L’Uomo del Labirinto

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Il Dottor Green e Bruno Genko in L’Uomo del Labirinto

Vogliamo i tuoi ricordi, ne abbiamo bisogno ora.
(Dottor Green – Dustin Hoffman)

La storia non finisce così, giusto?
(Bruno Genko – Toni Servillo)

Quando il regista di una pellicola coincide con lo scrittore del romanzo da cui è ispirato, si arriva al cinema con la consapevolezza che sia al minimo il rischio di far evaporare la sua anima in nome della diversa arte con cui essa verrà espressa. E quando questo scrittore è uno di quelli più in ascesa a livello di rilevanza nell’ambito dei thriller italiani e non, l’interesse non può che essere sopra la media.
Alla sua opera seconda, Donato Carrisi questa volta dà forma a un vero e proprio horror, immerso in un mondo afoso, inospitale, colorato nell’aspetto ma nerissimo nella sua anima. A differenza de La ragazza nella nebbia (2017), il contesto di quanto mostrato a schermo è ancora più rarefatto, mix di diverse influenze, che ricordano gli anni ’90 in certi aspetti (cellulari pre-smartphone, tv a tubo catodico e via dicendo), ma con il preciso scopo di non delineare un luogo preciso. Questo perché l’idea di Carrisi è, in realtà, di ambientare tutta la vicenda all’interno della mente dello spettatore.

L’incipit è istantaneo: una ragazza scompare, per poi riapparire improvvisamente dopo 15 anni. La polizia inizia le indagini insieme ad un profiler americano, il Dottor Green (un Dustin Hoffman finalmente tornato ai suoi livelli migliori), chiamato allo scopo di far rivelare più informazioni possibili alla suddetta ragazza, Samantha Andretti. La necessità di ingaggiare una figura così specifica deriva dalla tipologia di prigione scelta dal rapitore: il labirinto.
Quest’ultimo, un vero e proprio protagonista nascosto, investe lo spettatore con il suo potere claustrofobico e Carrisi, conscio della paura che il buio e la mancanza di spazio sono capaci di trasmettere in coppia, fa un grandissimo lavoro nel riprodurre su schermo le sensazioni ansiogene provate da Samantha.

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Ad unire simbolicamente questo film al precedente lavoro di Carrisi c’è poi Toni Servillo, qui di nuovo alle prese con il ruolo di effettivo protagonista, che interpreta un disilluso e apatico investigatore privato di nome Bruno Genko, il quale, a causa di una scoperta relativa alla propria salute, decide per una volta di dar seguito a una richiesta di aiuto quasi dimenticata e si unirà alla caccia del rapitore che, oltre al labirinto, ha un’ulteriore, bizzarra caratteristica: a quanto sembra, infatti, ad aver rapito Samantha fu un misterioso coniglio antropomorfo.

La figura del coniglio, così come chiarito da Carrisi successivamente alla proiezione stampa, lo ha segnato da giovane dopo la visione di Alice nel paese delle meraviglie ma, così come in Donnie Darko (2001), esso è uno dei tanti simboli della paura del diverso e dell’ignoto che ha avuto varie rappresentazioni nel mondo del cinema e della letteratura e in questa occasione essa acquisisce una presenza scenica tanto terrificante quanto imponente, simile in certi aspetti alla rappresentazione del male per eccellenza, IT di Stephen King (associazione confermata anche da Carrisi, fan dello scrittore americano, durante la nostra intervista).

Durante la visione, il seme del dubbio si insinua nell’inconscio degli spettatori e il film stesso diventa il labirinto creato dal regista per intrappolarci nella rete degli indizi attentamente disseminati che fanno ipotizzare il proseguimento di una trama che costruisce sapientemente l’attesa della rivelazione finale, che si fa sempre più estenuante.
La storia, infatti, avanza ad un ritmo intenzionalmente singhiozzante, come se seguisse le orme del suo ciondolante protagonista, alternando momenti in cui il regista ci porta nella mente e negli occhi della ragazza rapita, ad altri in cui viviamo le indagini di Bruno, ma sempre nascondendo bene i suoi assi, servendo solo negli ultimi minuti il sorprendente finale che lascerà spiazzati anche i più smaliziati conoscitori di plot twist.

Nonostante ciò, la pellicola non è esente da difetti: gli esterni sono piuttosto spogli, gli eventi narrati, per quanto assolutamente capaci di tenere lo spettatore sotterrato dal desiderio di scoprire la verità, al netto del finale non raccontano effettivamente qualcosa di veramente nuovo e alcune scene danno al prodotto un tocco grottesco che in certi casi raggiunge quasi il kitsch, rischiando di compromettere la grande atmosfera creata fino a quei momenti.

Infine, a livello tecnico, la colonna sonora accompagna gli eventi amplificando l’ansia generata dalle immagini, che grazie ad un eccellente lavoro di fotografia, soprattutto negli interni, regala al tutto un potere catartico non indifferente.

L’Uomo del Labirinto

Genere: HorrorThriller

Interpreti: Dustin Hoffman, Toni Servillo, Valentina Bellè, Vinicio Marchioni, Katsiaryna Shulha, Orlando Cinque, Filippo Dini, Sergio Grossini, Carla Cassola, Luis Gnecco, Stefano Rossi Giordani, Riccardo Cicogna, Sergio Leone, Marta Paola Richeldi, Diego Facciotti

Un film di: Donato Carrisi

Durata: 130 minuti

Data di uscita: 30 ottobre 2019

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