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Luca Guadagnino, Armie Hammer e Timothée Chalamet raccontano Chiamami col tuo nome

Luca Guadagnino, Armie Hammer e Timothée Chalamet raccontano Chiamami col tuo nome

Il 24 gennaio 2018, a Roma, Chiamami col tuo nome è stato presentato alla stampa italiana dal regista Luca Guadagnino e dai protagonisti Armie Hammer e Timothée Chalamet, candidato all’Oscar per quest’interpretazione. Il film ha ricevuto quattro Oscar Nomination come miglior film, miglior attore, miglior sceneggiatura non originale e miglior canzone originale.

La storia è ambientata nell’estate del 1983 nella campagna delle province di Bergamo e Brescia. Il giovane Elio (Timothée Chalamet) ha 17 anni, e vive con il padre, il Prof. Perlman, e con la madre Annella nella loro villa risalente al XVII secolo. Arriva però Oliver (Armie Hammer), un bell’americano di  24 annidottorando di ricerca seguito dal padre presso la sua cattedra universitaria. Elio si sente attratto da lui e inizia a conoscere se stesso.

Una pellicola trasversale in cui tutti ci riconosciamo e anche una storia sulla famiglia, in riferimento al discorso sul padre. Qual è il segreto di un film “a tematica gay” che diventa universale?

Luca Guadagnino: Non è film su storie d’amore gay ma un film sull’aurora di una persona che sboccia. Poi c’è anche il desiderio che non ha definizioni di genere e la famiglia. Ho pensato potesse essere un primo passo verso un canone disneyano che ammiro da sempre. Canone disneyano inteso come famiglia, un luogo dove ci si migliora a vicenda attraverso un racconto emotivo. Ad esempio nella saga di Toy Story c’è un gruppo di  sgarrupati che si migliorano a vicenda attraverso un tessuto connettivo che li rende una famiglia unica.

Gli attori si sono sentiti protagonisti disneyani?

Timothée Chalamet: Si potrebbe dire che c’è una parte di verità. Già è raro per un attore della mia età avere ruoli del genere ma lo è ancora di più lavorare con un regista che aveva un tale corpus di opere alle spalle. Come attore il mio compito è quello di rendere veritiero il personaggio e la storia rendendo giustizia al testo originale, soprattutto pensando al libro di André Aciman che ha avuto molto successo in USA.

Armie Hammer: Trovo vero l’aspetto familiare del filmcapisco il riferimento di Luca, però direi che non c’è nulla di disneyano in questo film. (ride)

Non è solo una pellicola sulla scoperta dell’omosessualità ma sulla scoperta di una sessualità totale che un ragazzo non aveva ancora conosciuto. I protagonisti l’hanno interpretata in questo modo? Inoltre la famiglia ha comunque un’apertura mentale che ancora oggi ci sogniamo.

Timothée Chalamet: Sì sono d’accordo e sul finale per me il monologo del padre è il modo giusto per affrontare l’amore e per rapportarci con l’istinto della sessualità. Per me è il momento su come gestire il dolore. La scena conclusiva è quella che più ho amato, cosi come nel libro di cui ho avuto il piacere di ritrovare la mia copia. Ho visto che avevo sottolineato proprio le parole del padre, in quel punto. Quello per me è il momento più potente dell’intera storia. Ci insegna che avere il cuore a pezzi va bene ed è inutile aggiungere un altro livello.

Armie Hammer: Sono d’accordo con tutto. (risate generali in sala)

Luca Guadagnino: L’utopia è la pratica del possibileEsiste questo tipo di famiglia. Il 1983 è l’anno del tramonto di un`epoca il cui risultato viviamo ancora oggi, a partire dal 1968.  Oggi invece ci sembra strano vedere genitori così aperti a livello intellettuale che trasmettono il sapere emotivo.

Luca Guadagnino nel suo cinema usa scelte estetiche, di montaggio, suoni e musiche molto personali; altre volte preferisce movimenti eleganti. Quanto l’acting e il movimento degli attori influiscono nelle scene? Il lavoro è preparato prima o improvvisato al momento? Come dirige gli attori?

Luca Guadagnino: Una domanda troppo complessa. Posso dire di avere imparato che è importante il movimento all’interno del quadro: come prende vita la scena a partire dagli elementi singoli che la compongono, a partire dall’umano che si muove nello spazio. Mi piace, insieme agli attori, dimenticare la sceneggiatura, ricominciare da capo e ritessere la tela della scena. Questa è la prima fase. Quella successiva è il montaggio che eseguo col mio fedele amico Walter Fasano, con cui lavoro da quasi trent’anni. Al montaggio si fa in modo che questa tela tessuta sul set sia esaltata al massimo, la verità del lavoro degli attori diventi scintillante. Io e Walter amiamo l’armonia della dissonanza decostruttivista. Facciamo sempre i film che vogliamo fare. Non ricordo alcun tipo di controllo sul  montaggio dei nostri film, a parte l’esperienza di Melissa P. (2005)

Armie Hammer: Luca è dotato di grande capacità di equilibrio. A volte ci sono registi ingombranti che ti dicono ogni minimo movimento da fare. Con Luca si lavora in libertà e aggiungo che la scelta di lavorare con l’unico obiettivo di 35 mm e un’unica cinepresa, insieme allo straordinario lavoro del direttore della fotografia, studiato per questo, ci permette, posizionata la cinepresa, di muoverci liberamente, toccare e muovere oggetti, muoverci nello spazio. 

Se questo equilibrio veniva raggiunto, se funziona nell’ambito di intento del regista, se era credibile come azione si andava avanti senza interruzioni; altrimenti il regista interveniva con un tocco leggero, facendo domande per riportarti alla realtà da costruire per tornare a quell’equilibrio. Luca mi chiede cose rare per un attore come: In questo momento dove stai con la tua testa?

Una storia d’amore familiare naturale e spontaneaTimothée Chalamet è  stato arricchito anche nel rapporto personale con l’amore?

Timothée Chalamet: Mi fa sorridere il fatto di non ricordare di aver avuto una storia d`amore cosi appassionata come il personaggio che interpreto. Per me questa esperienza di amore cosi intenso va al di là della sessualità. Non è necessariamente un amore gay, etero o per le pesche (ride in riferimento a una scena della pellicola). Anche quella scena è importante per esprimere il senso vero dell’amore al di là delle definizioni e dei confini. Se siamo in grado di andare oltre queste etichette occidentali possiamo essere liberi.

Come avete reagito alle quattro candidature agli Oscar?

Luca Guadagnino: siamo felici e orgogliosi. Quello di Chiamami col tuo nome (2018) è un percorso pacato e insegna che la passione va presa e seguita mano nella mano. All’Oscar ci pensavo a venti anni. Una mia amica mi ha ricordato, tra una conferenza e l’altra, che una volta che eravamo sul bus 64, in direzione del Vaticano e mi disse: “Non sarai Papa ma una nomination all’Oscar potrai prenderla.”

Timothée Chalamet: Sono sconcertato, ancora non riesco a crederci. Sono pieno di gratitudine. Da giovane artista è rassicurante ricevere segnali come questo che ti incoraggiano a continuare la carriera. Dopo aver studiato per circa cinque anni arte drammatica, frequentando questo mondo, so cosa succede ai provini che non vanno bene. La mia responsabilità credo sia godermi il momento perché ce ne sono di alti e di bassi.

Tutto bene quindi? James Ivory, coautore della sceneggiatura per cui è candidato all’Oscar, aveva già espresso le sue perplessità per il rimaneggiamento che ha visto, per esempio, l’eliminazione dei nudi frontali maschili, da lui artisticamente voluti, a causa dei contratti dei protagonisti che li vietavano e pare che recentemente abbia commentato la storia con la frase evasiva:

Ho saputo che è venuto bene

Non sappiamo quindi se il risultato finale del prodotto gli sia davvero piaciuto.

Chiamami col tuo nome (2018) è diretto da Luca Guadagnino e interpretato da Armie Hammer, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois; esce in Italia il 25 gennaio 2018.

About Andrea Di Cosmo

Andrea è laureato in Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Segue e scrive di cinema e teatro, dopo aver coltivato e amato quest'ultimo personalmente, studiando teatro e canto e partecipando a spettacoli e Festival, in Italia e non solo. Ha scritto per varie testate tra cui Best Movie e Saltinaria, Cinespresso e Amazing Cinema. Nel suo percorso si occupa anche della promozione e organizzazione di eventi culturali, teatrali, musicali e turistici. Tra questi ci sono stati Musicultura, MArtelive, e il Levante International Film Fest.

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