Il Ritorno di Mary Poppins

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Jane Banks, Michael Banks e Mary Poppins in Il Ritorno di Mary Poppins

Jane Banks: Cosa ti porta qui dopo tutto questo tempo?
Mary Poppins: La stessa cosa che mi ha portato qui la prima volta: Sono venuta a badare ai piccoli Banks.
Anabel Banks: Noi?
Mary Poppins: Oh sì, anche voi.
(Jane Banks, Mary Poppins, Anabel Banks – Emily Mortimer, Emily Blunt, Pixie Davies)

Mary Poppins (1964) è stato uno degli ultimi capolavori, prodotto da Walt Disney in persona, con una lavorazione travagliata e raccontata, in versione parzialmente romanzata, anche in Saving Mr Banks (2013). Il livello alto di quell’opera non aveva mai fatto pensare davvero di realizzare un seguito, benché la storia sia basata su una serie di libri scritti da P. L. Travers, di cui solo il primo era stato adattato per il cinema.

In un’epoca di remake e sequel frequenti è stato affrontato anche questo progetto ambizioso, con un’attenzione superiore al solito che potrebbe piacere al pubblico di oggi ed essere gradito agli appassionati del primo film.

Riprendere la messinscena oltre cinquant’anni dopo e con quel mitico cast, non più in età adatta per i ruoli, è stato sicuramente impegnativo.

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La storia è ambientata anni dopo, nella Londra della Grande Depressione. Prevede quindi l’assenza dei signori Banks e che i fratelli Jane e Michael sono divenuti adulti, alle prese con i debiti con la banca per cui rischiano la perdita della vecchia casa paterna, al numero 17 di Viale dei Ciliegi.

Michael (Ben Whishaw) è un pittore che per denaro ha accettato un impiego da cassiere nella banca dove lavorava il padre. Egli è addolorato dalla perdita della moglie Kate da cui ha avuto i bambini: John (Nathanael Saleh), Anabel (Pixie Davies) e Georgie (Joel Dawson). La sorella Jane (Emily Mortimer) collabora alle manifestazioni per i diritti dei lavoratori, così come la madre si era spesa prima per i diritti delle donne. In casa collabora la domestica Ellen (Julie Walters) che combina soprattutto disastri.

In questa situazione torna la tata Mary Poppins (Emily Blunt) che non è invecchiata di un giorno da quando fu la governante di Jane e Michael; ancora una volta pronta a occuparsi dei bambini, e apparentemente solo di loro.

Emily Blunt riceve l’importante ruolo che rese Julie Andrews un’icona, la cui interpretazione le tributò uno dei 5 Oscar che vinse Mary Poppins (1964). Si può dire che, seppure  l’interpretazione sia un po’ di maniera e si poggi su alcuni vezzi, l’attrice se la cava usando le caratteristiche del personaggio, vicine anche a come sono descritte nei libri: un’algida compostezza e severità da istitutrice, apparentemente scostante e persino antipatica, insieme alla dolcezza e il mistero di un essere magico.

Il suo compagno di avventure non è lo spazzacamino Bert, questa volta, ma il lampionaio JackLin-Manuel Miranda, a suo agio nel ruolo, senza particolari istrionismi, ma con una bella voce da cantante, che accompagnerà lei e i bambini in situazioni inimmaginabili.

La regia è di Rob Marshall che in Disney aveva diretto un altro musical, Into the Woods (2014), e in cui era presente anche Emily Blunt.

Un’altra sfida era produrre una nuova colonna sonora dopo le splendide musiche e canzoni originali dei fratelli Sherman, che vinsero altri 2 Oscar. I compositori Marc Shaiman e Scott Wittman hanno fatto un buon lavoro con una musica accattivante, canzoni magnetiche e piccoli richiami alla partitura dell’opera originale in alcuni punti salienti, anche grazie alla consulenza musicale di Richard Sherman.

La pellicola cita il primo capitolo ma si dà da fare per non esserne solo un omaggio.

A livello narrativo i due film si somigliano. Ci sono alcuni parallelismi con situazioni e sequenze cantate che sembrano speculari e di richiamo al primo prodotto e possono sembrare meno memorabili solo al confronto con quello, capolavoro fissato nella memoria da decenni, poiché l’impegno artistico è notevole e si avverte ovunque. Quelle  situazioni vengono citate e a volte si ha la sensazione che piuttosto che continuare la storia, a tratti, si rappresenti l’opera originale in altro modo per dare al pubblico ingredienti già noti e di impatto più calcolabile e sicuro; come si nota pure la voglia di spingere sull’effetto revival e nostalgia. Tuttavia non si può dire che questo sia un remake e c’è una certa inventiva.

Can you Imagine That? è una scena in cui Mary Poppins vuole convincere i bambini a fare il bagno, che ricorda la pulizia della stanza sulle note di A Spoonful of Sugar. Mary e i piccoli si immergono in una vasca alla scoperta di un mondo magico subaqueo, la cui atmosfera può ricordare anche una sequenza di Pomi d’Ottone e Manici di Scopa (1971).

La regia rende atmosfere e ambientazioni d’epoca in modo fedele ai vecchi set ma, anche per il progresso della tecnica, la finzione di certe scenografie viene qui meglio armonizzata e resa più credibile. Il linguaggio cinematografico prova ad evolversi almeno tecnicamente pure laddove l’ispirazione artistica rimane in soggezione e in debito col capolavoro.

Tra le scene madri c’è l’incursione in un mondo di ambienti e animali disegnati e animati.

È una gioia rivedere dei disegni non digitali. L’ultima produzione Disney che li conteneva è stata La Principessa e il Ranocchio (2009), escludendo la veloce distribuzione di Winnie the Pooh – Nuove avventure nel Bosco dei 100 Acri (2011), e si spera che le produzioni possano interessarsi a riprendere questa forma d’Arte che è alla base di questa Company. Va premesso, però, che in questo caso le animazioni sono state realizzate da uno Studio esterno: il Duncan Studio, poiché la Disney attualmente non dispone più di attrezzature adatte né di animatori 2D, confluiti, nel tempo, in parte anche in quest’altro Studio.

Si può anche dire, però, che il tratto stilizzato e piatto di questi disegni è sì un apprezzabile tentativo di sperimentare altri stili ma appare meno convincente sia rispetto al matitoso stile Xerox della pellicola precedente, sia in confronto con la character animation d’eccellenza di questi Studi ed elaborata poi fino ad anni più recenti. Un confronto si può fare, ad esempio, tra i pinguini ballerini del primo e di questo prodotto. Pur confermando il plauso per la ripresa di questa tecnica forse si poteva tentare l’uso di un altro stile.

In questa sequenza, in particolare, avvengono dei numeri musicali con un’atmosfera che ricorda anche Chicago (2002) dello stesso regista, inclusi luci e costumi da Music Hall.

Turning Turtle è la scena in cui appare Topsy, cugina di Mary, interpretata da Meryl Streep, anche lei presente già in Into the Woods (2014), che affascina nel ruolo di un’eccentrica artigiana di origine russa che vive in un mondo Sopra-sotto, la cui bizzarria ricorda il tè sul soffitto del primo episodio, musicato da I love to Laugh.

Trip a Little Light Fantastic è un trionfo coreografico dei lampionai che aiutano i protagonisti a trovare una positività, e ricorda l’analogo Step in Time degli spazzacamini dell’altra pellicola. Qui la musica ha addirittura accenni di ritmo che ricordano il rap e l’hip hop, pur mantenendo una coerenza musicale e stilistica.

Fantasia, gioco e magia sono aspetti della vita che non prescindono da emozioni più tristi e dai problemi. Spazio occupato da varie scene del bravo Ben Whishaw e dal monito che chi amiamo non si perde mai davvero, come nella canzone The Place Where Lost Things Go.

La Banca è ancora un luogo che ricorda la prosaicità della vita e l’impossibilità di sottrarsi ai doveri, anche quelli più spiacevoli. Un posto dove incontriamo il calcolatore Wilkins, interpretato da Colin Firth.

Il cast ha alcune partecipazioni speciali. Karen Dotrice era la bambina Jane del primo film e qui ha un cameo.

Dick Van Dyke era Bert e anche Mr. Dawes Senior, il direttore della Banca. Qui torna come Mr. Dawes Junior il successivo direttore della Banca, divenuto anziano pure lui. L’attore a 93 anni dimostra una forma e una presenza ancora notevole.

Angela Lansbury è la venditrice di palloncini, che in Nowhere to Go But Up offre un’occasione di ripresa e redenzione, dimostrando ancora di essere un’eccellente attrice e musical performer.

Nonostante le ottime prestazioni dei doppiatori di dialoghi e canto e la fruibilità generale dei testi, tutto sommato resta consigliabile la visione in lingua originale, sia per ascoltare la voce dei grandi interpreti sia perché l’adattamento italiano, nei testi delle canzoni, fa perdere a volte la metrica e la sincronia tra musica e parole.

A conti fatti, il tutto rappresenta un buon tentativo di non essere solo una replica di un successo del passato e, se anche rimane visibile e difficile da reggere il confronto con quel capolavoro del cinema, si nota l’impegno di un prodotto sopra la media degli ultimi lavori Disney, forse il miglior live action Disney da Saving Mr Banks (2013), a cui è inevitabilmente collegato.

Il Ritorno di Mary Poppins – locandina

Il Ritorno di Mary Poppins

Genere: Avventura, Fantasy, Ragazzi

Interpreti: Emily Blunt, Lin-Manuel Miranda, Ben Whishaw, Emily Mortimer, Pixie Davies, Nathanael Saleh, Joel Dawson, Julie Walters, Meryl Streep, Colin Firth, Jeremy Swift, Kobna Holdbrook-Smith, Dick Van Dyke, Angela Lansbury, David Warner, Jim Norton, Karen Dotrice

Un film di: Rob Marshall

Durata: 130 minuti

Data di uscita: 20 dicembre 2018

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Andrea è laureato in Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Segue e scrive di cinema e teatro, dopo aver coltivato e amato quest'ultimo personalmente, studiando teatro e canto e partecipando a spettacoli e Festival, in Italia e non solo. Ha scritto per varie testate tra cui Best Movie e Saltinaria, Cinespresso e Amazing Cinema. Nel suo percorso si occupa anche della promozione e organizzazione di eventi culturali, teatrali, musicali e turistici. Tra questi ci sono stati Musicultura, MArtelive, e il Levante International Film Fest.

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