Dumbo

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Dumbo, mamma Jumbo, Max Medici, Holt Farrier, Milly Farrier, Joe Farrier e la gente del circo

Puoi farlo Dumbo, mostraglielo
(Milly Farrier – Nico Parker)

Nel catalogo ormai programmato dei remake live action, con interventi animati in computer graphic, arriva pure la presente pellicola con la regia di Tim Burton, che torna a rifare un classico Disney dopo Alice in Wonderland (2010).

In questa versione il circo dei fratelli Medici deve affrontare le ristrettezze dovute alla fine della Guerra e Max Medici (Danny DeVito) punta sull’acquisto dell’elefantessa Jumbo che partorisce l’elefantino Dumbo, creatura prima derisa per le sue enormi orecchie e poi vista come possibile attrazione quando si scopre che quelle orecchie gli consentono di volare. Durante le cure e l’addestramento da parte dei piccoli Milly e Joe Farrier (Nico Parker e Finley Hobbins) il prodigio della natura attira le attenzioni di V. A. Vandevere (Michael Keaton), proprietario di un grande parco di divertimenti, che ha in mente un numero con l’elefante e l’artista Colette Marchant (Eva Green).

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Il personaggio di Dumbo è un freak cui il regista Burton si accosta come se fosse uno dei suoi personaggi soliti e anche lo svolgimento del film ne risente, ricordando altri titoli di genere e altre sue stesse opere, pur senza averne lo stesso smalto e impatto emotivo.

C’è l’amicizia tra il presunto mostro e due fratellini che però non hanno particolare carisma. Questo nonostante la bambina sia un’aspirante scienziata, negli anni Quaranta, una futura donna che non vuole essere vista per il suo aspetto ma per la sua mente.

L’elefante nella sua illustrazione e animazione rappresenta il perno delle perplessità relative all’opportunità di rifare un classico del cinema d’animazione. Il personaggio è realizzato in animazione digitale in un modo che rende sia la pesantezza un po’ goffa di un piccolo pachiderma che inciampa nelle sue orecchie sia l’agilità di un essere volante. Nonostante questo, e nonostante una comunicativa espressiva dei piccoli occhi azzurri che cercano affetto, questo animale dall’aspetto foto realistico finisce per risultare più finto dell’originale disegnato. Regola spesso confermata quando personaggi animati vengono resi realistici ma non si amalgamano con riprese dal vivo.

L’ambientazione costruisce accuratamente gli anni Quaranta filtrati da tonalità ad acquerello così come il film originale, anche nei dettagli di comparse del pubblico del circo, e questo rientra nei vari omaggi che quest’opera fa pur raccontando una storia un po’ diversa.

La storia è appunto un altro aspetto critico. Il soggetto originale funziona quando c’è il dramma del piccolo emarginato inizialmente maltrattato nel circo. Per il resto il film del 1941 illustrava incontri con personaggi straordinari senza durare molto e funzionava così.

Questa volta invece si vuole raccontare una storia più razionale. Dumbo viene corteggiato dallo show business e non manca una morale posticcia sul rispetto degli animali che rappresenta il politically correct cui una major tiene, per non avere problemi con qualunque pubblico di consumatori di riferimento.

La relativa modernità della storia e riferimenti utili anche per un pubblico più adulto non risultano però così interessanti e la pellicola non prende mai davvero il volo, per usare un facile gioco di parole.

Non manca la solita partecipazione di star, dal buffo Danny DeVito, a suo agio nel ruolo del padrone dello scalcinato circo, al magnetico e avido imprenditore di Michael Keaton, al reduce di guerra Holt Farrier, interpretato da Colin Farrell, il padre dei bambini con cui non riesce a comunicare, e nuovo padre tormentato per la Disney dopo Saving Mr. Banks (2014). Eva Green è l’artista francese che diventa simbolo di libertà anche se qui sembra finalizzata al ruolo di unica presenza femminile adulta.

Il parco di attrazioni chiamato Dreamland dove l’impossibile diventa possibile richiama la filosofia di Disneyland e di Walt Disney che diceva “Se puoi sognarlo puoi farlo”. Affascinante concetto che sembra affrontare anche un’autocritica di un impero economico che perde di vista il controllo di quel che vale davvero, cioè la bellezza dei propri artisti e del loro lavoro, ovvero qui l’eccezionalità del piccolo Dumbo, in nome del mero profitto e dell’espansione economica cui sacrificare tutto. Tuttavia, come in Tomorrowland (2015), la realizzazione del luogo dove i sogni prendono vita rimane quasi più un motto aziendale che fa da cornice al soggetto senza mai sviluppare davvero il tema.

Il rapporto tra i bambini e la strana creatura è un classico usato anche da Tim Burton, per esempio in Frankenweenie (2012), che già era un remake lungo del suo cortometraggio omonimo. Freschezza ed emozione purtroppo mancano e questo spiace conoscendo la storia del regista, anche se il risultato è meno deludente del fraintendimento pseudo gotico e piatto che fu Alice in Wonderland (2010).

Se da un lato questi remake provano a proporsi come moderni e affascinanti per un nuovo pubblico, d’altra parte non rinunciano all’appeal commerciale di sfruttare titolo e scene iconiche dei prodotti originali.

A questo scopo anche nel nuovo Dumbo ci sono riferimenti al classico, anche se spesso scollegati con lo svolgimento. Ad esempio c’è la parata degli elefanti rosa realizzati con bolle di sapone all’inizio di uno spettacolo. Ripresa anche la canzone Baby Mine, commento straziante all’affetto tra il piccolo e la madre che gli viene allontanata. Scena rifatta ma che non va oltre la citazione e lontana da quell’emozione.

Visione adatta a chi vede questo senza conoscere storie analoghe, la filmografia precedente e migliore di Tim Burton e il Dumbo originale, che nella sua maggiore semplicità rimane un capolavoro non raggiunto.

Questo pubblico dovrebbe quindi essere quello dei bambini, anche se potrebbero annoiarsi pure loro, e in ogni caso sarebbe un limite di una produzione Disney che, nella sua storia, ha sempre voluto parlare a tutti.

Dumbo – Locandina

Dumbo

GenereFantasy, Ragazzi

Interpreti: Colin Farrell, Michael Keaton, Danny DeVito, Eva Green, Alan Arkin, Nico Parker, Finley Hobbins, Roshan Seth, Lars Eidinger, Deobia Oparei, Joseph Gatt, Miguel Muñoz Segura, Zenaida Alcalde, Douglas Reith, Phil Zimmerman, Sharon Rooney, Frank Bourke, Ragevan Vasan, Michael Buffer, Sandy Martin, Tom Seekings, Heather Rome, Scott Haney, Erick Hayden, Greg Canestrari, Chris Rogers, Max Gill, Peter Brookes, Simon Connolly, Nick Bartlett, Harry Taylor, Vincent Andriano, Liam Bewley, Ben Crowe, Josef Davies, Clive Brunt, Richard Leeming, Angela Ashton, Alice Bonifacio, Philip Rosch, Joseph Macnab, Rob Heanley, Amerjit Deu, Lucy DeVito, Richard James-Clarke, Matthew Castle, Bret Jones, Zee Asha, Carol Been, Jessica Barker-Wren, Arabella Neale, Rosie Akerman, Tim Southgate, Edd Osmond, Zelda Rosset Colon, Anatoli Akerman, Richard Garaghty, Daniel GonÇalves, Marjo Nantel, Paddy Waters, Sergii Shadrin, Nataliia Shadrina, Tom Gaskin, Mehari ‘Bibi’ Tesfamarian, Binyam ‘Bichu’ Tesfamarian, Zolzaya Batmunkh, Otgonchimeg Chuluunzorig, Ariunchimeg Enkhsaikhan, Oldokh Ganbold, Benjamin ‘Bendini’ French, Chirame Shapra, Govinda, Iran Singh, Jana Posna, Jo Osmond, Jewels Good, Will Rowlands, Henrihs Ahmadejevs, Alfie Allen, Kim Allen, Michael Barron, Sarah Bennani, Andres Austin Bennett, Trevor Bennett, Ken Byrd, Jonathan Clifford, Victoria Coburn, Bern Collaço, Virginia Coronado, David Thomas Coulter, Matthew Cox, Tom Dab, Stuart Daly, Nigel Eaton, Chris Ecob, Jorge Espadas, Marc Esse, Ndongo Faye, Callum Forman, George Gjiggy Francis, Linda Gray, Eleanor Ham, Ryan Hannaford, Steve Healey, Zak Holland, Tim Ingall, Zander James, Jackson Kai, Julian Kershaw, Craig Thomas Lambert, Kamil Lemieszewski, Mickey Lewis, Keith Lomas, Nigel Lowe, Anthony Lowery, Matthew David McCarthy, Rita McDonald Damper, Philips Nortey, Hugh O’Brien, Leandro Omuri, Suan-Li Ong, Ian Porter, Leah R. Powell, Richard Price, Mark Reader, Paul Riddell, Stephen Samson, Bernardo Santos, Ben Matthew Saunders, Byron Schepen, James Thomas Scott, Zoë Scott, Jason Shillingford, Joakim Skarli, Georgie-May Tearle, Matt Truman, Jessie Vinning, Stuart Whelan, Arthur Wilde, Beth Willetts, Christian Wolf-La’Moy, Samuel Woodhams, Charlotte Worwood

Un film di: Tim Burton

Durata: 112 minuti

Data di uscita: 28 marzo 2019

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Andrea è laureato in Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Segue e scrive di cinema e teatro, dopo aver coltivato e amato quest'ultimo personalmente, studiando teatro e canto e partecipando a spettacoli e Festival, in Italia e non solo. Ha scritto per varie testate tra cui Best Movie e Saltinaria, Cinespresso e Amazing Cinema. Nel suo percorso si occupa anche della promozione e organizzazione di eventi culturali, teatrali, musicali e turistici. Tra questi ci sono stati Musicultura, MArtelive, e il Levante International Film Fest.

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