Raya e l’Ultimo Drago

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Raya e Sisu in Raya e l'Ultimo Drago

Raya: In tutta la mia vita mi sono allenata per diventare guardiana della Gemma Drago. Ma questo mondo è cambiato e i suoi popoli sono divisi. Ora, per restaurare la pace, devo trovare l’Ultimo Drago. Il mio nome è Raya.
(Raya – Kelly Marie Tran)

Us again

Il lungometraggio animato dei Walt Disney Animation Studios torna a essere introdotto da un cortometraggio: Us again.
Interamente musicale, mostra una coppia attempata dove lui dimostra scarso entusiasmo verso il movimento e sembra pure verso la vita in generale. Lei riesce a coinvolgerlo e magicamente la musica li porta a tornare giovani e uscire a ballare in strada finché ci si accorge che non tutto si può fare per sempre ma si può vivere al meglio qualunque momento.
Molto divertente, ritmato e grazioso nel mostrare protagonisti anziani con il suggerimento di importanti riflessioni sul senso della vita e del tempo che passa e nel citare classici del musical come Singin’in the Rain (1952). Il corto usa il linguaggio universale della musica solo strumentale e quindi fruibile da tutti.

Raya e l’Ultimo Drago

Un’introduzione racconta la genesi mitologica di un mondo immaginario chiamato Kumandra dove molto tempo fa umani e draghi vivevano insieme in armonia. Ma quando una forza malvagia ha minacciato la loro terra, i draghi si sono sacrificati per salvare l’umanità.
Nella lotta tra entità distruttive e draghi molti esseri viventi sono diventati statue inanimate e i popoli si sono divisi nei tentativi di conservare o rubare gli ultimi residui di magia benefica e i principi generatori di energia vitale.
Cinquecento anni dopo, quella stessa forza malvagia è tornata e Raya, una guerriera solitaria, avrà il compito di trovare l’ultimo leggendario drago per riunire il suo popolo diviso.

L’ultimo lungometraggio dei Walt Disney Animation Studios, lo Studio storico e principale di film animati, è per vari versi innovativo e un po’ spiazzante. A partire dalle prime sequenze dove la protagonista corre su un animale arrotolato per deserti sconfinati all’interno di un dichiarato “mondo distopico”.
Col proseguire di spiegazioni e descrizioni conosciamo meglio un luogo epico che sembra ambientato in un passato immaginario e collocato in luoghi simili al sud-est asiatico di terre come: Laos, Indonesia, Thailandia, Vietnam, Cambogia, Malesia e Singapore.
Il montaggio concitato mostra vari popoli, le loro differenze e le loro apparenti inconciliabili mosse per ricostruire l’utopia di una perduta fraternità ecumenica.
Presto Raya si ritrova investita di una missione che la porta in viaggio per cercare di salvare i suoi cari e il posto in cui vive. Lungo la strada l’accompagnano alcuni elementi narrativi classici rivisitati come un compagno animale, Tuk Tuk, che è anche un veicolo di trasporto, e l’incontro con un essere magico, il drago Sisu, che inizialmente non sembra così speciale.

Durante il viaggio Raya attraversa i cinque regni di Kumandra, una terra che ha la forma di un drago: Cuore, la casa di Raya, una terra prospera ricca di pace e magia; Zanna, una terra potente e rigogliosa circondata dall’acqua; Dorso, una terra isolata e remota i cui abitanti non si fidano degli stranieri; Artiglio, crocevia dei cinque regni, con un mercato molto frequentato; e Coda, una terra desertica molto estesa che sta diventando sempre più isolata via via che l’acqua si ritira.

Vari sono i riferimenti anche alla filmografia Disney dove i più diretti sembrano essere quelli al film Mulan (1998), anche per il design e caratterizzazione comica del drago. L’ambientazione comune, anche del recente remake, sembrano voler avvicinare anche con Raya le simpatie e i mercati di quelle zone del pianeta.

C’è un altro elemento evidente che traccia ulteriormente un solco vicino alle tendenze sociali e commerciali imperanti. Il ritratto della protagonista femminile e di una sua antagonista, come di guerriere solitarie, indipendenti e combattive, che si picchiano in modo a volte realistico come e più di tanti film con personaggi maschili, per quanto in modo coreografato e ben giustificato dalla trama e dalle loro caratterizzazioni.
Al di là del fatto che le caratterizzazioni, regia e animazioni siano fatte benissimo ci si chiede quanto questi ritratti femminili rappresentino una vera emancipazione, piuttosto che un adeguamento a versioni più discutibili già per gli stessi uomini.

Raya e Namaari, la discendente di un altro regno, hanno un rapporto contraddittorio realizzato in modo interessante, a partire da quando entrambe si scoprono appassionate di draghi, anzi si definiscono “drago-nerd”, occhieggiando al pubblico di riferimento anche se con un linguaggio poco calato nel passato in cui sembra ambientata la vicenda.

Dal punto di vista della libertà artistica il prodotto funziona come evoluzione di vari generi fantasy e di avventura anche se ci si può chiedere in che senso la pellicola appartenga al percorso dei Walt Disney Animation Studios. Non è la prima volta che questi Studi si propongono in modo diverso in effetti. Ci siamo fatti le stesse domande per Atlantis – L’Impero perduto (2001), che in comune ha l’idea di una civiltà perduta dove tutti erano più uniti; abbiamo visto efficaci combattenti donne in Ralph Spaccatutto (2012) e Ralph spacca Internet (2018) anche se lì l’ambientazione era videoludica e i personaggi erano quelli dei videogame già esistenti.

Lo stile dei videogiochi è simile anche nella direzione del film e nei movimenti dei personaggi. Una delle spiegazioni di questo approccio è probabilmente nella regia in cui, oltre a Carlos López Estrada, c’è Don Hall, già regista di Big Hero 6 (2014), il lungometraggio Disney in realtà più simile allo stile Marvel.

Non è l’unica analogia con altri Studi. Le corse nel deserto su un essere rotante richiamano molto la saga di Star Wars, soprattutto l’ultimo ciclo, di proprietà Disney, che vede ancora una protagonista femminile guerriera, con i titoli: Star Wars – Il risveglio della Forza (2015), Star Wars – Gli Ultimi Jedi (2017), Star Wars: L’ascesa di Skywalker (2019).

La commistione di stili può creare una confusione di identità dei reparti creativi ma anche amplificare le possibilità espressive e agevolare la fluidità della fruizione da pubblico di piattaforma Disney+ dove convergono titoli Disney, Pixar, Marvel, Lucasfilm, National Geographic fino all’ultima piattaforma pensata per varie età: Star.

Anche Raya e l’Ultimo Drago sarà disponibile direttamente su Disney+, tramite Accesso Vip, dal 5 marzo, oltre che nei cinema dove possibile.

Narrativamente continua il ritratto di personaggi non completamente positivi o negativi ma che si interrogano sulla cosa migliore da fare. Questi si fanno domande importanti: se e perché fidarsi degli altri, combattersi o allearsi per un mondo migliore fino ai toccanti momenti del recupero degli affetti più cari.
Arricchiscono il cast principale un bambino di 10 anni di nome Boun, che è diventato un ristoratore in barca, il gigante Tong e una bimba ladruncola di nome Noi con la sua banda, composta da alcune creature inusuali chiamate Ongi.
La regia e le animazioni sono abilissime. Resta un po’ il problema dell’animazione delle figure umane in digitale che hanno ancora una resa “plastificata” ma luci, dettagli e altre accortezze migliorano certamente la loro realizzazione nel corso degli anni, e rispetto ad altri Studi, come abbiamo potuto vedere in Frozen (2013) e Frozen II (2019) e ancora meglio in Oceania (2016).

Risulta invece una scelta quella di procurare frequenti smorfie ai personaggi, nella mimica e nella recitazione, a volte divertente, a volte eccessiva e forse non sempre necessaria, pur considerando l’obiettivo di far ridere i più piccoli.
Nel progresso tecnico si avverte la volontà di questi Studi di coniugare l’eccellenza della propria Storia con le nuove tecnologie. Infatti si nota la resa più da disegno soprattutto nelle scene in cui i personaggi mostrano racconti del passato e ci si chiede ancora, se non quando si possa avere un altro film animato in 2D, quando si possa trovare un equilibrio in un’opera che coniughi meglio la resa vìsiva da disegno e pittorica con animazioni tridimensionali.

I setting sono lussureggianti, ricchi di inventiva, così come i numerosi personaggi. Un’abbondanza di elementi che apre la possibilità di altri episodi, così come potenzialmente possibile con Zootropolis (2016), oltre alle serie animate già in programma per la piattaforma.
La ricchezza di immaginazione ricorda anche altre opere fantasy come La Storia Infinita (1984) e altre osservando elementi del film come enormi gatti usati come cavalcature oppure draghi volanti, resi molto bene con acrobatici voli e scie cromatiche. Una particolare gioia visiva.
Il sonoro e la colonna sonora sono molto d’effetto pur rinunciando questa volta a parti cantate. C’è solo una canzone rituale e una per i titoli di coda, per allinearsi ai canoni di sola avventura di questo film.

Molto bella anche l’immagine per cui chi viene toccato dalla potenza distruttiva diventa una statua inanimata. La negazione dell’animazione e della vita che riprende efficacemente l’idea di classici come La Bella e la Bestia, in particolare per come avviene in una scena del remake del 2017, o Nel Fantastico Mondo di Oz (1985).
Buono il cast vocale originale quasi totalmente asiatico e dove notiamo ad esempio il coreano Daniel Dae Kim, ex star di Lost, nel ruolo di Capo Benja, il padre di Raya, oppure Sandra Oh, che il nostro pubblico ricorda in Grey’s Anatomy, come voce di Virana, madre di Namaari.
Buona la versione italiana che comprende, oltre a professionisti del doppiaggio, anche gli attori: Jun Ichikawa, voce di Namaari; Luisa Ranieri, nel ruolo di Virana; Paolo Calabresi, voce di Tong; Vittoria Schisano, voce del Generale Atitaya. Anche se a volte stridente col resto dei professionisti è tutto sommato contenuto l’impatto dei “talent” impiegati dal web che hanno prestato la propria voce per un cameo, insieme alla cantante Camille Cabaltera che, inoltre, interpreta il brano nei titoli di coda della versione italiana del film.
Ci si può chiedere quanto Raya e l’Ultimo Drago sia in linea con la storia e i canoni Disney così come se resterà un classico da vedere per decenni ma contiene molte cose interessanti e nello spiazzare l’abitudine del pubblico solito può sorprendere e dare tanti altri stimoli.

Raya e L’Ultimo Drago – locandina

Raya e l’Ultimo Drago

Genere: Animazione, Avventura, Azione

Voci originali: Kelly Marie Tran, Awkwafina, Izaac Wang, Gemma Chan, Daniel Dae Kim, Benedict Wong, Jona Xiao, Sandra Oh, Thalia Tran, Lucille Soong, Alan Tudyk, Gordon Ip, Dichen Lachman, Patti Harrison, Jon Park, Sung Kang, Sierra Katow, Ross Butler, François Chau, Paul Yen

Un film di: Don Hall, Carlos López Estrada

Durata: 107 minuti

Data di uscita: 5 marzo 2021

REVIEW OVERVIEW
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Andrea è laureato in Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Segue e scrive di cinema e teatro, dopo aver coltivato e amato quest'ultimo personalmente, studiando teatro e canto e partecipando a spettacoli e Festival, in Italia e non solo. Ha scritto per varie testate tra cui Best Movie e Saltinaria, Cinespresso e Amazing Cinema. Nel suo percorso si occupa anche della promozione e organizzazione di eventi culturali, teatrali, musicali e turistici. Tra questi ci sono stati Musicultura, MArtelive, e il Levante International Film Fest.

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