Arlecchino servitore di due padroni

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Arlecchino in Arlecchino servo di due padroni

Ho fatto una gran fadiga, ho fatto anca dei mancamenti, ma spero che, per rason della stravaganza, tutti si siori me perdonerà.
(Arlecchino – Enrico Bonavera)

Al Teatro Argentina è in scena Arlecchino servitore di due padroni, commedia di Carlo Goldoni con la ripresa della regia originale di Giorgio Strehler, a vent’anni dalla sua scomparsa. La messa in scena è di Ferruccio Soleri, interprete da una vita del ruolo di Arlecchino, ereditato nel 1959 da Marcello Moretti; ruolo che ora passa a Enrico Bonavera.

A Venezia Pantalone de’ Bisognosi è un mercante che sta organizzando la promessa di matrimonio tra Clarice e Silvio, figlio del Dottor Lombardi. I due sono innamorati e potrebbero finalmente sposarsi poiché Clarice era invece destinata a Federigo Rasponi, ricco torinese che è creduto morto.

All’improvviso arriva Arlecchino che annuncia l’arrivo proprio del suo padrone Federigo Rasponi, il quale invece reclamerebbe proprio il matrimonio promesso. Chi si presenta davvero è però Beatrice Rasponi, la sorella del defunto, vestita da uomo e venuta a cercare Florindo Aretusi, il suo amante fuggito a Venezia dopo che ha ucciso accidentalmente il fratello di lei Federigo.

Arlecchino vorrebbe solo mangiare continuamente ed è insoddisfatto di come lo tratta Beatriceche spesso rimanda gli orari dei pasti. Per una curiosa coincidenza egli si trova a servire anche un altro padrone, proprio il ricercato da Beatrice, Florindo Aretusi, che si nasconde sotto il falso nome di Orazio Ardenti.

L’allestimento curato al massimo propone un metateatro di una compagnia che mette in scena l’opera a partire da una presentazione dei personaggi e un rituale di accensione di candele che concorrono a creare un palco del settecento. L’idea, insieme ai dettagliati costumi dei personaggi, le scenografie, principalmente su lenzuoli dipinti, in armonia con l’oculato disegno luci, oltre alla splendida cornice del Teatro Argentina, sembra riportarci all’epoca della scrittura del testo: il 1745.

Questo, con tutto il rispetto e l’apprezzamento per le rivisitazioni moderne dei classici, è finalmente un bel modo per tornare a teatro e vedere gli spettacoli per come furono concepiti senza compromessi pubblicitari e commerciali, a volte inutili se non dannosi.

Il testo goldoniano è reso in un ricco lavoro di compenetrazione tra italiano e veneziano, in modo molto vivace e dinamico, grazie anche a una regia che muove i personaggi a volte come se fossero marionette in un teatro di burattini. Questo spettacolo infatti è in parte ancorato alla Commedia dell’Arte e prelude il maggiore spessore psicologico dei futuri personaggi di Goldoni.

Gli interpreti dosano bene gli aspetti più stereotipanti dei personaggi con vezzi più attoriali, dai protagonisti fino ai quelli apparentemente meno visibili.

Arlecchino è una maschera che si esprime in modo continuamente agile ed acrobatico. Le sue battute torrenziali, in bilico tra italiano e veneziano, sfiorano lo scioglilingua e il personaggio compie molte acrobazie fisiche. Ci sono scene che a volte sospendono la narrazione in modo fantastico. Ad esempio quella degli artifici per richiudere una lettera da consegnare a un suo padrone, che aveva aperto per curiosità; oppure il lancio di oggetti alla locanda di Brighella, che Arlecchino rincorre per allestire la tavola dei suoi padroni.

Oltre alla notevole parte atletica del ruolo è evidente quella attoriale e il contributo drammaturgico. Questo avviene, ad esempio, nell’altra scena magistrale dello scambio dei bauli dei suoi due padroni, in cui la sua scaltrezza e le sue truffe complicano ulteriormente la già intricata trama.

Impegnativo il ruolo di Beatrice che veste per tutto il tempo i panni da uomo del fratello defunto. Molto divertenti sono le sue scene con la cosiddetta promessa sposa Clarice, la quale la crede l’uomo che non vuole sposare. Il personaggio di Beatrice va in cerca della sua fortuna e dell’uomo amato e risolve i suoi guai, seppur in spoglie maschili. Elemento notevole per un’opera scritta nel 1745 e intrisa dell’Illuminismo che avrebbe portato a diverse rivoluzioni sociali.

Altrettanto avveniristico è il ruolo della serva Smeraldina che tiene un inaspettato monologo sui diritti delle donne e sulle leggi scritte ed adattate per gli uomini.

S’io comandassi, vorrei che tutti gli uomini infedeli portassero un ramo d’albero in mano, e so che tutte le città diventerebbero boschi.

Le leggi le hanno fatte gli uomini, che se le avessero fatte le donne, si sentirebbe tutto il contrario.

Ne escono bene i due innamorati Clarice e Silvio che superano gli apparenti limiti degli stereotipi dei loro ruoli. Questo avviene grazie ad un affiatamento recitativo sconfinante in alcuni intermezzi musicali che i due eseguono e danno una coloritura anche ironica alle loro manifestazioni dei sentimenti.

I genitori dei due, Pantalone e il Dottor Lombardi sono gli affascinanti personaggi che indossano le maschere, come Arlecchino e il locandiere Brighella. Molto piacevoli sono le loro interruzioni in cui parlano con un suggeritore, posto al bordo scena, e quando cercano di caratterizzare le loro battute in modo più incisivo e più moderno, così come si consigliano di fare, quasi come fossero in prova dello spettacolo.

L’allestimento classico, comunque da contestualizzare all’epoca della scrittura, si rivela ancora godibile e a tratti moderno e mostra agli spettatori un’occasione di vedere il teatro fatto con il mestiere e la passione dei grandi, per non dimenticare, e tornare a pretendere un buon gusto artistico.

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[three_fifth_last] Arlecchino servitore di due padroni

Genere:  Teatro

Interpreti: Enrico Bonavera, Giorgio Bongiovanni, Francesco Cordella, Alessandra Gigli, Stefano Guizzi, Pia Lanciotti, Sergio Leone, Lucia Marinsalta, Fabrizio Martorelli, Tommaso Minniti, Stefano Onofri, Annamaria Rossano e i suonatori Gianni Bobbio, Francesco Mazzoleni, Matteo Fagiani, Celio Regoli, Elisabetta Pasquinelli

Regia: Giorgio Strehler, messa in scena Ferruccio Soleri con la collaborazione di Stefano de Luca

Di: Carlo Goldoni

Scene: Ezio Frigerio – Costumi: Franca Squarciapino – Luci: Gerardo Modica

Sede: Teatro Argentina, Roma

Date: Dal 15 al 20 maggio 2018

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