Locke

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Ivan Locke in Locke

Oggi ho imparato due nuove parole: fanculo Chicago
(Ivan Locke – Tom Hardy)

Ivan Locke guida da solo nella notte su di una trafficata autostrada inglese alle porte di Londra; dopo una giornata di lavoro nel cantiere dove ricopre il ruolo di responsabile dovrebbe tornare a casa, ma in realtà Locke guida verso un’altra destinazione: sta lasciando, forse per sempre, una vita perfetta e che ama, per aderire ad una responsabilità che sente di avere. Nell’abitacolo dell’auto, che lo estranea dai rumori esterni, egli parlerà al telefono con vari personaggi, a partire da Bethan, una donna misteriosa bisognosa di aiuto; si scontrerà con la moglie Katrina, con la quale dovrà affrontare spinose questioni personali, discuterà con il suo capo Gareth e forse perderà il lavoro, la cosa che gli è davvero cara. Ma quale mistero nasconde Ivan Locke, e verso cosa e lontano da chi sta viaggiando?

Questa è dunque l’ultima fatica di Steven Knight, con l’ottima interpretazione di Tom Hardy nel ruolo del protagonista, che affronta un viaggio verso una destinazione lontana perso in se stesso e nei propri demoni che gli sussurrano all’orecchio dall’abitacolo dell’auto. Tecnicamente un film interessante: la scelta di un’unica location e del film on the road rivisitato, dove il viaggio non è verso la crescita e il ritrovarsi ma verso il perdere e il perdersi, forse però per ritrovare dei valori profondi che nella nostra società si danno per abbandonati. Una sceneggiatura densa, come è d’obbligo per un lavoro che non offre distrazioni visive, che indaga nell’animo umano ma che non affonda il coltello fino in fondo; una fotografia anch’essa pesante, ricca di colori, che fa risaltare il volto del protagonista nell’auto e le luci forti e disturbanti di un’autostrada dove tutto scorre velocemente, in contrapposizione con la vita del nostro uomo al volante che sembra bloccarsi a tratti lungo il tragitto, chiudersi e fare presa come il cemento con il quale Locke lavora.

Un esperimento interessante questo lungometraggio, piuttosto originale ma che lascia intravedere una certa ricerca di  “particolarità” a tutti i costi, un voler cogliere lo spettatore impreparato facendogli desiderare un cambio di prospettiva o un giro di boa che in realtà non arriva mai e disilludendolo un poco con la promessa di un di-svelarsi che sfocia invece nella banalità. La sceneggiatura è si densa e non scontata, ma risente di un certo irrealismo; il desiderio del regista di condurci all’empatia con l’attore attraverso l’analisi delle sue emozioni e delle sue parole si scontra con una trama che non si riesce a considerare vera sino in fondo e si percepisce un pò troppo studiata a tavolino; forse il grande bluff del lavoro di Knight è quello di non essere “reale” e quindi, alla fine, di lasciarci con un certo fastidio e amaro in bocca, senza l’effetto catartico che ci si aspetterebbe ma anzi, con la sensazione sgradevole che il protagonista sia un uomo “finto” e che nasconda qualcosa che non siamo riusciti ad intravedere.

Insomma, un lungometraggio interessante da molti punti di vista e disturbante da molti altri, che offre buoni spunti di riflessione ma non centra il cuore dello spettatore, lasciandoci a bagnomaria, immersi in un’acqua tiepida e fastidiosa. Un film che dividerà, da vedere per parlarne.

Locke- locandina Locke

Genere: Drammatici

Cast: Tom Hardy, Ruth Wilson, Olivia Colman, Andrew Scott, Ben Daniels, Tom Holland, Bill Milner, Danny Webb, Alice Lowe, Silas Carson, Lee Ross, Kirsty Dillon

Un film di: Steven Knight

Durata: 85 minuti

Data di uscita: 30 Aprile 2014

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