Geppetto e Geppetto

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Angelo di Genio e Tindaro Granata in Geppetto e Geppetto

Il titolo è un pretesto per raccontare una famiglia diversa, un po` come quella di Geppetto che si fabbricò un figlio da un pezzo di legno, di nome Pinocchio. Dalla favola alla realtà questo è uno di quelli spettacoli che affronta il tema delicato delle coppie e delle genitorialità omosessuali.

La drammaturgia si serve di citazioni prese dalla realtà, nella forma di frasi tratte da discorsi politici o dichiarazioni di cittadini a favore o contro il complesso mondo delle famiglie arcobaleno. Dopo queste registrazioni fuori campo, ascoltate mentre la sala è quasi al buio, l’efficace disegno luci illumina progressivamente un tavolo dove è seduta una coppia di uomini che spiega le loro argomentazioni riguardo il concepimento di un bambino da avere con la fecondazione eterologa.

Tony (Paolo Li Volsi), vorrebbe diventare padre, Luca (Tindaro Granata) vorrebbe aspettare. Franca (Alessia Bellotto), amica dei due, vorrebbe capire come fare mentre la madre di Tony (Roberta Rosignoli) vorrebbe evitare che accada.

Così compaiono sul palco altre figure, a partire dalla loro amica Franca, che danno voci alle perplessità riguardo la legittimità della pratica, il futuro del figlio e la sua integrazione sociale. Ben caratterizzato il personaggio della madre meridionale di Tony di forte impostazione tradizionale che esprime dubbi comunque legittimi e condivisibili.

Il copione ha il merito di esprimere punti di vista opposti per evitare la militanza nonostante il visibile orientamento della scrittura a favore dei diritti civili. Interessante l’arrivo del figlio Matteo (Angelo Di Genio) che dà corpo a dubbi e pregiudizi gravitanti su un tipo di famiglia ancora in bilico tra l’essere illegittima o essere impossibilitata a formarsi. Interessante il personaggio dell’insegnante, che difende Matteo dalle prese in giro e spiega la particolarità della sua condizione, portatrice di politicamente corretto e foriera di frasi adatte a definire le “famiglie diverse”.

La prima parte crea una dialettica teatrale alimentata dallo stesso dibattito sociale e politico di questi ultimi anni. La seconda parte è più cupa, caratterizzata dal dramma del lutto che ridiscute gli equilibri e alimenta nuove paure. Percorre dinamiche realmente accadute e quindi plausibili: cosa succede al figlio se rimane col genitore non biologico?

Questa scelta, pur giustificata nella realtà della cronaca, tuttavia colora ancora una volta di dramma un tipo di racconto che non riesce a essere gioioso, come nella realtà di queste vicende che non riescono a trovare respiro, e vira il racconto verso toni melodrammatici che inducono alla commozione quasi inevitabile. In questa parte dello spettacolo, però, emerge la personalità del figlio Matteo, divenuto un ragazzo che si svuota di anni di disagio covato interiormente. Un insieme di scene che mette in luce quanto sia difficile essere figli e genitori tanto nelle famiglie speciali tanto in quelle “consuete”.

La costruzione del personaggio di Matteo è arricchita dall’interazione con due personaggi, la figlia dell’amica di famiglia e un altro amico, interpretati da Lucia Rea e Carlo Guasconi, il quale tra alti e bassi ha una particolare simpatia per lei. Dinamiche giovanili interessanti e anche ben interpretate dagli attori anche se non sono molto sviluppate nella scrittura e poco aggiungono al senso dello spettacolo.

Attorno alla scenografia del tavolo simbolo di una vita familiare scorrono i personaggi avvolti da luci direzionali più tenui o più intense per sottolinearne le apparizioni, mentre i personaggi appaiono con semplici costumi neri che portano i loro nomi per indicare la metafora didascalica dei loro ruoli. Questi elementi sono raccordati dalla regia per raccontare una famiglia tentando di non dimostrare una tesi o almeno cercando di offrire diversi punti di vista, anche grazie alle sentite interpretazioni degli attori di un copione ricco di spunti.

Considerata la natura sociale dello spettacolo il suo sviluppo teatrale va considerato come un pregio anche se la drammaturgia lascia spesso più spazio all’analisi e alla denuncia sociale. Nonostante questo lo svolgimento rimane piacevole e toccante e il lavoro di Tindaro Granata nella scrittura e regia, con un ruolo anche nell’interpretazione, è ricco e ancora oggi in un certo senso necessario.

Geppetto e Geppetto ha vinto vari premi: Premio UBU 2016 a Tindaro Granata per Miglior Progetto o Novità Drammaturgica, Premio Hystrio Twister 2017, Premio Nazionale Franco Enriquez 2017 – “Teatro Contemporaneo, sezione Autori, Registi, Attori”. Angelo Di Genio ha vinto il Premio ANCT 2016 per l’interpretazione del “figlio Matteo”.

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[three_fifth_last] Geppetto e Geppetto

GenereTeatro

Interpreti: Alessia Bellotto, Angelo Di Genio, Tindaro Granata, Carlo Guasconi, Paolo Li Volsi, Lucia Rea, Roberta Rosignoli

scritto e diretto da: Tindaro Granata

allestimento: Margherita Baldoni

luci e suoni: Cristiano Cramerotti

movimenti di scena: Micaela Sapienza

Sede: Teatro India, Lungotevere Vittorio Gassman, Roma

Dal 24 al 28 gennaio 2018
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