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Il regno d’inverno – Winter Sleep

Il regno d’inverno – Winter Sleep

Il mio mondo è piccolo ma almeno sono io il re.
(Aydin – Haluk Bilginer)

In un’Anatolia da favola, terra di pietre, neve e povertà, si è ritirato Aydin, attore di mezza età che, dopo aver lasciato le scene, desidera scrivere in pace una “Storia del teatro turco”. Ricco possidente in una terra di poveri in grande difficoltà, Aydin si trova isolato ed incapace di comunicare; vivono con lui la giovane moglie Nihal, con la quale vive un rapporto freddo e ciclicamente in crisi, e la sorella Necla, che si è ritirata a stare da lui dopo la fine di un tormentato matrimonio. Nel confronto con le due donne e con singolari personaggi che popolano lo scenario anatolico, Aydin cercherà di ritrovare se stesso e le motivazioni che lo hanno spinto a diventare ciò che è, in triangolo emotivo di rara intensità.

Questo lavoro di Ceylan è un fragile oggetto difficile da maneggiare: necessita, per venire fuori al meglio, di attenzione e cura da parte dello spettatore. Il difetto maggiore è forse la totale assenza di difetti: una scenografia naturale, l’Anatolia, che colpisce dritto al cuore e travolge con intensità, un paesaggio deserto e morente che sa rappresentare il vuoto celato all’interno degli animi dei protagonisti. Una sceneggiatura fortissima, scandita in ogni dettaglio, che non cede mai il fianco a debolezze; le scene di confronto tra Aydin e Necla prima e con la moglie Nihal poi, sono degne di Cechov e strizzano l’occhio a Bergman con un utilizzo eccelso del campo/controcampo. Eccellente l’intepretazione degli attori protagonisti, quasi teatrale ed efficace, mai sopra le righe: affascinante e tormentato Aydin, interpretato da Haluk Bilginer; seducente e lontana allo stesso tempo la Nihal di Melisa Sozen, mentre Demet Akbag è una Necla sofferente, quasi in gabbia. Ceylan ci racconta dunque, con perfetta commistione anima/resto del mondo, la difficoltà umana del comunicare, del vero sentire, che si rende necessario quando gli stimoli esterni, che tanto ci distraggono , si spengono. Il silenzio e la solitudine con sé stessi portano a galla i demoni del passato, l‘identità si confonde e tutto quello che eravamo certi di essere e di provare, ogni “sentire”, torna ad essere dubbio. La domanda che resta è dove sia possibile ritrovare la propria essenza, se nella solitudine o nell’altro.

Questo lungometraggio, vincitore del festival di Cannes 2014, è un capolavoro di pregevole fattura: quasi disturbante nella sua complessità, va avvicinato con cautela e curiosità, per poi farsene conquistare. Un cinema epico, questo turco, che sa regalarci grandi scenari non solamente esteriori ma intimi, riuscendo ad aprire porte sull’anima umana troppo spesso socchiuse. Tre ore di puro incanto, da non perdere.

Il mio mondo è piccolo ma almeno sono io il re. (Aydin – Haluk Bilginer) In un’Anatolia da favola, terra di pietre, neve e povertà, si è ritirato Aydin, attore di mezza età che, dopo aver lasciato le scene, desidera scrivere in pace una “Storia del teatro turco”. Ricco possidente in una terra di poveri …

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Summary : Film vincitore del festival di Cannes 2014, capolavoro di pregevole fattura: disturbante e complesso, va avvicinato con cautela e curiosità, per poi farsene conquistare. Cinema epico, questo turco, sa regalarci grandi scenari esteriori ed intimi. Tre ore di puro incanto, da non perdere.

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90

Winter-sleep-locandina

Il regno d’inverno-Winter sleep

Genere: Drammatici

Cast: Haluk Bilginer, Melisa Sozen, Demet Akbag, Ayberk Pekcan, Serhat Mustafa Kiliç, Nejat Isler, Tamer Levent, Nadir Saribacak, Mehmet Ali Nuroglu

Un film di:  Nuri Bilge Ceylan

Durata: 196 minuti

Data di uscita: 09 Ottobre 2014

 

About Evra Chiarucci

Laureata al Dams in Critica e Letteratura cinematografica, mi occupo di tutto ciò che è arte, dalla danza al teatro...E molto altro!!!

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