Jumanji: Benvenuti nella Giungla

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Spencer, Fridge, Martha, Bethany e Alex in Jumanji: Benvenuti nella Giungla

NO! Sono un uomo di mezz’età in sovrappeso. Un attimo. Dov’è il mio telefono?
(Professor Shelly Oberon avatar di Bethany – Jack Black)

I remake e sequel al cinema pescano abbondantemente nell’immaginario del passato più o meno recente, così un film che ha avuto la sua fortuna anni fa, Jumanji (1995), grazie anche alla presenza del compianto Robin Williams e ad una delle prime tappe dell’ascesa di Kirsten Dunst allora tredicenne, torna insieme al gioco da tavolo terrificante dove elementi della giungla finiscono nel mondo reale ma anche i malcapitati giocatori sono risucchiati all’interno di una esagerata giungla degli orrori.

Vent’anni dopo i fatti del primo film, quindi ai giorni nostri, il gioco pericoloso viene ritrovato ma scopriamo che è diventato un videogame pronto a catturare altri ragazzi. Questa volta un gruppo di liceali in punizione viene a contatto con la versione di quel gioco convertita in videogame e si ritrova catapultato in quello scenario, assumendo i connotati degli avatar del gioco che hanno ruoli ed equipaggiamenti adeguati oltre ad abilità e debolezze stabilite in fase di programmazione.

Rimane piuttosto veloce il meccanismo di sceneggiatura e montaggio della conversione del gioco da tavolo in videogame, e magari si poteva usare comunque il gioco da tavolo pur portando l’ambientazione nella giungla ma la produzione aveva evidentemente voglia di parlare agli utenti cui è destinata la costola di vendita dei videogame in uscita insieme al film. Questo espediente, comunque, aumenta le possibilità narrative e di messa in scena nello scenario selvaggio vissuto come set di gioco dove ci sono personaggi al servizio del setting che si distinguono dai protagonisti perché hanno dei  copioni preimpostati, ripetuti in modo automatico quando incontrano i protagonisti nei vari punti del gioco. Ci sono poi le meraviglie di vegetazione e animali straordinari e altri pericoli che beneficiano di effetti visivi con tecnologie avanzate di vent’anni dall’originale, sebbene i precedenti, avveniristici per l’epoca, reggano ancora bene.

Molto interessante è vedere che i personaggi iniziali, i giovani ragazzi, siano trasfigurati nei corpi dei loro avatar, quindi interpretati da attori ospiti opposti sia fisicamente sia nelle rispettive personalità. Spicca Dwayne Johnson, omaccione che interpreta l’avatar Dr. Smolder Bravestone e offre al nerd Spencer l’occasione di riscattarsi dalle repressioni subite a scuola. Il suo confronto scenico è Fridge, il suo compagno di scuola ridotto a scudiero porta zaino interpretato, in versione avatar, col nome di Moose Finbar, da Kevin Hart. Dalle loro interazioni scaturiscono interessanti riflessioni sul bullismo, tema quanto mai attuale e irrisolto.

La ritrosa Martha si ritrova nel corpo di una sensuale e appariscente ragazza, prestato da Karen Gillan che impersona l’avatar chiamato Ruby Roundhouse, e che non sa gestire una femminilità così prorompente. Lei ha un rapporto speculare con un’altra ragazza procace, Bethany, malata di selfie e social, che invece nel gioco si ritrova nel corpo del grassoccio Professor Shelly Oberon interpretato dall’irresistibile Jack Black, bravissimo nel dare i toni più comici e drammatici alle sue scene proprio a partire dalla sua fisicità apparentemente limitata.

Bethany è l’unico personaggio che si ritrova in un corpo di sesso opposto al suo. È il personaggio pieno di momenti equivoci, tipici della tradizione en travesti, come una scena di pipì di gruppo con altri maschi dove è meravigliata da un “attrezzo” che non sa usare. Il suo vissuto rappresenta una sfida anche interiore al dover rinunciare ai suoi strumenti soliti di seduzione e affermazione sociale poiché è costretta a vivere in un corpo molto meno attraente del suo. Questo la porta a concentrarsi meno su se stessa e ad alimentare lo spirito di collaborazione necessario per la sopravvivenza del gruppo. Ognuno dei componenti si misura con la novità e i propri limiti quindi il gioco è una metafora di vita di nuovo.

L’avventura è quindi un pretesto per indagare ansie e problemi dell`adolescenza, dall’affermazione di se stessi al rapporto tra i sessi, dove chi non è sexy può scoprire come diventarlo, viceversa i presunti “fighi” imparano a contenersi. In questo senso, la cornice funziona. I personaggi si muovono tra pericoli, con la possibilità di morire, in un’impegnativa sfida per sopravvivere. Una particolare sfumatura è data dal personaggio di Alex, divenuto il pilota Jefferson ‘Seaplane’ McDonough, interpretato da Nick Jonas, personaggio che è in qualche modo alter ego di Alan Parrish del primo film, che in versione adulta fu interpretato da Robin Williams.

Il successo di un altro film non si può ricreare artificialmente, soprattutto se di un`altra epoca e con attori diversi. Dopotutto l’originale era un prodotto di medio livello con effetti speciali per l’epoca abbastanza interessanti e dove anche la presenza di Robin Williams, pur se non in uno dei suoi migliori contributi, ha dato qualche punto in più. Nonostante ciò Jumanji (1995) è diventato un cult tra i bambini, spettatori dell’epoca, anche prima della prematura scomparsa dell’attore che ha provocato la mitizzazione sua e di tutti i suoi lavori.

Nel reinventare quel materiale questo nuovo prodotto gioca col linguaggio di oggi, strutturando l’avventura come un videogame e portandolo in una scuola americana con problemi ed emozioni di oggi e di sempre. Con abilità si occhieggia anche alle atmosfere dell’originale inserendo musica anni `90, come in una sequenza di danza con lotta, eseguita con la riproduzione di una musicassetta, oppure dando al personaggio del pilota Alex un linguaggio e gusti retrò, poiché definisce, per esempio, come una “sventola” Cindy Crawford. L’effetto nostalgia, dopotutto, è un ingrediente che, a dosi più o meno misurate, viene inserito in vari prodotti derivati da altri precedenti, dal nuovo ciclo di Star Wars, di cui abbiamo appena visto l’episodio Star Wars – Gli Ultimi Jedi (2017), ad It (2017) o T2 Trainspotting (2017).

C’è quindi un equilibrio tra vecchio e nuovo che dovrebbe conquistare gli spettatori di allora e l’ambito pubblico di oggi trasversalmente, obiettivo fondamentale del rimpasto di titoli noti in nuove salse e questo sequel ideale, pur citandolo, ha l’autonomia sufficiente dal primo Jumanji (1995), a circa vent’anni dalla sua uscita, per farsi strada nel 2018.

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[three_fifth_last] Jumanji: Benvenuti nella Giungla

Genere: AvventuraAzioneCommediaRagazzi

Cast: Dwayne Johnson, Jack Black, Kevin Hart, Karen Gillan, Nick Jonas, Bobby Cannavale, Rhys Darby, Alex Wolff, Ser’Darius Blain, Madison Iseman, Morgan Turner, Sean Buxton, Mason Guccione, Marin Hinkle, Tracey Bonner

Un film di: Jake Kasdan

Durata: 118 minuti

Data di uscita: 1 gennaio 2018

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