La felicità è un sistema complesso

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Enrico Giusti e Achrinoam in La felicità è un sistema complesso

Sì, sono fiero del mio lavoro.
Io convinco dei dirigenti irresponsabili a mollare. Gente che al massimo può organizzare un torneo di Playstation. Ingolfano Maserati questi qui, sono le cavallette. Ecco, io li faccio fuori. Li ascolto, loro mi conosco, si fidano e si convincono da soli.
(Enrico Giusti – Valerio Mastandrea)

Enrico Giusti fa un lavoro un po’ particolare, un lavoro dove è probabilmente il più bravo in circolazione. Il suo compito è, infatti, quello di fare amicizia con personaggi che dirigono aziende in modo folle e senza la dovuta attenzione, e quindi di convincerli a lasciare le loro posizioni salvando le società in questione dal fallimento e evitando la fine di migliaia di posti di lavoro.

Ma questa volta si presenta a lui un caso diverso dagli altri. Una macchina cade in un lago e i due ricchi imprenditori a bordo, sposati, lasciano due figli molto giovani, Filippo e Camilla di 18 e 13 anni, a guidare un importante gruppo industriale. Enrico ha il compito di far lasciare la presa sull’azienda al maggiore dei due, ma quello che sembrava per l’uomo il caso più facile da affrontare, risveglierà invece degli imprevisti scheletri nell’armadio, complice anche l’ex fidanzata di suo fratello Nicola che si presenta non invitata a casa sua.

Commedia con sfondi abbastanza forti di dramma sociale che riesce a conquistare momento dopo momento, anche se le manca una visione meno realista della vita, visione dove invece questo lavoro eccede fin troppo. Ma andiamo con ordine. La trama regge per 3/4 della storia, e considerando la pochezza del cinema italiano in giro in questi ultimi mesi, questa è un’ottima notizia. La figura di Enrico Giusti, interpretato da un Valerio Mastandrea al top della forma mediatica, mi ha ricordato moltissimo quella di Ryan Bingham in Tra le nuvole (2010), e ho la sensazione che tutta la storia abbia attinto in parte da quel piccolo, grande capolavoro del cinema americano. Ma a cosa si mira veramente in questa pellicola? Mostrare la metamorfosi di una persona al soldo di chi vede solo proprio il soldo stesso, che da migliore degli esecutori di azioni che prevedono sempre e comunque dei danni collaterali diventa ora dopo ora primo baluardo, almeno teorico, proprio contro i ciechi mandanti delle azioni stesse. Colpisce come questi mandanti, finanzieri senza scrupoli, vedano in loro stessi dei diamanti pieni di purezza, che puliscono il mondo dell’imprenditoria da un cancro chiamato fallimenti aziendali. Questa visione, per certi versi terrificante, racconta qualcosa che è più reale della realtà stessa ed è perciò estremamente valida. Quel che non convince è la mancanza di coraggio, di speranza vera e di visione del futuro affidata al protagonista, che il regista decide di far tornare ragazzo comunicandoci che l‘unica speranza per il futuro sta nei giovani: non credo a questa idea che non corrisponde a niente di reale, oltre a dare una visione negativa in generale di quel che ci si potrà aspettare nei prossimi anni. Belle le musiche e molto bella la fotografia. Film buono, il migliore tra i film italiani ultimamente visti.[review]

[two_fifth]La felicità è un sistema complesso - Locandina

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[three_fifth_last] La felicità è un sistema complesso

Genere: Commedia

Attori: Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron, Paolo Briguglia, Teco Celio, Maurizio Donadoni, Filippo De Carli, Camilla Martini

Regista: Gianni Zanasi

Durata:  115 minuti

Data di uscita: 26 novembre 2015

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