Don Giovanni

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Roberto Cavosi in Don Giovanni

Uomo e superuomo, amato dalle donne ed invidiato o disprezzato dai suoi consanguinei, certo è che Don Giovanni non ha mai attraversato periodi di serenità né si è mai annoiato. Ma questa esasperazione del gesto, dell’azione, del pensiero lo ha portato ad isolarsi in un mondo che in qualche maniera lo violenta in continuazione, vuoi fisicamente vuoi cerebralmente, costringendolo a svariate fughe per un perenne tentativo di ricostruzione mentale. E’ questa la figura meticolosamente ritratta nel testo di Roberto Cavosi, andato in scena al Teatro Argot di Roma la scorsa settimana e che sicuramente attraverserà con lo stesso successo molti altri spazi, incontrando negli spettatori gli stessi ammiccamenti, gli stessi sguardi, gli stessi sorrisi condivisori nei confronti di un personaggio che al contempo si esalta e si allontana dai proprio modi di essere. Con un ritmo frenetico che lascia forse troppo poco spazio alla riflessione testuale, le cui immagini – nel lungo viaggio espiatorio del libertino (New Orleans, Shangai, California) – sono dipinte con afflato e distacco, con immaginazione e critica, associando le tempistiche a differenti tempi storici che assimilano le vicende e i pensieri attraversati dal protagonista  alle problematiche sociali del presente, con richiami alla pena di morte americana o allo sfruttamento dei lavoratori in miniera o altrove senza assicurazioni medico-sanitarie… I pensieri femminili nella testa e nel cuore (prima ancora che nell’istinto) del protagonista compiono poi salti apocalittici dall’incontro della donna-convenienza (che causerà la sua rovina vendicandosi per la separazione) alla eterea amante che non riesce neanche a sfiorare. L’affabulazione è ipnotica ma talmente veloce e coordinata con perfette prossemiche coreografiche ed interazioni sonore (suggestive le musiche dal vivo del maestro Alessandro Sgobbio) che l’occhio è maggiormente incantato dalla superlativa prova d’attore di quanto l’orecchio riesca a seguire le spavalde e talvolta insicure prese di posizione del protagonista. Cavosi entra ed esce di continuo dalla sua creatura, si arresta solo per penetrare con sguardi indagatori l’infinito buio che lo aspetta ed è questa mimica per nulla rassicurante che ce lo rende più umano, proprio perché già intriso di ponderata pazzia, e ne guida le azioni in un travolgente e contrassegnato destino.

In mezzo a dispiegate lattine e fondi di lattina delle bibite simbolo dell’Impero americano, l’attore-autore si districa cercando dialoghi sonori ed un significato alla sua ragion d’essere, prima ancora di essere stato, a quell’amore figurato svanito e a quella illusoria professione d’amatore che ora, dopo secoli di corsi e ricorsi, di corse ed inseguimenti, gli lascia solamente, dentro una cella in attesa della finale esecuzione, l’amarezza di non aver vissuto il Vero.

Un testo da leggere con attenzione, uno spettacolo da rivedere più volte.

Don Giovanni

GenereTeatro

Voce e Testo: Roberto Cavosi

Regia: Roberto Cavosi

Sede: Teatro Argot Studio

Data di uscita: 21 – 26 Gennaio 2014

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Laureata in Lettere, è dottoressa di ricerca in Storia, teoria e tecnica del teatro e dello spettacolo. Per diversi anni cultrice della materia all’Università “La Sapienza” di Roma, ha collaborato per la cattedra di Metodologia e critica dello spettacolo. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come pubblicista, ha collaborato per le riviste “Minerva”, “What’s up”, “Viviroma”, e per i web magazine “Visum” e “L’Ideale” pubblicando articoli dedicati alla cultura. Attualmente scrive di musica, teatro e arte per i trimestrali “Luxury files” e “Fashion Files” e per il magazine on line “Dazebao”. Tra le sue pubblicazioni monografiche: Le regie liriche di Luca Ronconi; Su “Totò” di Roberto Escobar, Renato-Rascel, immagini di scena; Quel piccoletto grande grande. E’ stata curatrice artistica di alcune manifestazioni culturali tra cui le celebrazioni realizzate in occasione del decennale della morte di Renato Rascel, rassegne dedicate alla canzone d’autore e alla musica antica. Responsabile d’immagine di alcune etichette discografiche indipendenti, si è occupata del lancio ed immagine di alcuni music club romani, album discografici e festival musicali nazionali, oltreché rassegne culturali, esposizioni d’arte e manifestazioni di teatro, danza e gastronomia. Dal 2001 ricopre con l’agenzia a lei intestata il ruolo di ufficio stampa, pubbliche relazioni e promozione di artisti ed eventi culturali legati a musica, teatro, cinema, letteratura ed enogastronomia.

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