Il Cattivo Poeta

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Gabriele D'Annunzio e Giovanni Comini in Il cattivo poeta

D’Annunzio è come un dente guasto: o lo si ricopre d’oro o lo si estirpa.

(Achille Starace – Fausto Russo Alesi)

Esce finalmente al cinema il film sugli ultimi anni del poeta Gabriele D’annunzio e l’evoluzione dei suoi rapporti col fascismo che si rifà, già nel titolo, alle critiche ricevute dal poeta relative alla sua condotta, le idee e il fatto di rappresentare in qualche modo un “cattivo maestro“.

Tra il 1936 e il 1937 l’Italia fascista è al culmine della sua espansione coloniale. Il giovane Giovanni Comini è stato appena promosso federale e riceve un incarico da Achille Starace, segretario del Partito Fascista e numero due del regime. Egli dovrà sorvegliare Gabriele d’Annunzio e metterlo nella condizione di non nuocere poiché il Vate ultimamente appare contrariato soprattutto in vista della imminente alleanza con la Germania di Hitler.

D’Annunzio è rinchiuso da anni al Vittoriale, una villa museo che racchiude l’estetica e i ricordi del poeta. Lì Comini subisce il fascino del poeta mentre la rigida applicazione delle azioni contro il dissenso al fascismo mette in crisi la fedeltà del giovane federale al suo compito di vigilanza.

C’è un sapiente lavoro di sceneggiatura che elabora frasi, scritti e documenti del poeta tradotti nell`interpretazione mimetica di Sergio Castellitto, a partire dall’aspetto fisico. Il D’annunzio della pellicola è fedele alle fonti storiche e si prende gioco delle leggende che lo dipingono come un trasgressivo voglioso dedito alla coltivazione più estrema dei piaceri.

Un personaggio che alterna invettive verso le camicie fasciste che ormai definisce “sordide” e altre riflessioni auliche sull’esistenza a momenti sarcastici contro Hitler che definisce:

Un ridicolo nibelungo truccato alla Charlot

O anche momenti autoironici, come quando dice di sè stesso:

Almeno non sono gobbo come il recanatese

Francesco Patanè esordisce in un lungometraggio nel ruolo di Giovanni Comini e dimostra una felice apertura nello scegliere un volto nuovo adatto a rappresentare una gioventù d’epoca che vive nel proprio privato la perplessità e poi il dramma di quello che significò un`aderenza totale al fascismo che in molti casi comportava incriminazioni sommarie e morte per chi finiva nel mirino del regime.

In quel momento della storia ormai la vigilanza è capillare. Ogni vicino o amico di famiglia può essere denunciato e passare le cose peggiori.

I due protagonisti rappresentano l’incontro tra un mondo antico che ha ancora forza ma vede il suo triste scomparire e un nuovo universo fiducioso del presunto progresso dell’Italia ma che presto andrà incontro alle delusioni di

Un ragazzo in guerra, di uno che la guerra però non se l’era immaginata bene

Francesco Patanè ammette che per entrare nel suo personaggio ha rimosso le sue conoscenze su D’Annunzio per trovare lo stupore di chi scopre tutto sul mito del Vate.

Alcune figure, prevalentemente femminili, sono assistenti, custodi, amanti quasi vestali del culto del poeta e completano l’iconografia delle scene a casa del Vate che diventa così quasi un tempio. Tra queste spicca Amélie Mazoyer, interpretata da Clotilde Corau, che divenne amante e potente governante della sua casa.

Fa da sfondo la scenografia storica e naturale del Vittoriale vero museo simbolo di una scelta di vita estetica rinchiusa dal mutare dei tempi che fanno arrivare “una brezzolina in venti di guerra” e un periodo più cupo per l’Italia.

C’è un`intelligente distacco da analisi storiche sul fascismo che rimane una cornice di contesto e viene mostrato attraverso lo sguardo di chi lo viveva, diviso tra chi credeva nel progresso predicato dalla propaganda, chi lo temeva e chi lo discuteva. Argomento affascinante ma ancora scomodo che si prova ad affrontare in opere interessanti come questa o in Sono Tornato (2018) di Luca Miniero.

Esordio al lungometraggio anche per il regista Gianluca Jodice, con la collaborazione del produttore Matteo Rovere, già attento a prodotti prettamente di genere, di cronaca e di storia diversi dall’abituale panorama italiano come ad esempio Il Primo Re (2019).

Una storia da vedere per conoscere un aspetto del poeta Gabriele D’Annunzio e i rapporti con l’Italia fascista, le sue caratteristiche e contraddizioni. Un’occasione per ammirare le meraviglie del Vittoriale da visitare magari di persona.

Il cattivo poeta – locandina

Il cattivo poeta

Genere: Biografici, Drammatici, Storici

Interpreti: Sergio Castellitto, Francesco Patanè, Tommaso Ragno, Clotilde Courau, Fausto Russo, Alesi, Massimiliano Rossi, Elena Bucci, Lidiya Liberman, Janina Rudenska, Lino Musella, Paolo Graziosi, Antonio Piovanelli, Marcello Romolo

Durata: 106 minuti

Un film di: Gianluca Jodice

Data di uscita: 20 maggio 2021

REVIEW OVERVIEW
Buono
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Andrea è laureato in Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Segue e scrive di cinema e teatro, dopo aver coltivato e amato quest'ultimo personalmente, studiando teatro e canto e partecipando a spettacoli e Festival, in Italia e non solo. Ha scritto per varie testate tra cui Best Movie e Saltinaria, Cinespresso e Amazing Cinema. Nel suo percorso si occupa anche della promozione e organizzazione di eventi culturali, teatrali, musicali e turistici. Tra questi ci sono stati Musicultura, MArtelive, e il Levante International Film Fest.

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