PPP Ultimo inventario prima di liquidazione

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Capucine Ferry, Emilie Flamant, Anna Gualdo, Liliana Laera, Giuseppe Sartori, Catarina Vieira sono il cast di PPP Ultimo inventario prima di liquidazione

La chiusura di stagione del Teatro Argentina è affidata a uno dei percorsi cari a questa stagione: Roma per Pasolini, in occasione del quarantennale della tragica morte dell’artista. La lettura della sua figura, irriverente e contestata in anni certamente più difficili, affidata allo stile dirompente di Ricci e Forte promette qualcosa di particolare e sicuramente unico.

È la proposta di un “inventario” di memorie che continua ad interrogarsi sulle metamorfosi del presente attraversando l’universo creativo, la vocazione etica e l’appassionata ricerca di valori dello scrittore. Proseguendo idealmente lo smascheramento delle ipocrisie della società, in cui il “poeta corsaro” era acuto e lungimirante persecutore. Pensiamo alle ultime opere di Pasolini, letterarie e cinematografiche, da Salò a Petrolio, ma anche quelle della disillusione dell’Abiura dalla trilogia della vita, dove nemmeno lo slancio verso i corpi e della sessualità si salva più dalle gabbie del conformismo.

Lo scenario della vasta scenografia apre con una scena bianca che ospita, per contrasto, una discarica immacolata disseminata di copertoni altrettanto candidi, luogo iconicamente non pulito che eppure qui appare depurato, sospeso nella memoria tra al di là e al di qua. Luogo che può ricordare la periferia dell’Aniene tanto cara allo scrittore o il presagio triste della morte e vilipendio al suo corpo, martoriato dal passaggio di ruote di auto, secondo la versione più accreditata. Cinque donne, Capucine Ferry, Emilie Flamant, Anna Gualdo, Liliana Laera, Catarina Vieira, sono un mondo di apparizioni a cui si contrappone l’isolamento di un “io”, impersonato da Giuseppe Sartori. I copertoni sono spesso oggetti teatrali, veicoli di vari significati, spesso trasportati di peso dagli angustiati personaggi vittime di un appiattimento non desiderato.

Quelle cinque figure sono rifrazioni della sua coscienza, sono donne, uomini, un mondo, una società metamorfica che si staglia in quello spazio bianco che è “protezione, una specie di caverna, o quel deserto di cui parla Pasolini.”

Ricci e Forte, a dieci anni dalla nascita del loro ensemble, vedono in questo Ultimo inventario  il senso del loro intervento artistico in questo Paese.

“Ci interessa comprendere cioè se anche l’artista, nella sua necessità di esprimersi e “inventariare”, si ritrova nella trappola del conformismo, dell’appiattimento. Abbiamo sempre indagato lo stato di un Paese, ora vogliamo capire se anche noi artisti non finiamo per ritrovarci nelle stesse gabbie, se ha ancora senso il confronto attraverso un’arte che, oggi, è anch’essa sfruttamento e inquinamento.”

Se, giustamente, per loro, quello con Pasolini, è un appuntamento artistico e un impegno inderogabile, in questo attuale medioevo culturale, c’è ancora bisogno di sviscerare la figura e un’opera al di là del mero omaggio. Gli artisti si prestano in modo originale in un dialogo tra l'”io” e le donne che ispirano o confondono una coscienza tormentata, a volte parlando in differenti lingue, a volte risultando chiassose muse che a volte l’io narrante vorrebbe scacciare o mettere a tacere. Questo per esempio quando il gruppo di donne si ritrova in prossimità di una spiaggia a invocare, in un curioso romanesco, la promessa di un bagno o di una parte in un film.

Alcune scene alludono in modo più intuitivo all’illustrazione satirica di alcuni paradossi della vita borghese, come la corsa ad acchiappare marito da parte del gruppo di donne affanate a raccogliere il lancio di un bouquet. Più sottile l’allusione alla violenza femminile, almeno come lettura visiva della scena, mentre queste vengono tirate e trascinate per i capelli. Iconicamente d’impatto il gruppo che indossa maschere di maiale in una coreografia su musica dance; mentre altrove vi è l’insolita diffusione della canzone “Stessa spiaggia stesso mare” in un contrasto tra lo spensierato scenario anni sessanta della gente comune e la pesante analisi intellettuale di chi ne scardina i meccanismi. Qualche perplessità rimane nel ritratto di donne a volte stupide o non proprio edificanti ma spesso indifese e di un perno maschile burbero se non a volte violento, mentre il personaggio si avvicina altre volte all’analisi intellettuale e profonda dell’alter ego di Pier Paolo Pasolini che vorrebbe rappresentare, in corposi e articolati monologhi del protagonista.

Ancor più curioso che questa trattazione eviti di tirare in ballo esplicitamente le provocazioni, le allusioni omosessuali e i nudi cari a Pasolini e mai gratuiti, da parte di questa compagnia che rispetto al suo passato si era distinta per un’attenzione simile anche se d’altra impostazione, forse qui in un tentativo di evitare la facile associazione, e sperimentarsi diversamente.

Il mondo di Pier Paolo Pasolini è già molto particolare, non immediato e anche discusso nel suo ruolo e nella sua grandezza. La revisione artistica di Ricci/Forte trasfigura quel mondo con nuove visioni che sembrano richiedere un bagaglio pregresso oltre a una elevata concentrazione e intuitività del pubblico che colga il senso di varie scene, piuttosto che meravigliare direttamente con lo spettacolo in quanto tale. Rimane una grande forza dello spettacolo, soprattutto visiva, i cui contenuti e significati a volte restano in quel bilico discusso tra spettacolo per esperti dell’ argomento ed addetti ai lavori e un’occasione per colpire e cogliere un pubblico pure volenteroso con qualcosa che non abbia bisogno di filtri ed esperienza pregressa sia del corpus pasoliniano, cui si allude anche in modo astratto, sia degli stilemi di Ricci e Forte, al di là del nutrito e crescente gruppo dei loro affezionati estimatori.

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[three_fifth_last] PPP Ultimo inventario prima di liquidazione

Genere: Teatro

Regia: Stefano Ricci

di: Ricci/Forte

Interpreti: Capucine Ferry, Emilie Flamant, Anna Gualdo, Liliana Laera, Giuseppe Sartori, Catarina Vieira

Sede: Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina, 52, Roma

Da: dal 14 al 16 giugno 2016

 

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