È solo la fine del mondo

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Antoine Knipper in È solo la fine del mondo

Pensiamo che le persone silenziose siano dei buoni ascoltatori. Ma io sto zitto in modo che la gente mi lasci da solo.
(Antoine Knipper – Vincent Cassel)

Ero lì, dopo 10 anni, bene, 12, per essere precisi. Così, dopo 12 anni di assenza e nonostante la mia paura, li stavo andando a trovare. Nella vita c’è una serie di motivazioni che non sono colpa di nessuno che ti costringono ad andartene senza guardare indietro. E ci sono altrettante motivazioni che ti costringono a tornare. Quindi, dopo tutti quegli anni, ho deciso di ripercorrere i miei passi. Fare il viaggio … per annunciare la mia morte. Annunciarla personalmente e cercare di dare agli altri e a me un’ultima volta l’illusione che sono, fino alla fine, il maestro della mia vita. Vediamo come andrà.
(Louis-Jean Knipper – Gaspard Ulliel)

Louis ormai manca da casa da 12 anni, nei quali si è fatto sentire con i suoi parenti solo per lettera o per telefono. Ma ora che l`affermato drammaturgo sta per morire, questi ha deciso che è arrivato il momento di condividere questa notizia con chi lo ha messo al mondo, sua madre, e con gli altri membri della sua famiglia di origine.

Sulla porta lo aspetta la giovane Suzanne, sorella che lo ha visto l`ultima volta quando aveva 10 anni, suo fratello Antoine, geloso dell`attenzione che tutti avevano sempre avuto per Louis, e la moglie di questi Catherine, una donna insicura che parla con difficoltà e fa tutto ciò che dice il marito. Ma il vero tormento di Louis è invece quando dire a tutti quanti che sta morendo.

Dramma forte e pieno di emozioni diretto dal giovane maestro Xavier Dolan, che ogni volta che tocca la macchina da presa riesce a produrre qualcosa di eccitante e unico, in particolare per le persone con l`animo più sensibile delle altre. Fa scuola in questo senso Mommy (2014), non a caso uno dei miei film preferiti in senso assoluto. Ma come tutte le persone del mondo, anche Dolan cresce e analizza schemi differenti, andando a parlare in questo caso del dialogo interfamiliare, o meglio del non dialogo dentro le famiglie moderne. Molte persone pensano di comunicare l`una con l`altra, ma quando la comunicazione interpersonale viene ridotta a fiumi di parole dette e urlate più verso se stessi che verso chi ci sta di fronte, non esiste alcuna comunicazione. Sono i fatti che comunicano più delle parole, e nella famiglia dei fatti appartengono anche gli sguardi, le espressioni, i toni vocali e tutta la nostra mimica facciale, che appunto per Dolan (e non solo per lui) comunica fatti molto più delle parole. Le parole quindi non comunicano chi siamo, le parole comunicano come stiamo e danno una fotografia dei rapporti di forza che abbiamo l`uno verso l`altro. Vittimismo, prevaricazione e soprusi la fanno da padrone nelle relazioni di qualsiasi tipo nel mondo occidentale, arrivando a degli estremi come parlare al posto degli altri o in loro vece, con questi anche fisicamente presenti. D`altro canto, è difficile dire qualcosa a chi non ci vuole sentire, quando quelli che vogliamo sentire siamo solo noi stessi. Oltre alle nostre espressioni, anche gli oggetti parlano, e lo fanno in modo semplice, onesto ed inequivocabile, raccontando la nostra storia attraverso di loro, e parlano perchè comunicano storia, quindi fatti. Ma cosa si deve questa assenza di comunicazione secondo il regista? Spesso è colpa delle maschere, pirandelliane figure che le persone interpretano per non raccontare davvero se stesse, per paura di essere giudicate o derise. Tutto questo e molto di più è questa bellissima pellicola, dove ogni personaggio racconta se stesso in modo egregio, esternando non chi è davvero, ma quale sia la maschera che porta. L`unico che sembra non avere maschere è il protagonista Louis-Jean Knipper (bello e bravo Gaspard Ulliel nel ruolo), che però porta la maschera più grande di tutte ovvero il silenzio, in generale e sul fatto che sta per morire. Esiste un momento in cui le cose potrebbero cambiare, rappresentato dalla luce che entra nella casa, ma chi lo dovrebbe usare non lo usa, perciò nulla cambia e chi si voleva liberare rimane bloccato dentro una metaforica casa per sempre. Una musica perfetta accompagna ogni cambio di stato d`animo di Louis mettendoci in connessione diretta con lui e con gli altri, un cast davvero importante, basti pensare a Vincent Cassel o a Marion Cotillard. Tra tutti ho però preferito Léa Seydoux ovvero Suzanne, il personaggio più complesso da decifrare di tutti proprio perchè … è il più semplice e vero, e ha la maschera più finta rispetto agli altri. Il linguaggio da caserma permette di contestualizzare bene l`ambiente, e la fotografia eccezionale aiuta molto a comprendere i personaggi guardandone le espressioni, con le inquadrature ravvicinate che aiutano ancor di più. Un piccolo gioiello da non perdere, per tutti.

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[three_fifth_last] È solo la fine del mondo

Genere: Drammatici

Interpreti: Gaspard Ulliel, Nathalie Baye, Léa Seydoux, Vincent Cassel, Marion Cotillard, Arthur Couillard

Un film di: Xavier Dolan

Durata: 97 minuti

Data di uscita: 7 Dicembre 2016

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