Il mio Godard

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Jean-Luc Godard e Anne Wiazemsky in Il mio Godard

Cosi va la vita a bordo del Redoutable .
(Jean-Luc Godard – Louis Garrel)

Del movimento studentesco m’interessa il movimento e non gli studenti.
(Jean-Luc Godard – Louis Garrel)

È il 1967, e uno dei grandi innovatori del cinema francese, Jean-Luc Godard, sta girando La Cinese, film-manifesto della sua visione e attivismo politico. La protagonista è la compagna Anne, con la quale condivide arte e vita. L’insuccesso di critica e pubblico del film e il surriscaldarsi della tensione sociale in Francia, porteranno Godard ad una radicalizzazione del suo pensiero e la sua opera e Jean-Luc ad una spirale distruttiva della sua vita personale.

Immaginate di essere uno dei registi di maggior successo del cinema francese degli ultimi anni. Immaginate di imbattervi casualmente in un libro su uno dei più grandi cineasti mai passati per la rive gauche. Immaginate di riuscire ad ottenerne i diritti.

Ora arriva il difficile.

Come ci si rapporta con un mostro sacro come Godard? Come evitare le insidie retoriche, i cliché e i giudizi di merito?

La soluzione di Michel Hazanavicius è, apparentemente, semplice: separare l’uomo dal mito, allontanarsi dal personaggio pubblico e puntare la camera dietro le quinte, mettere in secondo piano Godard e raccontare Jean-Luc.

La storia, basata sul libro Un an après di Anne Wiazmesky, è innanzitutto una storia d’amore e di relazioni. Una storia di creazione e distruzione, di crisi e cambiamento, di introspezione e rapporto con il proprio tempo. Una storia universale. Paradossalmente, considerato che il suo protagonista è uno dei registi più conosciuti, studiati e citati di sempre.

Jean-Luc assume spessore e contorno nel confronto con l’esterno. E’ un amante con Anne, un amico con Rosier e Bamban, un regista con Cournot e Gorin, un attivista politico durante le manifestazioni e le assemblee. La narrativa trova la sua forza in questo scontro, nel continuo sfasamento tra il suo tormento interiore e la realtà.

Questa realtà che non è nient’altro che il Maggio del 68 a Parigi, argomento insidioso almeno quanto Godard. Lo sguardo ironico di Hazanavicius riesce a restituire la gioia, lo spirito vitale e la freschezza di quel movimento senza pesantezza ma con assoluta serietà.

Se il discorso narrativo cerca di allontanarsi dai riflettori, il linguaggio visivo è una dichiarazione d’amore della settima arte.

A sei anni dal suo capolavoro The Artist (2011), il regista torna a riflettere sulla storia del cinema, come ispirazione e pietra d’angolo per il presente, e lo fa tramite una serie di rimandi, citazioni e strizzate d’occhio, abilmente costruite per coinvolgere lo spettatore ad un livello più inconscio.

Hazanavicius gioca con i famosi slogan di Godard, che legano le scene o appaiono sui muri, cita e rielabora i film suoi e dei suoi contemporanei, si ispira e reinterpreta la commedia all’italiana di Monicelli, Scola e Risi.

Il risultato è una pellicola poetica e forte, leggera e profonda, e, così come la vita, in perfetto equilibrio tra tragedia e commedia.

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[three_fifth_last] Il mio Godard

Genere: Biografici, Commedia, Drammatici

Attori: Louis Garrel, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Grégory Gadebois, Micha Lescot, Louise Legendre, Jean-Pierre Mocky, Tanya Lopert, Lola Ingrid Le Roch, Eric Marcel

Durata: 102 minuti

Un film di: Michel Hazanavicius

Data di uscita: 31 Ottobre 2017

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