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Conferenza Stampa e Interviste di The Happy Prince – L`ultimo ritratto di Oscar Wilde

Conferenza Stampa e Interviste di The Happy Prince – L`ultimo ritratto di Oscar Wilde

In occasione dell’anteprima di The Happy Prince – L`ultimo ritratto di Oscar Wilde (2018), primo film diretto da Rupert Everett (che ne interpreta anche il personaggio principale), abbiamo incontrato l’attore inglese che ci ha parlato della sua opera e del perché delle sue scelte.

È stato un lungo viaggio quello per arrivare ad Oscar Wilde. Everett lo aveva già portato a teatro, e al cinema ne aveva interpretato due commedie.

Ci sono voluti dieci anni per trovare i soldi per fare questo lavoro, anche perché nel frattempo mi sono allontanato dalle scene. Ho messo tutto me stesso in questo progetto. C’è sicuramente un elemento autoreferenziale al suo interno. Quando lavori in un mondo come quello del cinema, che in passato è stato “aggressivamente” eterosessuale, devi comunque scendere a compromessi se sei gay. Forse la situazione oggi non è più così, ma io mi ricordo che intorno agli anni ‘80 / ‘90 non era facile. Oscar Wilde in questo senso per me è stata una grandissima fonte di ispirazione. Mi ricordo quando ero ancora giovane, intorno alla metà degli anni Settanta, che l’omosessualità era stata legalizzata solo da pochissimo tempo (a Londra fu liberalizzata nel 1968). In questo senso mi sono sentito di ripercorrere un po’ le orme di Wilde.

Nel film trapela non solo l’aspetto sessuale, ma anche quello politico. Oscar Wilde era un irlandese trapiantato a Londra, in qualche modo un outsider dell’establishment inglese. Forse gli è stato fatto pagare anche questo, nella sua crociata contro il sistema.

Sicuramente Wilde guardava agli inglesi da straniero e anche da snob. Nel momento in cui incontra Sir Alfred Douglas, nobile inglese di cui si innamora, è stata una piacevole eccezione il fatto che quest’ultimo prendesse in giro l’alta società inglese. Da un punto di vista politico però è anche vero che è stato Wilde stesso a tirarsi addosso il dramma, a portare in tribunale Lord Queensberry  (padre di Alfred Douglas) con l’accusa di calunnie. Se lui non avesse portato tutto ciò in tribunale, probabilmente l’establishment non lo avrebbe accusato pubblicamente. In questo senso ha giocato molto l’ egocentrismo di Wilde: all’apice della sua fama, non aveva la consapevolezza di cosa fosse realmente il mondo. Credeva che la realtà fosse pensata e concepita intorno a lui.

Visivamente la pellicola si caratterizza per la ricercatezza delle immagini e della fotografia.

Volevo che fosse una sorta di documentario; la camera segue da vicino il protagonista, che spesso la guarda direttamente. Ho voluto quindi mescolare lo stile del cinema di Visconti, per me fondamentale, e le riprese fatte dalla televisione a circuito chiuso, ovvero uno stile da camera a spalla, più intimista e naturale. In questo senso mi rifaccio al cinema dei fratelli Dardenne, che stabiliscono un rapporto personaggio-macchina da presa molto intimo.

La scelta della seconda parte della vita di Oscar Wilde è stata una specifica volontà del regista.

Trovo che gli ultimi dieci anni della vita di Wilde siano i più romantici. Adoro la Belle Époque, e mi piaceva questa immagine di artista ostracizzato dalla società che vaga per i Boulevards (alla stregua di Verlaine); la trovavo allo stesso tempo tenebrosa e romantica.

Nella storia leggiamo chiaramente la dedica finale alla riabilitazione non solo di Oscar Wilde (dall’accusa di omosessualità quale delitto. Assoluzione avvenuta ufficialmente in Gran Bretagna nel 2017), ma anche e soprattutto della figura dell’amico Robbie Ross:

È Robbie il personaggio più importante del mio film. Oscar Wilde era troppo preso da sè stesso e dall’idea che si era fatto del suo amore per Dougie per comprendere che in fondo era innamorato di Ross. Robbie Ross è in un certo senso l’incarnazione di quello che l’amore dovrebbe veramente essere: cura e attenzione costante, senza condizioni. Wilde era troppo perso in sè stesso, ma il rapporto con Ross era importantissimo. Dopo la sua morte Robbie si battè per far rivivere la grandezza dello scrittore. E venne sepolto di fianco a Wilde, perché il vero rapporto d’amore era tra loro due.

The Happy Prince – L`ultimo ritratto di Oscar Wilde (2018), diretto da Rupert Everett che al momento sta partecipando alle riprese del remake de Il Nome della Rosa (2019-) di Umberto Eco sotto forma di serie tv a Cinecittà, uscirà nei cinema italiani il 12 aprile.

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