Spamalot – Il Musical

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Re Artù in Spamalot - Il Musical

Always look on the bright side of life
(Monty Phython)

Al Teatro Brancaccio è in scena Spamalot, una parodia del mondo di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda alla ricerca del Sacro Graal che ironizza sullo stesso mondo del musical e dello show business.

Elio, reduce dal suo saluto dichiarato al gruppo di Elio e le Storie Tese, avvenuto durante l’ultimo Festival di Sanremo, è Re Artù, il protagonista dell’opera ispirata al film Monty Python e il Sacro Graal (1974), del mitico gruppo comico britannico che aveva già nelle sue pellicole originali la componente musicale e che sfocia naturalmente nella versione musical teatrale scritta da Eric Idle, membro dei Monty Python stessi, e John Du Prez, versione che debuttò a Chicago nel 2004. Un’opera vincitrice di 3 Tony Award tra le 14 candidature, tra cui quello al miglior musical della stagione 2004–2005.

Finalmente è arrivato in Italia, nell’adattamento di Rocco Tanica, anche lui proveniente dal gruppo delle Storie Tese, che ha fondato parecchia della sua carriera musicale sul demenziale e sull’approccio scenico da musical. Per esempio, in un’esibizione di un recente Sanremo, esso ha citato un altro film dei noti comici inglesi, alias Monty Phyton: Il Senso della Vita (1983).

Nella regia di questa versione italiana del musical si notano alcuni indugi in battute e azioni ripetute tipiche di vari spettacoli diretti da Claudio Insegno, al fine di creare momenti comici tra il fuori contesto e il demenziale. Se questo, a nostro avviso, ha funzionato meno in musical come Febbre da CavalloJersey Boys, mentre è sembrato più adatto nella sua versione musical teatrale di Shrek, si può dire che la sua comicità è più vicina a quella demenziale dei maestri Monty Python e vi si sposi con efficacia.

Questo adattamento e messa in scena italiani, insomma, sembravano destinati a incontrarsi coi modelli originali, cinematografici e teatrali, e fortunatamente così è avvenuto.

Lo spettacolo è riuscito, tuttavia è necessario un confronto con alcune versioni precedenti, di cui è possibile vedere anche diverse riprese video sul web.

Per buona parte dello spettacolo, soprattutto nel primo atto, si nota la carenza di scenografie, che fossero anche grottesche e volutamente finte come in altre versioni, ma almeno questa carenza ha evitato videoproiezioni perlopiù improbabili mentre l’azione scenica e le coreografie si rivelano nella loro perizia. Quando invece le scenografie ci sono si imprimono all’attenzione dello spettatore. Questo succede, per esempio, nelle lunghe sequenze presso il castello francese o nelle estemporanee rappresentazioni di numeri di Broadway.

L’impressione è che sia un allestimento italiano relativamente ridotto, anche in dettagli volendo marginali come la mancanza di razzi sotto i “piedi di Dio” o una coppa della scenografia piuttosto semplificata, rispetto all’originale. Così anche il disegno luci, comunque efficace, non ha effetti e riverberi che altrove creavano proprio “scena”.

L’essenza dello spettacolo, fatto di testi acuti, canzoni pungenti e ottime interpretazioni, arriva comunque ma il musical, soprattutto se adattato da Broadway, dovrebbe essere anche meraviglia visiva ed esperienza totale. Anche il pubblico italiano meriterebbe uno spettacolo più completo mentre dovrebbe comunque imparare ad apprezzare e pagare un tipo di show che non può essere minimalista.

La musica spazia efficacemente dallo stile medievale a sapori più moderni che si avvicinano anche alla disco. Oltre ai numerosi e stupendi numeri musicali scritti apposta per questo spettacolo fa piacere trovare anche Always look on the bright side of life, “presa in prestito” da un ennesimo lavoro dei Monty PythonBrian di Nazareth (1979).

Quel film, come il resto della produzione del gruppo comico, ha una satira non sempre apprezzata da alcune fasce sociali e anche questo spettacolo osa riferimenti che per alcuni sono irriverenti e politicamente scorretti, come la necessaria “ricerca di personalità di origine ebrea” per produrre uno show business che funzioni.

Se alcuni elementi faticano a essere compresi dopo trent’anni dall’uscita del film, altri, forse, sembrano meno dirompenti come la spassosa rappresentazione di un coming out indotto a un inconsapevole Lancillotto.

La scrittura teatrale è resa preziosa da vari aspetti metateatrali: canzoni che spiegano se stesse nella loro funzione drammaturgica, che ironizzano sulla loro relativa lunghezza e la sopportazione da parte del pubblico, canzoni che esprimono la “necessità” per alcuni personaggi di duettare o di parlare di alcuni momenti narrativi e così via.

Questi momenti sono spesso interpretati dall’unica protagonista femminile, La Dama del Lago, una bravissima Pamela Lacerenza, personaggio che, per esempio, ha scene dove sottolinea, con effetto volutamente comico, la sua bravura nel tenere un acuto, nel catturare applausi o manifestare il suo disappunto per stare a volte troppo tempo fuori scena ad attendere il suo turno dietro le quinte.

Elio, pur avendo una storia artistica maggiormente musicale che strettamente teatrale, è ben calato nel contesto dal punto di vista scenico e vocale. Tutti gli altri membri del cast, di cui alcuni ricoprono più ruoli, fino all’ensemble sono eccellenti e contribuiscono in modo splendido a tradurre in teatro la comicità apparentemente surreale ma colta del meraviglioso gruppo dei comici britannici, nella speranza che il pubblico vada a riscoprire i loro film.

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[three_fifth_last]Spamalot – Il Musical

GenereTeatro

Interpreti: Elio, Pamela Lacerenza, Andrea Spina, Umberto Noto, Giuseppe Orsillo, Filippo Musenga, Thomas Santu, Luigi Fiorenti

Ensemble: Michela Delle Chiaie, Greta Disabato, Federica Laganà, Maria Carlotta Noè, Simone De Rose, Daniele Romano, Alfredo Simeone, Giovanni Zummo

Regia: Claudio Insegno

Aiuto Regia: Simone De Rose

Testo e Liriche: Eric Idle

Musiche: John Du Prez

Traduzione e adattamento: Rocco Tanica

Direzione Musicale: Angelo Racz

Coreografia: Valeriano Longoni

Aiuto Coreografo: Luca Spadaro

Scene: Giuliano Spinelli

Costumi: Lella Diaz

Disegno Luci: Alin Teodor Pop

Disegno Audio: Edoardo Priori

Sede: Teatro Brancaccio

Dal 13 al 18 febbraio 2018
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Andrea è laureato in Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Segue e scrive di cinema e teatro, dopo aver coltivato e amato quest'ultimo personalmente, studiando teatro e canto e partecipando a spettacoli e Festival, in Italia e non solo. Ha scritto per varie testate tra cui Best Movie e Saltinaria, Cinespresso e Amazing Cinema. Nel suo percorso si occupa anche della promozione e organizzazione di eventi culturali, teatrali, musicali e turistici. Tra questi ci sono stati Musicultura, MArtelive, e il Levante International Film Fest.

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