Venere in pelliccia

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Thomas e Vanda in Venere in pelliccia

In un attimo lei ha fatto di me quello che sono.
(Thomas – Mathieu Amalric)

Nel corso dell’audizione sostenuta da Vanda per ottenere la parte principale nella piece Venere in pelliccia accade che l’interpretazione del personaggio si confonda con l’esistenza di chi lo interpreta. Thomas il regista alla ricerca disperata di un attrice in grado di dare vita alla sua creatura e Vanda, sbucata dal nulla e convinta di poter essere la persona più adatta per quella parte, si confrontano in un gioco di specchi in cui diventa impossibile distinguere la realtà dalla finzione. Una tendenza indicativa dell’ultimo cinema di Roman Polanski, quello che a partire da Carnage in poi scaturisce con più forza da un’urgenza personale, ed in particolare dalla restrizione della libertà personale a cui l’autore è stato obbligato dalla riapertura del processo legato ai drammatici trascorsi americani. Quella reclusione rivive sullo schermo attraverso la scelta di storie che fanno della concentrazione spaziale e dell’incontinenza verbale le caratteristiche più salienti dei nuovi allestimenti. Tratto dall’omonima opera teatrale di David Ives è infatti girato in un unico ambiente, un anonimo teatro parigino, e come Carnage caratterizzato da un antagonismo – psicologico ma anche fisico per il body language di cui Vanda si serve per sedurre Thomas – che sembra nascere dalla collisione di universi differenti.

Nella prima sequenza Thomas si lamenta al telefono imprecando contro la mancanza di femminilità delle attrici fin li provinate, e nel farlo erige una barriera di maschilismo e misogenia che il film decostruisce attraverso il personaggio di Vanda, sulle prime superficiale e volgare, ma poi capace di incarnare una nemesi che finisce per rovesciare le premesse, consegnandoci Thomas irretito e sottomesso alle gerarchie stabilite dall’avvenente dark lady. Una sfida tra un uomo ed una donna che Polanski porta avanti in un continuo gioco di seduzione e di scoperta, di mascheramenti e rivelazioni, di fantasie sfrenate ed invenzioni sceniche che nel loro complesso individuano i tratti salienti del suo mestiere, ed allo stesso tempo intercettano una delle possibili rappresentazioni della condizione umana. Costruito su una scrittura ineccepibile e sull’abilità dei due attori di restituirla con una recitazione sempre al limite, questa pellicola è una lezione di regia che riesce a far vedere l’invisibile, trasformando il teatro ed i suoi ambienti in una sorta di labirinto psichico dove il tempo si perde nel flusso acustico di dialoghi scritti con il fioretto, ed in cui l’alternanza di luce e di ombra, determinata dal movimento dei personaggi, rende in maniera concreta i chiaroscuri dell’animo umano, colto nel suo progressivo disvelamento. Terzo episodio di una trilogia “teatrale” – il primo della serie è La morte e la fanciulla del 1995 – costituita da altrettante varianti di un vis a vis tra uomo e donna che non prevede altri ruoli se non quelli di vittima o carnefice, è un artificio per palato colti che prende in prestito la letteratura (nel film Thomas adatta il romanzo di Sacher Masoch da cui il film prende il titolo) e la converte in un impasto di bruciante attualità. Un pedegree di cui il film è forse fin troppo consapevole, e su cui qualche volta Polanski si appoggia per far valere le ragioni del suo lavoro. Ma si tratta di un peccato veniale, diciamo quasi di una piccola debolezza che però non toglie nulla alla natura intrinseca della storia, ed all’arguzia dell’artista pronta a far capolino nella frase che chiude lo spettacolo (E l’onnipotente lo colpì E lo consegnò nelle mani di una donna) nella quale Roman Polanski sembra prendersi la rivincita sulle vicissitudini della vita e su chi lo dipinge come un lupo cattivo.

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Venere in pelliccia - Locandina[/two_fifth]

[three_fifth_last]Venere in pelliccia

Genere: Commedia, Drammatico

Cast: Emanuelle Seigner, Mathieu Almaric

Un film di: Roman Polanski

Durata: 96 minuti

Data di uscita: 14 Novembre 2013 (Italia)
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