Gli Sdraiati

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Giorgio Selva e Tito Selva in Gli Sdraiati

Ho visto un futuro quasi medievale. I giovani, in minoranza, umiliati, vengono cacciati ai margini della società da questa orda di vecchi assetati di potere, di privilegi. Allora i giovani si organizzano con un esercito di liberazione.
(Giorgio Selva – Claudio Bisio)

Le famiglie sono disfunzionali in molti modi. Ma cosa succede se anziché focalizzare la nostra attenzione sull’impatto che questa disfunzionalità ha sui figli, cambiamo prospettiva e ci concentriamo sui genitori, in particolare sui padri? Ecco il cuore del nuovo film di Francesca Archibugi, liberamente tratto dall’omonimo bestseller di Michele Serra.

Giorgio Selva (Claudio Bisio) è un famoso giornalista televisivo, vive nella Milano bene, ai piani alti di uno dei nuovissimi palazzi del Quartiere Isola. Divorziato da anni, ha l’affido condiviso del figlio, Tito (Gaddo Bacchini), ormai diciassettenne e in piena ribellione adolescenziale. Disordine cronico, porte sbattute, luci lasciate accese, dentifricio lasciato aperto, yogurt mezzi mangiati dimenticati in giro. E poi sbronze, spinelli, furtarelli con la sua banda di amici, tutti rigorosamente maschi con i loro soprannomi da battaglia, la scuola che sta stretta, le biciclette in giro per Milano, le feste con la musica a tutto volume, le canzoni urlate e la mentalità del branco senza capo né coda, ed equilibri tanto fragili come ogni adolescente che si rispetti.

Giorgio è un uomo realizzato, benestante, ma la fama e la visibilità implicano il mantenimento di una facciata irreprensibile e la necessità di controllare ogni cosa, soprattutto il figlio Tito, che al terapeuta dice:

“Ogni volta che faccio qualcosa, lui mi dice come avrei potuto farlo meglio”.
(Tito – Gaddo Bacchini)

A sconvolgere ancor più la vita e la relazione fra padre e figlio arrivano Rosalba, la Antonia Truppo di Omicidio all’Italiana (2017) e di Lo Chiamavano Jeeg Robot (2016, David di Donatello come migliore attrice non protagonista) e sua figlia Alice (Ilaria Brusadelli). Diciassette anni prima, Rosalba era stata per qualche tempo domestica, assistente, tuttofare in casa di Giorgio e sua moglie Livia (Sandra Ceccarelli), prima che Tito nascesse. Con lei Giorgio aveva avuto una relazione. Un giorno era sparita nel nulla e nessuno aveva più avuto sue notizie, finché non ricompare ad un colloquio con i professori proprio nella scuola che frequenta anche Tito. Che naturalmente si innamora di Alice, taciturna, un po’ emo, occhi giganteschi e sempre arrabbiati, quasi sempre sfuggenti e nascosti dietro capelli lunghissimi.

La tempesta è potente, e scuote Giorgio Tito, come persone singole e come binomio padre-figlio. I loro scontri, la veemenza del figlio, il tormento interiore del padre, ricordano tanto le parole di Murakami sui sopravvissuti alla tempesta. Perché da quel punto di rottura, da quell’uragano di emozioni, passioni, segreti, sentimenti, equilibri sconvolti, silenzi di pietra, fantasmi del passato, dolori taciuti e mai risolti, si può uscire solo in due modi: perdendosi, o trasformandosi.

Film intenso ed emozionante, che racconta con delicatezza e profondità della frammentazione della famiglia moderna, di una incomunicabilità che non è fisiologica, ma scelta più o meno razionale, di unicità che si scontrano e così facendo si mescolano, si arricchiscono, diventano nuove. È, sotto molti punti di vista, un film-specchio in cui possiamo riconoscere tantissimo di noi, come eravamo e come siamo: la crescita, i cambiamenti, le fragilità, la messa in discussione dell’autorità (in famiglia, a scuola, nella società in senso lato), ma anche i dubbi genitoriali, le pressioni, l’importanza (eccessiva) data alle apparenze, l’incapacità di mettersi a tacere per farsi altro e riconoscersi nell’altro, la crisi dei ruoli, la confusione, l’impossibilità di perdonarsi e perdonare…

È una pellicola che narra di una solitudine, quella di Giorgio, inserita in un ecosistema di solitudini e cose taciute per anni. E si sa, le cose non dette, col tempo, diventano muri che dividono, qualunque sia la ragione che ci ha portati a rinchiuderle nel nostro cuore. Così i ricordi si falsano, perché la mente è menzognera e gioca proprio sui muri che abbiamo costruito per non mostrare i passi falsi che danneggerebbero la nostra immagine pubblica. È anche un lavoro su un’assenza ingombrante, quella di Livia (Sandra Ceccarelli), mai realmente in scena eppure onnipresente negli scambi padre-figlio, nei racconti dello straordinario nonno Pinin (Cochi Pinzoni), un padre con le braccia talmente grandi da abbracciare sua figlia, GiorgioTito, tutti gli amici di Tito e anche un po’ noi, da questa parte dello schermo.

Sono davvero tanti gli spunti che abbiamo tratto dal nuovo lavoro di Francesca Archibugi e ve lo consigliamo davvero: perché alla fine anche a voi verrà voglia di scompigliare i capelli a Tito e dare una pacca sulla spalla a Giorgio, per fargli capire che no, non è solo. E con l’aiuto di quello straordinario diciassettenne che sta imparando un modo nuovo di fare il figlio, potrà imparare a fare il padre anche lui.

[review]

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[three_fifth_last] Gli Sdraiati

Genere: CommediaDrammatici

Attori: Claudio Bisio, Gaddo Bacchini, Cochi Ponzoni, Antonia Truppo, Gigio Alberti, Barbara Ronchi, Carla Chiarelli, Federica Fracassi, Sandra Ceccarelli, Giancarlo Dettori, Ilaria Brusadelli

Durata: 103 minuti

Un film di: Francesca Archibugi

Data di uscita: 23 novembre 2017

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