Ballo Ballo

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Maria e Amparo in Ballo Ballo

Pablo: Mio padre crede che si debba fare un controllo sul girato perché gli spettatori possano essere tutelati.

Maria: Io sono una spettatrice e mi tutelo da sola.

(Pablo e Maria – Fernando Guallar e ingrid García Jonsson)

Ballo Ballo è un musical basato sulle canzoni di Raffaella Carrà. Il titolo originale del film spagnolo è Explota Explota, in riferimento al ritornello di un’altra canzone, presente pure qui: A far l’Amore comincia tu, anche se da noi il titolo italiano è effettivamente più comprensibile e legato al soggetto.

L’operazione ricorda altri musical su discografie preesistenti come Mamma Mia! (2008), di cui abbiamo visto la versione musical teatrale, e il sequel Mamma Mia! Ci risiamo (2018), sulle canzoni degli Abba, oppure Un’Avventura (2019), sulle canzoni di Mogol e Battisti.

La vicenda parte in Italia, a Roma, da dove Maria (Ingrid García Jonsson) scappa vestita da sposa, fuggendo da un matrimonio mancato, diretta in aereo verso Madrid, in Spagna.

Lì va a vivere con l’amica Amparo (Verónica Echegui) e con un colpo di fortuna entra nel corpo di ballo del programma televisivo Las noches de Rosa. Intanto si innamora di Pablo (Fernando Guallar), figlio del temibile censore televisivo Celedonio (Pedro Casablanc), il quale deve seguire le orme del padre nel tutelare il rigore morale verso qualunque esposizione ed allusione sessuale in tv.

Andrebbe considerato che storia e canzoni sono basate su un’icona dello spettacolo italiano e, se ci fosse più accortezza a quello che si ha, questo film sarebbe stato probabilmente italiano. Ma la Carrà ha dimostrato di essere apprezzata all’estero, e soprattutto in Spagna, come e più che da noi, evidentemente. Comunque sia è proprio da questa produzione spagnola che giungono omaggi all’Italia, a partire dai set di Roma a vere e proprie battute di ammirazione per stilisti, moto e situazioni italiane, incarnate nel personaggio di Amparo, oltre all’inserimento nel cast dell’italiano Giuseppe Maggio, nel ruolo di Massimiliano, primo fidanzato di Maria. Situazioni che arrivano a una delle visioni turistiche dell’italia più note del cinema come il film Vacanze Romane (1953), di cui abbiamo visto la versione musical teatrale scritta da BlakePorterTrovajoli.

Gli omaggi si estendono alla biografia della stessa Raffaella Carrà, a partire dall’ambientazione televisiva degli anni Settanta, in bianco e nero, dove il corpo di ballo si esibisce in una revisione del celebre Tuca Tuca che ha contribuito a segnare l’ascesa televisiva di questa artista.

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In quella televisione vige la censura per la tutela del buoncostume di allora che copriva nudità e qualunque allusione sensuale e sessuale nelle danze e nella mimica delle ballerine. È curioso che le stesse discussioni toccassero anche la tv italiana dei tempi. Proprio l’ombelico scoperto della stessa Carrà e i movimenti allusivi dei suoi balli ne sono un esempio lampante.
In comune tra la realtà storica e il film ci sono i testi delle canzoni, delicatamente erotiche, che generano il buffo tentativo di castigare espressioni di chiaro invito alla libertà espressiva e sessuale.

Interessanti anche le argomentazioni sulla differenza tra il “bene” e il “male” che vedevano la censura come la tutela della morale e della sensibilità degli spettatori. Il fatto che alcuni di questi, nel film, trovino inutili certe attenzioni e dichiarino di sapersi tutelare da soli porta il dibattito nella modernità di una nuova ventata di cosiddetto “politically correct” che vuole confezionare un presente adeguato a certi canoni e anche rivedere il passato secondo quest’ottica, anche con l’impiego dei cosiddetti “disclaimer“.

Come in altre pellicole del genere il perno è l’incastro della sceneggiatura con canzoni già note e in alcuni casi nate per essere sigle tv. Nonostante il confine tra un vero musical e un film con canzoni, in stile musicarello, sia sottile si può dire che l’operazione funziona e anzi sono apprezzabili i nuovi arrangiamenti musicali come le nuove interpretazioni canore che si arricchiscono di validi cori. Se il canto è anche migliorato rispetto alle interpretazioni originali, che restano comunque uniche per il carisma dell’artista Carrà,  forse si poteva fare qualcosa di più sul ballo, dato che le canzoni sono famose anche per le importanti coreografie cui sono state corredate. Altrettanto la regia di Nacho Álvarez, qui al suo primo lungometraggio, poteva provare a spingere di più sulla  resa cinematografica generale, nel linguaggio, espressioni e significati, e staccarsi maggiormente dalla prevalente messa in scena dei numeri musicali. Tuttavia l’opera riesce a trasmettere leggerezza e freschezza ma anche illustra le ombre dello show business ma soprattutto il dibattito su morale e libertà.
Il complesso è piacevole, funziona e dimostra, tutto sommato, di saper tradurre in cinema qualcosa che era nato per altri linguaggi.

C’è un aspetto surreale vicino ad altro cinema spagnolo, come quello di Manuel Gómez Pereira o Pedro Almodóvar, con una leggera satira che non risparmia l’eccessiva fiscalità sui luoghi di lavoro e la lentezza di alcuni impiegati, sulla scia di una scena simile in Zootropolis (2016).

La fotografia e la confezione del film è alquanto patinata e con un generoso uso di colori forti, tra cui un giallo che ricorda alcune tinte di La La Land (2017). Arcobaleno che collabora ad un semiotico contrasto con il bianco e nero della tv di allora e con la sua rigidità anche estetica ma già non più nei contenuti. Una patinatura funzionale a trasmettere un po’ di leggerezza e anche raccontare il mondo dello spettacolo, un po’ come fa un altro musical uscito poco fa: The Prom (2020) che in comune ha anche il discorso sulle tematiche sociali e la resistenza del vecchio sistema alle aperture.

La storia dello spettacolo si arricchisce con interessanti riferimenti a Santa Chiara, patrona della televisione, chiamata pure ad intervenire nel dramma di una sostituta, figura sempre costretta all’ingrata speranza di lavorare se succede un problema a una delle ballerine di ruolo.

Ballo Ballo è la canzone e la scena che esprime maggiormente l’euforia nell’avvicinarsi alla danza e allo spettacolo mentre brani come Tanti Auguri (Com’ è bello far l’amore…) o Caliente Caliente sono quelli manifesto della libertà nella ricerca del piacere fisico.

Interessante l’attenzione filologica in brani come 0303456, che in alcuni versi diventa: 5353456, il cui testo effettivamente cambio già nella canzone originale poiché quando uscì la canzone 5353456, questo numero telefonico esisteva davvero e tutti lo chiamavano continuamente al punto che si decise di cambiare il testo della canzone.

In una storia che è anche un inno alla libertà non manca un occhio al pubblico gay che ha nella canzone Luca i riferimenti nel testo e pure nella coreografia, eseguita nelle gallerie buie di una metro, con riferimento all’omosessualità celata vissuta come uno stare rinchiusi, e luci tipiche di locali di tendenza.

A far l’amore comincia tu, canzone da cui viene il titolo originale del film, è nella scena della lotta letteralmente fisica tra vecchio modo di presentare, con censura, e voglia di nuovo e di libertà, non solo del costume sessuale ma anche di una Spagna che viveva la dittatura franchista e desiderava la libertà democratica.

Rumore e Con te esprimono diverse situazioni di una storia d’amore mentre Fiesta è il pezzo che riassume l’energia del ballo e il filo conduttore di questo racconto tra Spagna e Italia.

Buone le interpretazioni di Ingrid García Jonsson e il carattere frizzante di Verónica Echegui, simbolo di allegria, movimento e libertà che sono un efficace contrasto con il rigore pacato e razionale di Fernando Guallar, che deve rappresentare il giovane in bilico tra la passione e la modernità e la discendenza dal padre, interpretato da Pedro Casablanc, figura simbolo di intransigenza etica ma che ipocritamente vivrebbe pure un sollazzo fisico, purché segreto e inconfessato. Mentre Fernando Tejero è il regista del programma tv: Chimo, trasgressivo e insofferente delle restrizioni, purtroppo però anche quelle del rispetto delle donne cui non manca di offrire continui e pesanti inviti sessuali non sempre graditi.
Dignitosi ma più belli che incisivi Fran Morcillo e Giuseppe Maggio, che avrebbe pure un ruolo carino come primo amore della protagonista  e una canzone da solo: Maria Marì.

Interessanti le partecipazioni spagnole di Natalia Millán, nel ruolo della prima ballerina Rosa, in patria importante attrice e musical performer, qui interprete di parecchie scene e canzoni, o l’attore Carlos Hipólito; e occhio al cameo con la vera Raffaella Carrà.

Buona la versione italiana anche se si nota il distacco tra alcune voci recitate e quelle cantanti. Va considerato che in originale gli interpreti recitano e cantano come è normale nel mondo del musical. In italiano Domitilla D’amico ed Edoardo Stoppacciaro fanno un buon lavoro sia nel recitato sia nel canto come voci dei protagonisti Maria e Pablo. Amparo ha la voce divisa tra due professioniste: Francesca Fiorentino nel recitato e Renata Fusco nel canto. Così anche Rosa, con Martina Tagliaferri nel recitato e Donatella Pandimiglio nel canto, che abbiamo già visto pure dal vivo in Mary Poppins – Il Musical e Canterville – Il Musical.

Per quanto sia brava ognuna, con carriere ampiamente dimostrate e vive, non sarebbe stato più semplice e logico dare anche il recitato alle musical performer Fusco e Pandimiglio in quanto abili anche come attrici e doppiatrici?

Che la cosa possa funzionare lo dimostra, ad esempio, il fatto che Luca Biagini, visto dal vivo in Billy Elliot – Il Musical, dà la voce a Celedonio quasi solo recitando e canta solo in un breve punto, pur essendo bravo e con altre esperienze nel canto.

Vincente la scelta di riprendere i testi italiani noti, contemporanei alla scrittura di quelli spagnoli originali, piuttosto che tentare nuove traduzioni per questioni di diritti o di aderenza al sincronismo labiale degli attori, come dicono succeda altrove, anche se lo spagnolo è più simile dell’inglese e molte parole coincidono.

Chissà cosa penserebbe a proposito Gianni Boncompagni, autore di molte di queste canzoni, e gli altri autori,  che ora si ritrovano pure autori del libretto di un musical.

Sappiamo quello che ha detto la stessa Raffaella Carrà, in una sua recente dichiarazione sul film:

Mi è piaciuto moltissimo come Nacho Álvarez ha lavorato sulle musiche, sono inserite in un modo davvero sorprendente nel film. Gli attori sono tutti bravissimi, la storia è divertente e riesce a raccontare con leggerezza un periodo storico di grande cambiamento. Nacho è stato davvero fantastico nel dirigere questo film. Sentire le mie canzoni cantate da un’altra persona mi ha dato una strana, ma allo stesso tempo piacevole, sensazione… e poi le musiche sono davvero straordinarie e si percepisce anche una forza incredibile attraverso l’intero film, che ti attraversa e riesce ad arrivarti dritta al cuore!

Ballo Ballo nella sua semplicità e freschezza dice pure cose interessanti sulla Storia, il costume, la libertà e la censura. Avrebbe meritato un’uscita in sala ma è disponibile dal 25 gennaio su Amazon Prime Video.

Ballo Ballo

Genere: Avventura, Commedia, Musical

Interpreti: Ingrid García Jonsson, Verónica Echegui, Fernando Guallar, Giuseppe Maggio, Fran Morcillo, Fernando Tejero, Pedro Casablanc, Natalia Millán, Carlos Hipólito, Ainara Arizu, Sara Martín Aparicio, Eva Conde, Malala Díaz, Ainhoa Aierbe, Joaquín Serrano, Olga Mattos, Nacho Otaola, Ana Costa, Estela Theus, Jorge Fierman, Naima Sakho, Javier López, Mary Villafaina, Lorena de Orte, Ane Leturiaga, Aroa Garez, Tamar Vela, Marta Arteta, Cecilia Bersani, Núria Torrentallé, Teresa Poveda, Toni Espinosa, Iñaki Agustín, Axel Amores, Julio Anguiz, Miriam Arias, Ismael Bada, Fermín Barberena Belzunce, Fran Berenguer, Sergi Boix, Josué Calero, Sebastián Calvo, Antonio Campos, Sol Cardozo, Pablo Ceresuela, José Cibreiro, Carlos Cid, Daniel Cobacho, Fran Coem, Jerónimo Cruz, Álvaro Cuenca, Rosa Daganzo, Ana De Alva, Javier De la Asunción, Álvaro De Vega, Carla del Giudice, Rocio Dusmet, Fran Espinar, Javier Estrugo, Antonio Fayos, Alejandro Fernández, Patu Fernández, Pedro Fernández, Daniel Flor, Guillermo Flores, Paula Freiria, Nicole Fresnedo, María Gago, Fernando García Brea, Adrián García, Nerea García, Nerea González, José A. Guerreo, Joan Manuel Gurillo, Manu Hernández, Dani Herrero, Mario Hornero, Ricardo Hornos, Tommi Lapi, Vicente Larrain, Gonzalo Larrazabal, Felipe Larraín, Tony Leyva, Jesús Lobo, Antía Lousada Ferro, Daniel Lozano, Rachel Lui, Gonzalo Lumbreras, Julián López, Juan Manzano, Belén Marcos, Elena Mora, Fabio Muscas, Crístel Muñoz, Eduardo Navarro, Raquel Nieto, Gustavo Núñez, Carlos Olalla, Estefanía Ontiveros, Pascu Ortíz, Mario Parra, Sergio Pedros, Lucía Pemán, Axe Peña, Benjamín Pérez, Lucía Quinteiro, Víctor Ramos, Víctor Rionegro, Antonio Rochina, Cristina Rodríguez, Rubén Rodríguez, Ángel L. Rodríguez, Hugo Ruiz, Susana María Ruiz, Rubén Ruíz Miranda, Lino Ruíz, Alba Samitier, Paola Santin, Alicia Santos, Javier Santos, Valentina Sessini, Stefy Siabato, Marc Sol, Cristian Soto, Paula Sánchez Arévalo, Manuel Sánchez Ramos, Alberto Sánchez, Juan Carlos Sánchez, Mario Torres, Camila Triunfo, Itziar del Val, Xavier Valencia, Lourdes Zamalloa, Matías Zanotti, Begoña Álvarez, Mariela Besuievsky, Raffaella Carrà e Carolina Iorio

Un film di: Nacho Álvarez

Durata: 110 minuti

Data di uscita: 25 gennaio 2021

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Buono
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Andrea è laureato in Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Segue e scrive di cinema e teatro, dopo aver coltivato e amato quest'ultimo personalmente, studiando teatro e canto e partecipando a spettacoli e Festival, in Italia e non solo. Ha scritto per varie testate tra cui Best Movie e Saltinaria, Cinespresso e Amazing Cinema. Nel suo percorso si occupa anche della promozione e organizzazione di eventi culturali, teatrali, musicali e turistici. Tra questi ci sono stati Musicultura, MArtelive, e il Levante International Film Fest.

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