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The Greatest Showman

Ognuno di noi è speciale e nessuno è uguale a un altro. Questo è il punto del mio show.
(P.T. Barnum – Hugh Jackman)

Hugh Jackman potrà finalmente dire di essere ricordato anche per altro oltre che per il personaggio di Wolverine nei film della saga degli X-Men; dopo la sua splendida prova in Les Misérables (2012) è infatti ancora più nota la sua esperienza di musical performer, che a teatro l’ha visto prendere parte anche a Beauty and the Beast, di cui è recente un remake al cinema, Sunset Boulevard, Oklahoma! e Carousel. È quindi stata sua la volontà di avviare la produzione della pellicola di cui stiamo parlando. Un musical a volte metateatrale che celebra la nascita del business dell’intrattenimento; inevitabile pensare in questo senso al classico quasi omonimo The Greatest Show on Earth (1952) di C. B. DeMille. È anche il percorso che porta un sogno a diventare realtà a partire dalle umili origini di P.T. Barnum (Hugh Jackman), ispirato all’impresario realmente esistito, che vuole sposare una donna molto più facoltosa di lui chiamata Charity (Michelle Williams), un nome curioso considerando l’assonanza col nome della protagonista di un altro musical, Sweet Charity.
Barnum fonda uno spettacolo con numeri che faranno molto discutere pubblico e critica, eseguito da personaggi con evidenti particolarità fisiche come il nano, la donna barbuta, un uomo altissimo e altri. Una confusione tra le ambizioni di teatro e la definizione di “circo”, come sostiene un accanito detrattore, che passa per la collaborazione con Phillip (Zac Efron), rampollo dell’alta società che vede nel progetto di Barnum un modo per evadere dalle costrizioni del suo ceto, fino all’incontro con Jenny Lind (Rebecca Ferguson) una cantante soave che rappresenta la possibilità di fare uno spettacolo più elevato e che riceva il consenso della crema sociale.

Un film ricco di tematiche importanti, raccontate con abile mestiere da parte del regista esordiente Michael Gracey, che partono dall’infanzia misera di Barnum, che ricorda le traversie dei personaggi di Dickens, parlando di differenza fra classi sociale, umiliazioni, amori impossibili, fiducia nelle nuove tecnologie e nel futuro, in un’epoca in cui questo discorso era affrontabile in una maniera molto diversa e per certi versi limitata. Inoltre c’è la discriminazione di chi è ai margini, i poveri o i portatori di diversità fisiche, i compromessi per la scalata sociale, tra esigenze di lavoro e famiglia e la capacità di non tradire se stessi e di perdere ciò che importa davvero.

La struttura è quella di un musical con ambientazione nel passato – la fine dell’ottocento – e un tessuto musicale moderno; un po’ come Moulin Rouge! (2001), solo che qui si tratta di brani inediti scritti da Benji Pasek e Justin Paul recentemente freschi di Oscar per La La Land (2016). Nonostante siano due colonne sonore notevoli è proprio confrontandole che emerge un appunto in parte comune ad entrambe, cioè la difficoltà dei brani ad emergere come “singoli” che si possano ricordare come canzoni in quanto tali, come Memory in Cats per intenderci, o almeno non ce ne sono così tanti da spiccare sempre come musica che sottolinea le scene. Va detto però che se La La Land (2016) aveva momenti da musical ispirati anche alla storia del cinema di genere, questa pellicola è un musical a tutti gli effetti, e anche la sceneggiatura rimane più solida e coerente.

Il tema musicale di The Greatest Show funziona, pur se eseguito poche volte. Pregnante il primo incontro fra Hugh Jackman e Zac Efron, che torna al genere dopo essere stato la teen star della saga High School Musical e aver preso parte ad Hairspray (2007). La loro trattativa al bar, sulle note di The Other Side, è scandita da una coreografia mozzafiato con bicchieri rotanti sul bancone da Far West musicale. Sferzata di energia in Come alive e presa di orgoglio in This is me, come esempi di forza dei numeri corali dove si distingue Zendaya nel ruolo di Anne, una conturbante trapezista. Spazio ai sentimenti e alla sonorità più melodica in Never Enough, eseguita da Rebecca Ferguson, che rappresenta l’emozione che si può raggiungere ascoltando una slendida voce. L’orientamento musicale del film è più pop di altri e forse manca un po’ di orchestrazione che ricordi Broadway ma la modernità musicale è un elemento sano per la continuazione di questo tipo di spettacolo; come funziona benissimo in un’opera teatrale: First Date – Broadway’s Musical Comedy, visto in versione italiana col titolo: Appuntamento al Buio – Il Musical.

Quest’opera intrattiene, nonostante sia densa di contenuti nei suoi 110 minuti di durata, e dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, che il musical è un genere longevo, al cinema e a teatro, e sa entrare in nuove epoche e sonorità, avendo ancora tanto da dare, non solo per soddisfare gli appassionati ma per esplorare tematiche e scritture anche apparentemente lontane da “un’estetica di musica e danza”, elementi che sono solo una parte del genere.

Ognuno di noi è speciale e nessuno è uguale a un altro. Questo è il punto del mio show. (P.T. Barnum – Hugh Jackman) Hugh Jackman potrà finalmente dire di essere ricordato anche per altro oltre che per il personaggio di Wolverine nei film della saga degli X-Men; dopo la sua splendida prova in Les Misérables …

Review Overview

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Da Non Perdere

Summary : Musical moderno sulla nascita dello show business e il percorso per inseguire un sogno, nel delicato equilibrio tra lavoro, affetti e aspettative sociali. Cast in grande spolvero e coreografie interessanti. Un intrattenimento piacevole da guardare.

User Rating: 4.6 ( 1 votes)
80

The Greatest Showman

Genere: Biografici, DrammaticiMusical

Cast: Hugh Jackman, Michelle Williams, Zac Efron, Rebecca Ferguson, Zendaya, Keala Settle, Yahya Abdul-Mateen II, Paul Sparks, Diahann Carroll, Fredric Lehne, Natasha Liu Bordizzo

Un film diMichael Gracey

Durata: 110 minuti

Data di uscita: 25 dicembre 2017

About Andrea Di Cosmo

Andrea è laureato in Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Segue e scrive di cinema e teatro, dopo aver coltivato e amato quest'ultimo personalmente, studiando teatro e canto e partecipando a spettacoli e Festival, in Italia e non solo. Ha scritto per varie testate tra cui Best Movie e Saltinaria, Cinespresso e Amazing Cinema. Nel suo percorso si occupa anche della promozione e organizzazione di eventi culturali, teatrali, musicali e turistici. Tra questi ci sono stati Musicultura, MArtelive, e il Levante International Film Fest.

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