Nomadland

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Fern in Nomadland

Fern: È strano che tu incoraggi le persone a investire le loro intere vite a risparmiare e indebitarsi per comprare una casa che non possono permettersi.

(Fern – Frances McDormand)

Dopo il collasso economico di una città aziendale nel Nevada rurale, Fern, interpretata da Frances McDormand, carica i bagagli sul proprio furgone e si mette in strada alla ricerca di una vita fuori dalla società convenzionale, come una nomade moderna.

Fern vive in un camper e si sposta da un lavoro all’altro. Lungo la via incontra altri nella sua condizione e con alcuni di loro stringe anche dei legami che durano il tempo della permanenza in un posto, per riprendere forse altrove.

Terzo lungometraggio della regista Chloé Zhao, che ha nel cast la presenza dei veri nomadi Linda May, Swankie e Bob Wells nel ruolo di mentori e compagni di viaggio di Fern durante la sua esplorazione attraverso i vasti paesaggi dell’Ovest americano. Toccante il ruolo di alcuni anziani che trasferiscono memoria di sé e vengono ricordati attraverso un rituale attorno al fuoco. Chi non ha radici fisiche può contare solo sul supporto di altri che vivono allo stesso modo, per chiedere soluzioni al freddo ma anche sistemare guasti ai motori e forature delle ruote. Danni decisamente più gravi per chi ha nei veicoli la casa e il resto dell’esistenza.

Le scene in azienda e altri luoghi di lavoro sono i veri luoghi di socializzazione dei nomadi così come le piazzole di sosta e altri raduni di una comunità migrante.

Tutta la vicenda è in bilico sull’ambiguità interpretativa di una scelta di vita libera, come pensano alcuni parenti di Fern o come lei fa credere a qualche spasimante non gradito, o una vera necessità economica a volte difficile da sostenere, soprattutto con l’età che avanza.

L’interpretazione di Frances McDormand è molto più pacata da quella in Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017) e riflette lo stile asciutto e contemplativo del film. Il personaggio comunica il quotidiano sopravvivere quasi solo con gli sguardi, la rassegnazione alla precarietà, il distacco dai legami che sembra voluto e sincero. Due interpretazioni diverse ma intense.

Ci sono elementi simbolici che sembrano ricordare una vita dove l’attaccamento materiale ad oggetti è simbolo di un attaccamento affettivo come dei piatti regalati dal padre che lei si porta sempre dietro nonostante le difficoltà di stare su una casa viaggiante.

Fern potrebbe cedere all’invito di qualcuno che la vorrebbe accanto a sé, a formare una famiglia, in una vera casa. Ancora è carica di simbolismo la visita di lei, da sola ad una casa vuota, con lavori in corso, ancora da arredare. Senza parole la scena fa capire la riflessione che si porta dietro da sempre: si può vivere sempre per strada e considerare un camper una casa?

Curata la fotografia che mostra scene nella natura, elemento consolatorio con cui questi migranti eterni vivono molto più in simbiosi. Così le inquadrature valorizzano l’illuminazione attraverso i raggi del sole, luce naturale che insieme alle intemperie e alle stagioni caratterizza la vita di chi si muove sempre. La stessa luce che accompagna una visita di alcuni di loro in una zona archeologica che rappresenta un momento di svago e quasi relativamente normale rispetto a una vita ai margini di quella conosciuta.

Visita che però sembra anche osservare i resti di una realtà che c’è stata e che non c’è più; così come il lavoro, il marito, la stabilità e una vita che per Fern e altri non conoscono più. I personaggi attraversano il West americano un tempo iconico e ricco di speranza di conquista che in comune a quei tempi ha ora il fatto di essere percorso attraverso spazi immensi.

Tipo di film quasi documentaristico, per come illustra le tematiche e chi le vive, che racconta una crisi economica ed esistenziale ed emerge nell’anno di un’altra crisi globale, originata dalla pandemia.

I valori intrinseci ci sono, anche nella rappresentazione cinematografica, ma chissà se in altri periodi, anche più ricchi di produzioni, avrebbe ottenuto lo stesso clamore di premi che includono, tra gli altri: un Leone d’oro alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, importanti Golden Globe, Bafta e cinque candidature agli Oscar. Tuttavia è già da qualche anno che i riconoscimenti premiano più l’impegno e i significati sociali della magniloquenza di opere che esprimono il massimo delle maestranze cinematografiche.

Nomadland – locandina

Nomadland

Genere: Drammatici

Interpreti: Frances McDormand, Gay DeForest, Patricia Grier, Linda May, Angela Reyes, Carl R. Hughes, Douglas G. Soul, Ryan Aquino, Teresa Buchanan, Karie Lynn McDermott Wilder, Brandy Wilber, Makenzie Etcheverry, Bob Wells, Annette Webb, Rachel Bannon, Charlene Swankie, David Strathairn, Bryce Bedsworth, Sherita Deni Coker, Merle Redwing, Forrest Bault, Suanne Carlson, Donnie Miller, Roxanne Bay, Matt Sfaelos, Ronald O. Zimmerman, Derek Endres, Paige Dean, Paul Winer, Derrick Janis, Greg Barber, Carol Anne Hodge, Matthew Stinson, Terry Phillip, Bradford Lee Riza, Tay Strathairn, Cat Clifford, James R. Taylor Jr., Jeremy Greenman, Ken Greenman, Melissa Smith, Warren Keith, Jeff Andrews, Paul Cunningham, Emily Jade Foley, Mike Sells, Peter Spears, Cheryl Davis

Un film di: Chloé Zhao

Durata: 108 minuti

Data di uscita: 29 aprile 2021 al cinema e 30 aprile 2021 su Star all’interno di Disney+

REVIEW OVERVIEW
Buono
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Andrea è laureato in Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Segue e scrive di cinema e teatro, dopo aver coltivato e amato quest'ultimo personalmente, studiando teatro e canto e partecipando a spettacoli e Festival, in Italia e non solo. Ha scritto per varie testate tra cui Best Movie e Saltinaria, Cinespresso e Amazing Cinema. Nel suo percorso si occupa anche della promozione e organizzazione di eventi culturali, teatrali, musicali e turistici. Tra questi ci sono stati Musicultura, MArtelive, e il Levante International Film Fest.

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