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Robinù

Robinù

Tu queste cose le devi fare ora. Perché così, se vai in galera per vent’anni, esci e hai tutta la vita davanti.
(Personaggi che parlano)

Eccoci di fronte a un documentario intriso di tutto quel cinismo, nichilismo, quasi una sassata in piena faccia dello spettatore, come se indossasse un casco. Siamo tutti nudi di fronte a certi temi.

Non esiste amore per le persone, rispetto per la città, non si intravede né si percepisce alcuna possibilità di perdono o di riscatto.

Tutto va accussì perchè non è mai colpa tanto meno responsabilità nostra. Questo lasciano intendere i protagonisti del film e le loro famiglie, inaugurando un perverso gioco tra barbari, o meglio tra persone senza fede, o legate al credo della violenza come strumento di affermazione e di ostentazione del sè.

Questo si avverte fin dai primi fotogrammi, ed è questo il messaggio di un film che documenta le violenze delle bande di adolescenti di Napoli, dei baby boss e della “paranza dei bambini” che ha rivoluzionato gli equilibri del mercato della droga in mano ai vecchi camorristi.

Michele Santoro ha decisamente colpito nel segno. Non ci sono commenti né giudizi della voce narrante ma solo fatti e foto dei fatti, interviste, testimonianze e tanta, tant violenza, e nessuna rassegnazione.

Il linguaggio tecnico e la regia sono senza effetti speciali, nudi e crudi; primi piani, piani lunghi, nessuna aggiunta, un desiderata fotografico e realista dell’autore molto simile al realismo usato da Pasolini nei suoi film: dolore e amara accettazione, stati d’animo che spesso respiravano nelle borgate romane di mezzo secolo fa, le stesse borgate rimaste decadenti e grigie come allora. In Pasolini era latente la disperazione e la compassione per gli emarginati del dopoguerra, sottolineata da un sottofondo di musica classica e da sguardi vuoti e disperati allo stesso tempo.

Qui invece non sono espresse emozioni, non disprezzo né tantomeno speranza: le cose, sottolineo nuovamente perché questo è il leit motiv che fa da sfondo alle ambientazioni, vanno accussi come hanno a ì e la colonna sonora straziante, ossessiva, lancinante che sottolinea il distacco dai sentimenti e la durezza di una realtà dominata da nuovi simboli sociali che sono più la dimostrazione di un vero e proprio corrotto e materialista potere economico: il telefonino, la macchina, la droga e via dicendo.

Ma non dobbiamo dimenticare che Pasolini era un poeta mentre Santoro è un giornalista d’inchiesta: questa dimensione si avverte nel corso di tutto il film che più che una pellicola è una vera e propria fotografia critica che cerca di svelare agli occhi degli ignari e meno ignari spettatori quella Napoli violenta dove si spara per strada e la vita vale meno di un orologio da polso.

Tu queste cose le devi fare ora. Perché così, se vai in galera per vent’anni, esci e hai tutta la vita davanti. (Personaggi che parlano) Eccoci di fronte a un documentario intriso di tutto quel cinismo, nichilismo, quasi una sassata in piena faccia dello spettatore, come se indossasse un casco. Siamo tutti nudi di fronte a …

Review Overview

AMAZING STARS

Buono

Summary : Documentario intriso di cinismo e nichilismo che racconta le violenze delle bande di adolescenti di Napoli, quasi una sassata in piena faccia dello spettatore come se indossasse un casco. Siamo tutti nudi di fronte a certi temi. Buono.

User Rating: 3.05 ( 1 votes)
61
Robinù - Locandina
 Robinù

Genere: Documentari

Attori: ///

Durata: 92 minuti

Un film di: Michele Santoro

Data di uscita: 6 dicembre 2016

About Pietro Buzzurro

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