Quello che non so di lei

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Delphine e Leila in Quello che non so di lei

La gente è stanca di sorprese e colpi di scena.
(Lei – Eva Green)

Roman Polański ha scelto di trarre il suo nuovo film dal best seller di Delphine De ViganD’après une histoire vraie.

Si racconta di Delphine, una scrittrice famosa, soprattutto dopo il suo ultimo romanzo, quello più personale, in cui racconta la storia della sua famiglia. Scrivendolo si è esposta completamente e riceve anche lettere che l’accusano di avere strumentalizzato il suo dolore. Tutti aspettano un suo nuovo romanzo ma Delphine ha un blocco creativo. Un giorno incontra Leila (che nella versione originale viene chiamata Elle), una giovane donna affascinante e misteriosa che si infila nella sua vita come amica e confidente. Il rapporto di amicizia diventa invadente presto fino a diventare morboso e ambiguo.

Per tutto il film si ha la sensazione di assistere a un classico thriller psicologico in cui si rapportano vittima e carnefice. Qui i ruoli sono sostenuti da Emmanuelle Seigner, la scrittrice, ed Eva Green, la sua nuova amica. I personaggi sembrano volutamente stereotipati: disorientata e fragile la scrittrice, affascinante e inquietante l’altra, sostenuta da eloquenti inquadrature che la fanno apparire spesso all’improvviso, non dimenticando che Eva Green ha un fascino naturale che ammiriamo sin dai tempi di The Dreamers – I sognatori (2003).

La crisi creativa, canone narrativo che proseguirebbe l’8 1/2 di Fellini (1963), favorisce l’ingresso di dinamiche confuse in cui Leila passa dal dare consigli a imporre le sue proposte fino a sostituire Delphine in alcune azioni e nelle sue comunicazioni con amici, colleghi e collaboratori.

Il disturbo non consente a Delphine di ribellarsi efficacemente a questa influenza, come in tutti i casi di persecuzione di questo tipo, ma le dinamiche di sceneggiatura sembrano prevedibili oltremodo così come i personaggi che le vivono. Alla scrittrice non viene fatta mancare alcuna pena: dai suoi appunti spiati e rubati fino a delle medicine che le vengano date da Leila, senza che Delphine faccia domande, che le procurano stanchezza e confusione tra realtà e fantasia. L’alibi di credibilità di tutto ciò però può sembrare ancora la sua impotenza emotiva e psicologica.

L’unico momento in cui  sembra che Leila lasci  davvero la casa di Delphine, dove nel frattempo era andata ad abitare, è annullato da una caduta dalle scale della scrittrice, evento che “costringe” l’amica a tornare per accudire la sua gamba infortunata. Durante questi eventi, l’unica altra persona più vicina a Delphine alias Francois, interpretato da Vincent Perez, è continuamente in viaggio all’estero.

La confusione di ruoli e l’ingerenza nella vita della scrittrice hanno il culmine quando le due decidono di rifugiarsi in un casolare in campagna, in cui Delphine possa avere la sua convalescenza e ritrovare l’ispirazione. Quest’ultima sembra comunque arrivare quando le sembra una buona idea scrivere di Leila. Un’interessante ritorsione della sceneggiatura nel ribaltamento dei ruoli che renderebbe più interessante il personaggio di Delphine, se ben gestita. Invece le azioni sembrano ricordare piuttosto la prigionia coatta della scrittrice da parte dall’ammiratrice, sulla falsa riga di Misery non deve morire (1990), sebbene con meno potenziale adrenalinico e psicologico, a parte alcune proiezioni dell’inconscio dove il regista ricorda per un attimo l’aggressività umana esposta in Carnage (2011).

Allo spettatore il piacere di scoprire elementi di realtà o di probabile finzione che riportano un po’ a Venere in Pelliccia (2013), anche se lo spessore di quei dialoghi e personaggi sono solo un ricordo, sebbene non troppo lontano.

Lo svolgimento appare ordinario e spesso scontato, cosa ancor più sorprendente se si pensa che il regista sia Roman Polanski, di cui sono recenti due ottime pellicole appena citate, senza risalire necessariamente a lavori più datati come Il Pianista (2002) o La Nona Porta (1999) fino al capolavoro Rosemary’s Baby (1968). L’impressione sia che il maestro abbia voluto prendere in giro i bestseller del genere e divertire il suo pubblico con una provocazione, sebbene da alcune dichiarazioni sembra invece credere davvero nella verità di quanto ha filmato, essendo anche il titolo originale del romanzo e della storia, ironicamente:

Da una storia vera

Che sia una storia vera o no la prima cosa carente di questa pellicola sembra proprio la scrittura originale cui il regista ha dichiarato di volersi attenere fedelmente. Sarebbe stato stimolante vedere, a questo punto, un suo stravolgimento artistico. Peccato.

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[three_fifth_last] Quello che non so di lei

Genere: CommediaDrammaticiMistery

Interpreti: Emmanuelle Seigner, Eva Green, Vincent Perez, Damien Bonnard, Dominique Pinon, Noemie Lvovsky, Camille Chamoux, Mathilde Ripley, Brigitte Roüan, Josée Dayan

Un film di: Roman Polański

Durata: 110 minuti

Data di uscita: 1 marzo 2018

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Andrea è laureato in Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Segue e scrive di cinema e teatro, dopo aver coltivato e amato quest'ultimo personalmente, studiando teatro e canto e partecipando a spettacoli e Festival, in Italia e non solo. Ha scritto per varie testate tra cui Best Movie e Saltinaria, Cinespresso e Amazing Cinema. Nel suo percorso si occupa anche della promozione e organizzazione di eventi culturali, teatrali, musicali e turistici. Tra questi ci sono stati Musicultura, MArtelive, e il Levante International Film Fest.

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