Rabbia Furiosa – Er Canaro

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Fabio de Nardis in Rabbia Furiosa - Er Canaro

Tu non me dovevi manca` de rispetto!
(Fabio “Er Canaro” – Riccardo De Filippis)

All’alba degli anni 2000 ci fu un forte ritorno di interesse per quelli che erano stati i fatti di cronaca nera italiana firmati dalla Banda della Magliana.

Così, a partire dai libri di Vincenzo CeramiFattacci – e di Giancarlo de Cataldo – Romanzo Criminale – il decennio 2000-2010 si è caratterizzato per la notevole presenza, al cinema come in tv, di film, sceneggiati e serial ispirati ai delinquenti della Roma anni ’70 e ’80.

Ultimamente a fare scalpore è stato il prodotto di Matteo GarroneDogman (2018) – presentato a Cannes, vincitore della Palma D’Oro per il Miglior Interprete Maschile Marcello Fonte e ispirato al cosiddetto Canaro della Banda della Magliana.

Ma se l’opera di Garrone è sicuramente quella più chiacchierata, a farle da contraltare entra in scena di soppiatto un secondo lavoro incentrato in parte sugli stessi temi.

La pellicola è il terzo lungometraggio di Sergio Stivaletti, noto ai più per essere un veterano del cinema nell’ambito degli effetti visivi; tra i suoi capolavori di effettista si annoverano titoli come Phenomena (1985) di Dario Argento e Demoni (1985) di Lamberto Bava.

Aiutato nella sceneggiatura da Antonio Lusci e Antonio Tentori, Stivaletti parte dal noto fatto di cronaca vera per approdare ad un film personalissimo e visionario.

Fabio (Riccardo de Filippis) è un galeotto recidivo che come attività di copertura possiede un negozio di toeletta per cani. Ma le continue angherie del sedicente amico Claudio (Virgilio Olivari) – detto Er Pugile – e la costante difficoltà di arrivare a fine mese per mantenere moglie (Romina Mondello) e figlia, fanno del Canaro un uomo frustrato e umiliato. Una serie di violente ingiustizie e una ferita infetta porteranno la vicenda al tragico epilogo che tutti conosciamo.

In questo lavoro si parte da ricerche filologicamente accurate: gli sceneggiatori dicono di aver letto i verbali con le dichiarazioni del vero Pietro de Negri, che nella propria versione delirante aveva descritto nei minimi particolari le torture inflitte al pregiudicato Giancarlo Ricci prima di ucciderlo. Nonostante la totale smentita di questi fatti da parte delle autorità, Stivaletti sceglie di dare per buona la versione più truculenta, mettendo in scena le barbarie negli ultimi 10 minuti, senza lesinare sui particolari.

C’era da aspettarselo, bisogna dirlo. Questo regista da sempre propende per il cinema di genere, diciamo pure un cinema di serie B che per moltissimi è diventato ora quasi cult. Ma se i suoi primi due film erano un canto d’amore per l’horror dell’epoca d’oro (da Argento a Fulci passando per il filone dell`Amicus Production), il presente lavoro diventa il suo lavoro finora più impegnativo, perché guarda al cinema a 360 gradi.

Se l’impronta di base è per forza di cose riconducibile ai polizieschi anni ’70, la pellicola del regista romano osa di più, guardando ai western di Sergio Leone (anche grazie alle musiche di Maurizio Abeni) e approdando perfino ad un certo lirismo pasoliniano nella resa di una Roma da Accattone (quella del quartiere romano di Mandrione).

Non mancano, ovviamente, gli omaggi all’horror – ad esempio quelo ad Un Lupo Mannaro Americano a Londra (1981) – che sono conditi di autocitazioni compiaciute riferite alla propria onorata carriera di effettista.

Eppure il rimando continuo da un genere a un altro costituisce un po’ il tallone d’Achille di questa versione del Canaro. Se la prima parte scorre bene e concentrata, nella seconda – colpa anche di una lunghezza eccessiva – i richiami ad altre categorie filmiche diventano ridondanti. Su tutte spicca la forzata immissione dell’elemento super-power: quella droga che conferirebbe una forza sovraumana a chi ne abusa e che sfiora il ridicolo nel citare, magari non intenzionalmente, Lo Chiamavano Jeeg Robot (2016).

Nonostante ciò il tutto funziona, perché non ambisce a nulla di più che all’amore del proprio pubblico per il cinema in sé.

Volutamente senza tempo (se non fosse per quei roghi, costante presenza sullo sfondo di una Roma attualissima), questo è un film brutto, sporco e cattivo e… fiero di esserlo.

Nell’epoca dei grandi colossal pieni di computer grafica, il lavoro di Stivaletti ri-porta prepotentemente in scena il cinema “fatto a mano”, quello del sangue fatto di succo di lamponi e del trucco prostetico.

Rabbia Furiosa – Er Canaro

Genere: Horror, Polizieschi, Thriller

Cast: Riccardo De Filippis, Romina Mondello, Virgilio Olivari, Gianni Franco, Romuald Klos, Rosario Petix, Luis Molteni, Eleonora Gentileschi, Ottaviano Dell’Acqua, Marco Ferri, Eugen Neagu

Un film di: Sergio Stivaletti

Durata: 116 minuti

Data di uscita: 7 giugno 2018

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