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I fratelli Karamazov

I fratelli Karamazov

Sappiate che non c’è niente di più alto, di più forte, di più utile per la vita futura di un qualche bel ricordo, in particolare se conservato dall’infanzia, dalla casa paterna.
Vi parlano molto della vostra educazione, ma forse un bel ricordo, un ricordo sacro, custodito dall’infanzia è la migliore educazione possibile. Se un uomo può raccogliere tanti di questi ricordi, allora sarà salvo per tutta la vita. E se anche un solo buon ricordo rimarrà con noi nel nostro cuore, anche quello potrà servirci un giorno per la salvezza.
(Citazione)

Quando, negli anni ’30 Luigi Pirandello scrive I giganti della montagna, ultimo dramma rimasto incompiuto, era pressochè nuova la concezione del teatro nel teatro, dell’abbattimento di una quarta parete irreale ma comunemente accettata che separasse lo spettatore dall’attore, la realtà dalla finzione, il “vero” dal “verosimile”. Ciò che vale per il palcoscenico vale altresì per il cinema, arte più nuova ma che sperimenta linguaggi più velocemente.

Osservando con attenzione questo lavoro di Petr Zelenka, rivisitazione del famoso dramma di Dostoevskij, che arriva in Italia in lingua originale (scelta sapiente della distribuzione) dopo ben 6 anni dalla sua realizzazione, non si può non pensare a Pirandello, al metateatro e al concetto di metacinema; qui più che altro abbiamo un perfetto incastro di teatro e cinema che riescono a non farsi la guerra ma a spalleggiarsi in un tentativo, più che riuscito, di raccontare due storie in una, utilizzando due linguaggi diversi ma paralleli. Da un lato abbiamo la rappresentazione teatrale, classicissima inserita in un contesto per nulla classico, dall’altra il cinema ci regala lo sguardo alternativo al palcoscenico, esplorando con il suo occhio mobile un “oltre” che il teatro non potrebbe mostrare; l’unione di queste due forme di linguaggio diversissime tra loro raggiungono la perfezione espressiva, con il risultato di concedere a noi spettatori al visione del “tutto”, di capire ogni sfumatura ma, come è nello stile di questo nuovo cinema europeo che vien dall’Est, senza inutili infiocchettature ma centrando i nodi culturali ed espressivi che tengono in piedi una creazione artistica.

Il plot narrativo è in partenza estremamente semplice: una compagnia di attori accetta di partecipare ad un festival che racchiude varie tipologie artistiche, dal teatro al balletto etc.. il tutto ambientato in una fabbrica del tutto funzionante, con il tema del “fare arte in luoghi non deputati”. Durante le prove dello spettacolo si viene a conoscenza di un terribile incidente sul lavoro capitato soltanto qualche ora prima, le vicende del gruppo di valenti attori cammineranno così di pari passo con la vita e l’aria che si respira nella fabbrica, in un intreccio ed una compenetrazione di realtà e finzione che condurrà all’inaspettato ma denso colpo di scena finale (poichè è certo che se appare una pistola, prima o poi sparerà). La bravura degli attori, evidenziata dalla saggia scelta di non utilizzare alcun doppiaggio, ci conduce un due universi paralleli ma contigui: da un lato sul palco improvvisato assistiamo ad un’eccelsa variazione sul tema del parricidio di Dostoevskij, mentre l’occhio impietoso della camera ci conduce nei luoghi del suo contrario, della possibile morte di un figlio, ribaltando temi e congetture.

Petr Zelenka riesce, insomma, coadiuvato da grandi interpreti dai visi antichi e dolenti, a raccontare almeno tre storie in una, mantenendo i fili narrativi separati eppure uniti grazie alla perfetta sapienza nell’uso del mezzo tecnico, che ci permette di spiare ogni “mostro” sia esso di cemento, di ferro o soltanto racchiuso nell’animo umano. Una sceneggiatura eccellente, con una storia semplicissima e proprio per questo funzionale alla possibilità di farsi smontare, come una matrioska, per scoprirsi più profonda e complessa di quanto avremmo immaginato. Ancora una volta la cinematografia che arriva dall’Est ci riporta a scuola insegnandoci cosa vuol dire “comunicare” e facendosi specchio di una società in evoluzione come forse noi non riusciamo più a fare. Un grande cinema che sa sempre più specchiarsi nel sociale e si fa protagonista e spettatore di una nuova stagione civile, dimostrando che l’arte in ogni sua forma non è accessorio ma necessaria forma di catarsi per l’evoluzione di una nuova società, ogni volta che la Storia ci consegna ad un bivio. Noi, in Italia, stiamo ancora aspettando, cosa? Di trovare il coraggio.

Sappiate che non c’è niente di più alto, di più forte, di più utile per la vita futura di un qualche bel ricordo, in particolare se conservato dall’infanzia, dalla casa paterna. Vi parlano molto della vostra educazione, ma forse un bel ricordo, un ricordo sacro, custodito dall’infanzia è la migliore educazione possibile. Se un uomo …

Review Overview

AMAZING STARS

Da Non Perdere

Summary : Un grande film capolavoro, un affresco della nuova cinematografia dell'Est che torna al vero significato del fare cinema. Eccellente l'utilizzo del mezzo tecnico, perfetta la concatenazione della storia. Imperdibile.

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I fratelli Karamazov

Genere: Drammatici

Cast: Ivan Trojan, Igor Chmela, Martin Mysicka, David Novotný, Radek Holub,Lenka Krobotová, Michaela Badinková, Jerzy Michal Bozyk, Malgorzata Galkowska, Klára Lidová, Roman Luknár, Andrzej Mastalerz, Marek Matejka, Jerzy Rogalski, Pavel Simcík, Lucie Zácková

Un film di: Petr Zelenka

Durata: 110 minuti

Data di uscita: 27 Marzo 2014

 

About Evra Chiarucci

Laureata al Dams in Critica e Letteratura cinematografica, mi occupo di tutto ciò che è arte, dalla danza al teatro...E molto altro!!!

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