Le Monologhe

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Bocca di Rosa in le Monologhe

C’è chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
Bocca di Rosa né l’uno né l’altro,
lei lo faceva per passione
(Bocca di Rosa – Fabrizio De André)

Le Monologhe è una rivisitazione del fortunato spettacolo di Angela Calefato, iniziato due anni fa, che celebra, in chiave parodistica, donne che hanno lasciato un segno nella Storia.
Note icone della musica, eroine di guerra, imperatrici e mogli di uomini importanti si alternano sul palcoscenico e hanno un po’ di tempo per  smentire  leggende e falsi miti che le riguardano. Tutte hanno la necessità di svelare particolari inediti della loro storia e riproporsi al pubblico nelle vesti di nuove muse.

A giorni alterni si vedono sfilare in scena: “La delirante” Lorena Bobbit: balzata sulle pagine della cronaca mondiale tanti anni fa per un bizzarro e crudele atto di follia femminista che le è valso per sempre il titolo di” eroina” da emulare; “La genuina” Bocca di Rosa: musa ispiratrice della famosissima canzone di Fabrizio De André al centro, da oltre cinquanta anni, di contrastanti opinioni sulla presunta identità; “L’audace” Anita Garibaldi: donna coraggiosa e rivoluzionaria morta per inseguire ideali politici ma soprattutto per amore dell’eroe dei due mondi a soli 28 anni; “L’inconsolabile” Donna di Neanderthal: estintasi in modo misterioso e soppiantata dalla donna sapiens in un crudele progresso della catena evolutiva; “L’affascinante” Cleopatra: simbolo indiscusso della bellezza femminile e della ambizione politica, doti che non son bastate tuttavia a farle conquistare l’impero romano; “La controversa” Yoko Ono: la vedova più famosa di tutti i tempi e anche la più contestata.

In una riuscita prospettiva fuori dal tempo queste donne parlano al pubblico contemporaneo rivelando curiosità e frustrazioni in modo assolutamente comico ma anche seriamente riflessivo. La musa di Bocca di Rosa, con colorita e divertente cadenza barese nei cui panni torna la stessa Angela Calefato, è sfuggita casualmente alla notorietà nel mondo della musica e deve misurarsi con la giovane concorrenza delle baby escort e tentare improbabili carriere come i video porno di Sara Tommasi. Anita Garibaldi, interpretata con uno squisito accento misto brasiliano da Vita Rosati, rappresenta la donna all’ombra dell’eroe spesso costretta a riciclarsi da compagna di avventure a moglie e mamma, sposata a un uomo dall’ego forte che la relega in casa. Il suo monologo accenna brevemente ma con una puntura efficace al concetto di difesa femminile, che nei casi peggiori può finire nello stalking, giusto quel poco che basta a far riflettere, senza compromettere l’andamento comunque comico dello spettacolo, pur nella sua intelligenza.
Tra le sorprese da segnalare c’è la Donna di Neanderthal, interpretata da Antonella Petrone, che parte da un aspetto e un personaggio inizialmente dall’apparenza affatto attraente per diventare un simbolo della donna scartata per il proprio aspetto fisico, frustrata e addirittura precorritrice della ricerca del piacere femminile senza che dipenda da un uomo.

Il personaggio mirabilmente costruito come goffo e bruttino ha addirittura dei passi di danza, divertenti e riusciti, quasi in ricordo della grande ironia di Ave Ninchi la cui arte sapeva giocare con il florido aspetto fisico.

Il personaggio, apparentemente privo di grazia è anche quello che ha più canzoni e funziona pure lì rivelando un valore aggiunto dello spettacolo dove altre canzoni lo arricchiscono, oltre a quelle presenti nella versione precedente. Una donna primitiva che canta Splendido Splendente e Boys Boys Boys sembra improbabile ma è un bel contrasto. Il testo rivisitato sul personaggio e sappiamo quanto questo funziona e dà sempre nuova linfa, partendo dal Quartetto Cetra fino agli Oblivion.

Lo spettacolo funziona ancora e pure meglio considerando il valore aggiunto nella scrittura dei testi e l’inserimento di parti musicali ma soprattutto l’abilità di Angela Calefato che torna come attrice sul palco, confermando il suo carisma nella recitazione e nella sua originale comicità ma come autrice e regista dimostra lungimirante apertura nel allargare un’opera inizialmente cucita su di sé, integrando altri personaggi, interpretati da altre brave attrici. In questo modo il tutto è più ricco ed è bello poter dire di notare una maturazione generale, anche della regista e autrice, dove, non nascondiamo di gradire sempre vederla anche attrice sul palco, poiché la sua anima e comicità genuina passa direttamente al pubblico.

Qui Angela Calefato generosamente appare leggermente meno fisicamente in scena ma traspare sempre nelle sue idee che qui sono alquanto equilibrate nell’alludere a temi sociali a lei cari, quali difesa e affermazione femminile, inquadrandoli in una cornice teatrale significativa e gradevole dove il suo talento comico è decisamente apprezzabile, tanto da aver mostrato anche quello delle sue brave e valide attrici.

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[three_fifth_last] Le Monologhe

Genere: Teatro

Regia e testi: Angela CalefatoCon: Angela Calefato, Antonella Petrone, Vita Rosati, Francesca La Scala, Virginia Quaranta, Alice Longo, Carolina Ceccarelli

Disegno luci: Erika Barresi

Sede: Teatro Trastevere, via Jacopa de Settesoli 3, Roma

Da: dal 3 all’ 8 maggio 2016

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