La ragazza nella nebbia

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Il commissario Vogel in La ragazza nella nebbia

Non sono gli eroi positivi che determinano il successo di un`opera, anzi. Perchè è il male il vero motore di un racconto.
(Prof. Loris Martini – Alessio Boni)

In mezzo a queste montagne credevate di essere al sicuro. Non eravate preparati a convivere con l`incertezza. Eravate convinti che il mostro fosse venuto da fuori. Ma in fondo al vostro cuore nutrivate il sospetto che il male fosse stato sempre in mezzo a voi. Tutto ha un senso, anche il male.
(Commissario Vogel – Toni Servillo)

Il peccato più sciocco del diavolo è la Vanità.
(dialogo tra il Prof. Loris Martini ed il Commissario Vogel – Alessio Boni e Toni Servillo)

Sembra che il male non possa infettare certi luoghi isolati e puri, quasi impossibili da contaminare. Questo è quello che pensano gli abitanti di Avechot, piccolo paese nella provincia di Bolzano, luogo perfetto e tranquillo che fa da scenario ad un fatto di cronaca triste e misterioso. Un groviglio di segreti che vengono dal passato, dove nulla è ciò che sembra e nessuno dice la verità.
Alcuni giorni prima di Natale, scompare una ragazzina di sedici anni, Anna Lou, dai capelli rossi e con delle lentiggini. La sua scomparsa nasconde un mistero più grande di lei ed in questa storia ogni inganno ne nasconde un altro più perverso.

Sul luogo viene mandato il commissario Vogel (Toni Servillo), intelligentissimo e spietato, ma anche cinico e molto attento ai riflettori dei media. Toccherà a Vogel, che a inizio film si confronta con lo psichiatra Augusto Flores (Jean Reno) dopo che gli sono state riscontrate delle macchie di sangue sulla camicia, ed al suo collega Borghi (Lorenzo Richelmy) a scavare nell’apparente tranquillità del paese.

Sembra che il commissario cominci a nutrire i primi sospetti nella persona del professore Loris Martini (Alessio Boni) e con lui anche i media locali, ma ogni volta che si pensa di essere vicini a capire chi sia il colpevole, ecco che le carte in tavola si scombinano e la più innocente delle creature sembra assumere un’aria satanica. Nulla è cio che appare, tranne la vanità.

Pellicola intelligente, forte e molto ben costruita, che ricorda un po’ la vicenda di Yara Gambirasio. Tutti i personaggi hanno a che fare con il male che si relaziona con loro in modo diverso.
Il film è come se fosse un continuo scandagliare psicologicamente il male, come seme che può essere dentro ad ognuno di noi. Non è il male che è nelle persone disagiate che hanno avuto delle difficoltà nella vita, ma bensì il male e la cattiveria insita nelle persone normali, insospettabili, che rimane silente, ma che può scatenarsi in ogni momento.

I personaggi crescono scena dopo scena e cattura la qualità della sceneggiatura. Un thriller di perfezione geometrica e di grande efficacia da un punto di vista della costruzione e della tematica, ricco di interrogativi e squarci. Molto interessante l’intreccio tra cronaca giudiziaria e mass media.
Come un caso giudiziario può essere un volano alla vanità di un commissario e come il crimine può essere un business ed il fatto di sangue può avere una resa economica anche per i media che spendono pochissimo, guadagnando però moltissimo in pubblicità. Meno costoso di una fiction e più remunerativo. Un circo mediatico che è una malattia del nostro tempo.

Il film è ricco di colpi di scena rispetto al romanzo ed è più presente un’aurea vintage che invece nel libro non si coglie. Ad esempio, il suono del telefono che si sente all’inizio della trama, quando Augusto Flores (Jean Reno) solleva la cornetta, è un suono che non si adatta al tipo di telefono. Quello era il suono che apre C’era una volta in America (1984) di Sergio Leone e che il regista Donato Carrisi ha voluto regalare a Jean Reno.

La pellicola segue un percorso mentre il libro ne segue un altro. La prima deve seguire per forza una tradizione di thriller. Lo dice anche ad un certo punto il Prof. Loris Martini:

La prima regola di un romanziere è quella di copiare

ed anche per un regista vale la stessa cosa.

Spiccati i riferimenti ai noir degli anni ’60 e ’70, quelli che avevano come protagonista Gian Maria Volonté; poi come detto vi sono altri rimandi ai thriller degli anni ’90 come Il silenzio degli innocenti (1991), Fargo (1996), Seven (1995), e ai film di Luc Besson (non casuale in questo senso la partecipazione di Jean Reno).
L’idea di girare questa lavorazione con l’uso di un obbiettivo anamorfico e la scelta di avere delle musiche orchestrali e non elettroniche determinano ancora di più il loro carattere vintage.
Il genere noir è spesso un’ottima occasione per raccontare i luoghi più oscuri di una società intera. Un genere diverso dalla solita commedia che tanto è richiesta dal pubblico, ma che fa esprimere esattamente il peso netto della suspance. Da vedere

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[three_fifth_last] La ragazza nella nebbia

Genere: NoirThriller

Attori: Toni Servillo, Alessio Boni, Lorenzo Richelmy, Galatea Ranzi, Michela Cescon, Lucrezia Guidone, Daniela Piazza, Ekaterina Buscemi, Jacopo Olmo Antinori, Marina Occhionero, Sabrina Martina, Antonio Gerardi, Greta Scacchi, Jean Reno

Durata: 127 minuti

Un film di: Donato Carrisi

Data di uscita: 26 Ottobre 2017

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