L’albero dei frutti selvatici

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Il pozzo de L'albero dei frutti selvatici

In questo mondo siamo tutti legati l`uno all`altro con dei fili invisibili, nessuno è senza peccato.
(Sinan Karasu – Dogu Demirkol)

Il giovane neolaureato Sinan torna finalmente a casa e proprio in quel luogo a Can, villaggio della Turchia, si mette all`opera per tentare di realizzare il suo sogno, quello di pubblicare un romanzo che ha scritto proprio durante la fase degli studi.

Ma gli editori sembrano interessati a pubblicare solo storie legate al turismo, e suo padre Idris Karasumaestro di scuola elementare pieno di debiti accumulati con il vizio di scommettere sulle corse dei cavalli, è tormentato dai creditori che iniziano a cercare anche Sinan. Dove sta andando a finire la vita del ragazzo?

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Dramma del maestro Nuri Bilge Ceylan che dopo Il piacere e l’amore (2007), Le tre scimmie (2008) e soprattutto C’era una volta in Anatolia (2012) e Il regno d’inverno – Winter Sleep (2014) prova ancora ad analizzare da cima a fondo la stratificata galassia della Turchia, senza alcun timore di dire liberamente i propri pensieri, come del resto fa anche il protagonista di questa pellicola Sinan, pur mantenendo i toni propri dell`educazione. Così, in modo del tutto trasversale, viene sezionato il paese dei protagonisti in modo profondo anche se non invasivo, in primis riguardo quelli che sono i rapporti familiari dove i protagonisti, un padre e suo figlio, si raccontano per quello che sono veramente. Un padre che, pur mantenendo la sua personalità gioviale e giovanile, fugge da quelli che sono stati i suoi fallimenti continui anche per non essere un cattivo esempio per il figlio; un figlio, di contro, concentrato in toto sulla pubblicazione del suo romanzo, quasi questa fosse un gesto catartico capace di liberare per sempre la sua vita dai drammi paterni, sia dentro le mura domestiche che agli occhi di tutti quelli che da fuori li osservano, commentandoli in modo invasivo e disturbante. Un padre e un figlio che sono anche lo specchio di una Turchia che cambia e si evolve, un Paese che cerca di arrivare passo dopo passo ad uno stato di democrazia reale, pur mantenendo un rigido controllo sulla vita quotidiana delle persone che la abitano rappresentato ad esempio dalle violente rappresaglie che la polizia svolge per mettere tutti in riga. E di questo specchio fanno parte anche i tanti personaggi appartenenti alla vita pubblica turca che il regista fa dialogare con Sinan, quali l`imprenditore, lo scrittore, l`imam e il politico. Queste persone si ergono nelle loro conversazioni a consiglieri e maestri di Sinan, ma ne emergono come persone sovente più confuse del ragazzo. Una fotografia buona e un ritmo come sempre nel caso di Ceylan lento ma molto penetrante fanno di questo prodotto, forse anche eccessivamente lungo, una pellicola non adatta a tutti, ma consigliabile per ogni over 18 che vuole davvero capire quali sono i problemi della Turchia moderna e, perche no, anche a suo modo della nostra Italia Centro-Meridionale, in cui quello che succede non sembra troppo dissimile da alcuni momenti del film. Quando si privilegia l`estetica e la bellezza di parole, natura e ogni altra cosa ai soldi, d`altronde, non potrebbe essere altrimenti. Da Vedere.

L’albero dei frutti selvatici

Genere: Drammatici

Interpreti: Dogu Demirkol, Murat Cemcir, Bennu Yildirimlar, Hazar Ergüçlü, Serkan Keskin, Tamer Levent, Akin Aksu, Ahmet Rifat Sungar, Ercüment Balakoglu, Öner Erkan, Kubilay Tunçer, Kadir Çermik, Özay Fecht, Sencar Sagdic, Asena Keskinci

Un film di: Nuri Bilge Ceylan

Durata: 188 minuti

Data di uscita: 4 ottobre 2018

REVIEW OVERVIEW
Da Vedere
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Fin dalla tenera età Daniele cresce a pane, libri e film che divora al cinema e in televisione ogni volta che ha un momento libero dagli studi. E' in questo periodo che decide che da grande farà il critico cinematografico. Laureato in Scienze della Comunicazione e in Economia della Comunicazione, si occupa di Web a 360° tramite DreamyourMind ed è docente per Corsi, IFTS e Master Universitari. E' giurato di premi italiani ed esteri legati al web come PWI, Mediastars, W3 Awards, Communicator Awards, Davey Awards e partecipa a gestire Web Totale oltre scrivere per Linkiesta. Molto attivo nell’associazionismo, in particolare in quello legato al mondo della Comunicazione e in quello di Confindustria. Membro del Board of Director di Arpico, è ora attivo il suo progetto Connekt che punta a mettere in rete artisti, investitori, imprenditori, filmmaker, startup e venture capital. Tra i progetti Gourmicious, startup nel settore enogastronomico. Infine, è online su Amazon il suo primo racconto breve intitolato Il Filo di Arianna.

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