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The Hateful Eight

The Hateful Eight

Chris Mannix: Posso sedermi Signore?
Gen. Sanford Smithers: A quanto dicono gli Yankee, questo è un Paese libero.
(Chris Mannix e Gen. Sandy Smithers – Walton Goggins e Bruce Dern)

L’ottavo film di Quentin Tarantino va al di là d’ogni aspettativa: intenso, affascinante, quasi intimo, pur con tutta la crudezza e le esplosioni di sangue cui il regista ci ha abituati da tempo. E la musica: la colonna sonora del Maestro Ennio Morricone è il respiro profondo di questo film, ne scandisce i ritmi, alimenta la suspense, permea e arricchisce ogni scena, anche nei silenzi.

Qualche anno dopo la guerra di secessione americana, otto reietti si trovano, chi per scelta, chi per necessità, a dover trascorrere ore, forse giorni, gomito a gomito, rinchiusi in una baita dispersa fra le montagne del Wyoming, a causa di una bufera di neve. Sette uomini e una donna si analizzano, si raccontano, si sfidano e non si fidano l’uno dell’altro, in un gioco al massacro del tutti contro tutti.

Ogni personaggio che Tarantino sceglie di inserire in questo film meriterebbe un capitolo a sé tanto il regista ci fa scoprire della loro storia, del loro passato, della loro psicologia, delle loro paure e soprattutto delle loro deviazioni e depravazioni. Abbiamo il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell), meglio noto come ‘The Hangman’ (il boia) e la ricercata che ha catturato, Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh); il Maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), un ex soldato nero dell’Unione diventato uno spietato cacciatore di taglie, e Chris Mannix (Walton Goggins), un rinnegato del Sud che sostiene di essere il nuovo sceriffo di Red Rock. I quattro si trovano in una diligenza sorpresa dalla bufera e costretta a fermarsi all’emporio di Minnie. Qui incontriamo Bob (Demian Bichir) che si occupa del rifugio in assenza di Minnie; Oswaldo Mobray (Tim Roth), che si presenta quale Boia di Red Rock; il mandriano Joe Gage (Michael Madsen) e il Generale confederato Sanford Smithers (Bruce Dern).

Un film che di western ha solo i costumi e il setting, la pellicola di Tarantino potrebbe essere ambientata in qualsiasi epoca, perché si gioca fra bugie, psicologia, racconti, sangue e spazi ristretti: la baita, o emporio di Minnie, diventa al tempo stesso rifugio, prigione, trappola e teatro dell’inganno; le inquadrature dimenticano ben presto le sconfinate nevi del Wyoming per concentrarsi su sguardi che scrutano, volti che mentono, bocche che narrano. Otto personaggi per sei capitoli, in un inferno di sangue e neve raccontato con maestria e i ritmi lenti, epici, del grande western di maestri come Sergio Leone.

Magistrali le interpretazioni di Samuel L. Jackson, Tim Roth e soprattutto Jennifer Jason Leigh, che non ha nulla delle eroine cinematografiche cui siamo abituati: volgare, demoniaca, sadica, picchiata senza troppa esitazione, diventa ben presto una crudele maschera di sangue e materia cerebrale (propria e altrui). Un’astuta e quasi disumana assassina disposta a tutto per evitare la forca. Daisy Domergue è forse il personaggio più criptico e discusso del film e per la Leigh vale la candidatura ai Golden Globes 2016 come miglior attrice non protagonista (vinto dalla Winslet, n.d.a.).
Il film, girato in pellicola 70 millimetri, ha la definizione e la grandiosità dei film d’altri tempi: lo spazio angusto dell’emporio di Minnie si dilata attraverso i racconti e le memorie che si articolano nelle varie scene del film, fra duelli mentali, sfide psicologiche e scontri fisici. Un racconto a due ritmi: epico e lento nella prima parte, in cui i personaggi si studiano, si soppesano, creano alleanze, alimentano odio e respirano bugie; energico, carico di sangue, proiettili e violenza nella seconda parte, quando l’odio si trasforma in istinto d’autoconservazione e gli equilibri si fanno instabili, in una guerra senza riserve e senza pietà. Perché nel film di Tarantino nessuno è chi dice di essere eppure tutti i suoi personaggi, dal fascino grottesco e ipnotico, ci conquistano.

Chris Mannix: Posso sedermi Signore? Gen. Sanford Smithers: A quanto dicono gli Yankee, questo è un Paese libero. (Chris Mannix e Gen. Sandy Smithers – Walton Goggins e Bruce Dern) L’ottavo film di Quentin Tarantino va al di là d’ogni aspettativa: intenso, affascinante, quasi intimo, pur con tutta la crudezza e le esplosioni di sangue …

Review Overview

AMAZING CINEMA

Da Non Perdere

Summary : Racconto a due ritmi in stile Sergio Leone: epico e lento nella prima parte, in cui i personaggi si studiano e si analizzano, alimentano odio e respirano bugie; energico, carico di sangue, proiettili e violenza nella seconda parte,

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95
The Hateful Eight - Tarantino

The Hateful Eight

Genere: Drammatici, Mistery, Polizieschi

Attori: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demiàn Bichir, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, Channing Tatum, James Parks, Dana Gourrier, Zoe Bell, Gene Jones, Keith Jefferson, Lee Horsley, Craig Stark, Belinda Owino, Bruce Del Castillo

Durata: 167’ (versione standard) | 190’ (versione 70 mm)

Un film di: Quentin Tarantino

Data di uscita: 4 Febbraio 2016

About Stefania Rivetti

Laureata in lingue e letterature straniere con un master in marketing e uno in comunicazione d'impresa, appassionata di filologia, arte, archeologia, divoratrice compulsiva di libri. Fotografa per passione, curiosa per natura, ama il teatro, in particolare l'opera, e il cinema.

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