Hedda Gabler

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Manuela Morlacchia in Hedda Gabler

“Forse mi addormenterò, a meno che gli attori non siano davvero bravi”. Così esordisce un’abbonata prendendo posto davanti a me nelle file del teatro Quirino a inizio dello spettacolo con la regia di Antonio Calenda.

E la signora, sotto il mio sguardo vigile durante le due ore di spettacolo, rimane sveglia e arzilla per tutto il tempo.

Certo questa nuova regia di Calenda non potrà annoverarsi forse tra le interpretazioni avanguardistiche di Ibsen, ma certamente nella migliore tradizione del teatro di parola italiano, mantenendo alta la sua dignità di ottima interpretazione e gustosissimo spettacolo.

E forse era questo l’intento del regista: offrire un Ibsen che riveli la sua profonda conoscenza dei meandri dell’animo umano governato dall’inconscio, una lettura che, inabissandosi nel cuore dei sentimenti di una donna, si curi principalmente di metterne a nudo i suoi desideri più profondi mascherati dalle infinite censure e mistificazioni e che ritrovi in questo modo credibilità e ascolto profondo.

E in questo la regia di Calenda è perfettamente riuscita, grazie anche al fortunato sodalizio con Emanuela Mandracchia che riesce a rendere le infinite e contraddittorie pieghe dell’anima di Hedda in un’eccellente interpretazione trasparente e sincera dando sudore, corpo e anima a uno dei ruoli più difficili e faticosi del teatro femminile.

Prova quindi di grande attrice quella della Mandracchia a cui si affiancano i comunque bravi Luciano Roman, Jacopo Venturiero, Simonetta Cartia, Federica Rosellini, Massimo Nicolini e Laura Piazza.

Onore al merito, dunque, di un’operazione  seria e riuscitissima che, basandosi sullo studio attento del testo e sulla forza del recitativo della parola, riesce ancora a creare atmosfere, più psicologiche che reali – nella cupezza incombente dell’ambientazione edipica – che irretiscono lo spettatore nel mondo interiore dei personaggi, senza bisogno di altri espedienti se non la forza ancora viva del testo che, scritto più di un secolo fa, può ritrovare ancora oggi contemporaneità perché parte di quella universalità del racconto dei sentimenti dell’animo umano.

Anche senza voler cercare a tutti i costi trovate registiche  innovative, la tradizione alta e seria di addetti ai lavori, se basa le sue radici in un testo la cui classicità è intramontabile, basta ad assicurare, comunque, una prova di ottima qualità.

Hedda Gabler

GenereTeatro

Personaggi e interpreti: Manuela Mandracchia, Luciano Roman, Jacopo Venturiero, Simonetta Cartia, Federica Rosellini, Massimo Nicolini, Laura Piazza

Regia: Antonio Calenda

Di: Henrik Ibsen

Sede: Teatro Quirino – Roma

Data di uscita: 17- 22 Dicembre 2013

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