Prima del silenzio

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Leo Gullotta ed Eugenio Franceschini in Prima del silenzio

“Parole, parole, parole, soltanto parole, parole tra noi”. Così faceva il verso di una famosa canzone di Mina e Alberto Lupo. E certo le parole sono tra noi nel tentativo, a volte frustrante, di esprimere ciò che sentiamo e a cui non sappiamo dare… parole.

Le parole sono l’unica forza di un Lui protagonista del testo di Giuseppe Patroni Griffi che si data al 1979. Dedicato a Romolo Valli, è un elogio a doppio taglio della parola, della poesia, che alla prova dei fatti si farà elogio dell’incomunicabilità.

Due generazioni a confronto cercano di farsi conoscere attraverso due linguaggi diversi. Il giovane è corpo, forza fisica e desiderio di scoprire nuove forme di comunicazione e contatto più autentiche, più emozionali. Forti come un pugno arrivano le parole conclusive di un incontro, forse d’amore: “Con tutte le tue parole non sei capace a trattenermi” che il Ragazzo dolorosamente affida al silenzio che lo seguirà, mentre lui prosegue il suo vagabondaggio alla ricerca di un senso che le “nostre” parole non sono forse più in grado di darci.

All’altro capo del rapporto un uomo che per scelta intellettuale ha abbandonato una moglie ricca e vorace, una famiglia borghese, due figli arrivisti ed un maggiordomo servo del lusso perché profondamente sedotto dal potere. Un uomo di profonda onestà morale che ha fatto delle parole e della poesia la sua dignità, la sua cuccia salvifica per sopravvivere ad una società corrotta dal benessere e dall’arrivismo.

Nella regia di Fabio Grossi unico oggetto in scena un divanetto di pelle rossa a due posti, in una sorta di scatola prospettica che ospita la vita del protagonista; una specie di scatola cranica, verrebbe da dire, dove i pensieri, le parole, i ricordi e le immagini reali e non si affollano e si materializzano come in un teatro delle ombre. Il passato si ripresenta in epifanie che dialogano con il protagonista chiedendo ragione delle sue scelte anticonformiste. Con esse il dialogo, seppur conflittuale, avviene fluido, mentre con il giovane, un disinvolto sciolto e dinoccolato Eugenio Franceschini, stenta, si inceppa in incomunicabilità sentimentali, dal momento che il Ragazzo parla con il suo corpo e l’uomo, lontano negli anni, non ha che la potenza della parola da offrirgli. Affascinante sì, ma non sufficiente a trattenerlo, anzi per certi versi assordante. E in questo commiato doloroso e ultimo lo spettatore, coinvolto prospetticamente nella scatola della scena, si allontana anch’esso con le ultime battute del ragazzo ancora in testa che urla che forse c’è bisogno di un nuovo vocabolario per esprimere un nuovo modo di essere e sentire mentre la distanza di questa radicale incomunicabilità si riempie di una pioggia di parole che si sgranano fluttuanti nell’aria.

Di grande effetto l’uso del digitale proposto e davvero encomiabile lo sforzo di Leo Gullotta nel confrontarsi con un testo così verbosamente corposo per offrire generosamente allo spettatore la possibilità di riflettere su ciò che, a distanza del suo esordio, ancora riguarda chiunque si trovi a confronto con le nuove generazioni.

Prima del silenzio - LocandinaPrima del silenzio

Genere: Teatro

Personaggi e interpreti: Leo Gullotta, Eugenio Franceschini, le apparizioni di: Sergio Mascherpa, Andrea Giuliano e l’apparizione speciale di Paola Gassman

Regia: Fabio Grossi

Di: Giuseppe Patroni Griffi

Sede: Teatro Eliseo – Roma

Data di uscita: 22 Ottobre – 17 Novembre 2013

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