Il gioco delle parti

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Leone Gala in Il giuoco delle parti

L’annoso problema di cosa sia un classico, che tipo di rapporto si debba avere nei suoi confronti, reverenziale e intoccabile o ad uso e consumo del quotidiano e quindi passibile di rivisitazioni, tagli, adattamenti e tradimenti, riemerge ogniqualvolta si assiste ad un’operazione che osi intervenire sulla drammaturgia originaria imponendo il proprio punto di vista.

E’ questo il caso ultimo del lavoro teatrale di Umberto Orsini, Roberto Valerio e Maurizio Balò tratto da Luigi Pirandello.

Per quanto riadattata – quasi obbligatoriamente all’età dell’interprete protagonista – l’operazione drammaturgica non va vista, a mio avviso, in una contaminazione realistica attualizzante, e quindi passibile di tradimento, ma bensì si inserisce, a buon diritto, in quella libertà e autonomia tipica dei personaggi pirandelliani, così tanto proclamata e patita dal suo stesso autore, che permette loro di pretendere un palco e una scena personale.

E così Leone Gala si presenta oggi agli spettatori del XXI secolo vecchio, stanco, vinto dal suo stesso sistema logico filosofico atarassico che se pur gli ha permesso di sopravvivere gli ha negato, però, l’essenza stessa della vita.

La storia è il tipico triangolo, marito, moglie e amante, in cui il marito ha scelto di accettare impassibile gli eventi della sua sorte tranne uno, accettare impassibile, appunto, che venga decretata la sua morte. A questo, per una sorta di istinto alla vita, Gala si ribellerà rivelando il lato oscuro del suo sistema filosofico, le ombre nascoste nei meandri del suo logos impeccabile.

E tra le pareti mobili di labili confini di realtà, nella reclusione della sua mente, Gala, come in un girone dantesco, si condanna a trascorre la sua presenza in terra inchiodato da un pernio che lo costringe a riempirsi e svuotarsi di presenze e assenze, ricordi passati e negazioni della realtà.

Una scena ospedaliera, impersonale, fredda, svuotata di colori dove irrompono personaggi imperfetti che pretendono “udienza” giustizia e verità sul palco inclemente della mente di Gala, che immobilizzato, in un tempo bloccato di eterno ritorno, non sa e non può far altro che beckettianamente svolgere e riavvolgere il nastro della sua esistenza mancata.

Un’operazione di grande intelligenza, ottimo teatro e piena aderenza a Pirandello, dunque.

Buona la resa registica e scenografica di Maurizio Balò, affiancata dall’occhio vigile ed esperto di un grande mattatore introverso e riflessivo come Umberto Orsini, che paradossalmente ci commuove, nella sua raffinatissima interpretazione di grande teatro, giocata quasi interamente sui mezzi toni, sulle sfumature contratte di chi non avendo il coraggio di vivere nasconde rancori e vendette represse sotto una maschera di impassibile perbenismo intellettuale, tradito solo a volte dagli scatti nervosi di un corpo vitale, ingrippato nelle ferree maglie di una corazza di salvataggio che, inesorabilmente, lo trascina a fondo.

Davvero encomiabile quindi il lavoro e l’interpretazione della compagnia tutta, Alvia Reale che ha saputo dare a Silia tutte le sfaccettature di una donna borghese annoiata ed isterica, Michele di Mauro naturale e disinvolto nel suo ruolo di amante gabbato, ed altrettanto impeccabili e seri Flavio Bonacci, Carlo de Ruggieri e Woody Neri che riportano in scena il sapore antico della tradizione del più alto teatro capo comicale all’italiana.

silia-e-gala-in-il-giuoco-delle-partiIl giuoco delle parti

GenereTeatro

Personaggi e interpreti: Umberto Orsini, Alvia Reale, Michele Di Mauro, Flavio Bonacci, Carlo de Ruggieri, Woody Neri

Regia: Roberto Valerio

Scene: Maurizio Balò

Da: Luigi Pirandello, adattamento Valerio, Orsini, Balò

Sede: Teatro  Eliseo – Roma

Data di uscita: 11 febbraio – 9 marzo 2014

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