La corte

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Michel Racine e Ditte Lorensen-Coteret in La corte

E’ il presidente della corte d’assise, o lo ami o lo odi.
(su Michel Racine – Fabrice Luchini)

Michel Racine è il temuto Presidente di una corte di assise. È molto severo con se stesso e con gli altri. C’è una definizione che l’irride poiché è soprannominato il «giudice a due cifre», perché le sue condanne non sono mai inferiori a dieci anni. Il suo ménage, nonostante le prese in giro più o meno nascoste, procede tranquillamente finché non compare una donna, Ditte Lorensen – Coteret, che fa parte della giuria in un processo per omicidio. Sei anni prima, Racine si era innamorato di lei, quasi segretamente.

Una commedia in un’aula di tribunale dove si dissacra la serietà istituzionale legata ai crimini giudicati è a tratti irriverente. Il Presidente di Corte d’Assise, come vuole farsi chiamare, puntiglioso che corregge continuamente le persone che lo chiamano semplicemente “signor giudice” crea una comicità rispetto al pressapochismo dei giurati che scommettono sulle scarpe che indosseranno i colleghi, in un tribunale che qui è dichiaratamente piuttosto una metafora del palcoscenico. Fuori da quel contesto dove Racine è soprattutto preso in giro e poco amato, la sua vita privata è triste, priva di affetti e di pasti solitari.

Il dramma giudiziario di per sé è accennato, ed è anche drammatico ma rimane sullo sfondo, quasi banalizzato come lavoro di routine del tribunale ed è quasi un peccato, non tanto per il caso in sé che aprirebbe la strada ad un dramma giudiziario vero e proprio ma per alcuni risvolti come i personaggi di due genitori coinvolti in un caso di infanticidio, molto espressivi, in particolare il padre, interpretato da Victor Pontecorvo, in grado di commuoversi e disperarsi nel silenzio di un detenuto reticente a rispondere alle domande della corte.

Una versione molto più leggera di La parola dei giurati (1957), da cui prende le distanze, anche se alcune discussioni del membri della giuria lasciano intendere alcuni caratteri, come un confronto tra una donna e un uomo musulmani sul concetto di libertà della donna e ruolo del marito. Questo aspetto rimane nell’ambito della curiosità perché la trama volge d’altra parte: verso l’elemento che rende precari gli equilibri della storia.

Il presidente Racine che ritrova una sua vecchia fiamma. Un’occasione che lo fa tornare uomo e tornare vivo e che genera nuovi sorrisi quando lo si vede togliersi l’aura autoritaria da giudice e far l’innamorato attempato di una donna opposta a lui, Ditte, portatrice di una gentilezza per lui rara, quando l’ha aiutato durante un intervento in ospedale dove lui era ricoverato e lei lavorava come anestesista.

Un ritrovamento che si gioca tutto sugli sguardi e in alcuni appuntamenti quasi segreti e fugaci, dove un po’ di quel passato viene spiegato in modo soprattutto verbale senza che abbia una vera influenza sulla storia, ma rimane un vissuto interiore dei personaggi espresso attraverso gli occhi, nonostante l’irruenza invadente della figlia diciassettenne di lei che cerca di sapere di più.

Un film godibile, si segue volentieri anche se oscilla tra le varie anime senza approfondire né l’aspetto processuale né quello romantico ma dando comunque un gradevole ritratto del Giudice, pignolo con l’umanissimo debole dei sentimenti su cui il film è incentrato e forse dei due premi vinti alla 72a Mostra del Cinema di Venezia, attore protagonista e sceneggiatura, quello più meritato.

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La corte

GenereCommedia, Drammatici, Thriller

Cast: Fabrice Luchini, Sidse Babett Knudsen, Eva Lallier, Miss Ming, Berenice Sand, Claire Assali, Floriane Potiez, Corinne Masiero, Sophie-Marie Larrouy, Fouzia Guezoum, Simon Ferrante, Abdellah Moundy, Serge Flamenbaum, Emmanuel Rausenberger, Gabriel Lebret, Salma Lahmer, Victor Pontecorvo

Durata: 98 minuti

Un film di: Christian Vincent

Data di uscita: 17 Marzo 2016

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