagonista, non si vede direttamente. Questo rende il film in sé parzialmente monco da questo punto di vista.

Tra la prima parte, con un bambino problematico e ribelle, e il finale dell’adulto tiranno il passaggio è piuttosto brusco, allusivo per associazioni ad una Storia reale che si conosce, più che mostrato con motivazioni nel film. Quello che c’è, però, rimane comunque significativo. Soprattutto la formazione degradante di un ragazzo problematico che dal condizionare i rapporti di potere della sua famiglia arriverà a un gioco che gli sfuggirà dalle mani.

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[three_fifth_last]L’infanzia di un Capo

GenereDrammatici

Interpreti: Robert Pattinson, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Liam Cunningham, Sophie Curtis, Rebecca Dayan, Caroline Boulton, Luca Bercovici, Michael Epp, Roderick Hill, Scott Alexander Young, Jeremy Wheeler, Patrick McCullough, Andrew Osterreicher

Un film di: Brady Corbert

Durata: 113 minuti

Data di uscita: 29 giugno 2017

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