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My Italy

My Italy

Un produttore italiano, interpretato dallo stesso regista Bruno Colella, e il suo assistente vanno in giro per l’Europa cercando i fondi per finanziare un progetto cinematografico che racconta la vita e le opere di quattro artisti di arte contemporanea, che esistono e operano nella realtà, accomunati dal fatto di amare l’Italia e avere una casa a Roma: il polacco Krzysztof Bednarski, il danese Thorsten Kirchhoff, l’americano Mark Kostabi ed il malesiano H.H. Lim.

Nel frattempo a questi artisti accadono varie traversie. Lo scultore polacco viene contattato dalla vedova di un camorrista napoletano, interpretata da Lina Sastri, che pretende di avere sulla tomba del defunto marito una copia dell’opera che l’artista dedicò al regista Kieślowski, oggi nel cimitero di Varsavia. Il video-artista danese è costretto a mettersi in viaggio dopo la telefonata di un improbabile idraulico, personificato dal divertente Rocco Papaleo, che è convinto di aver individuato una perdita d’acqua nella sua installazione permanente esposta alla Certosa di Padula. Il pittore americano offre quadri in cambio di pasti ai ristoranti e vende dipinti porta a porta. L’artista malesiano, passeggiando per Roma, nota una donna di grande bellezza e la segue dal centro alla periferia per ritrarla. Una figura, nel corpo di Luisa Ranieri, che diventa un iconico simbolo di bellezza artistica e cinematografica che ricorda la Roma degli anni migliori.

My Italy sembra un atipico metafilm basato sulla costruzione di un film che fatica a vedere la luce. Il produttore va all’estero per farsi coprodurre un film italiano e lì riceve la richiesta di avere un’attrice di film sexy del passato, cara ai ricordi di alcuni produttori locali. L’attrice in questione è un’icona feticcio di un certo cinema, interpretata da Serena Grandi, già simbolo di un’epoca ne La Grande Bellezza (2013) di Sorrentino che qui torna a ricordare un passato in cui era molto amata. Interessante quindi l’ironico riferimento a quello che può essere percepito come cinema da ricordare. Nonostante il gruppo di illustri artisti coinvolti nel progetto, questo non decolla finché non si ritrova l’ex diva sexy di un tempo, per il piacere di chi investe il capitale.

Nel frattempo il film illustra un altro aspetto precario dell’esistenza degli artisti e quindi della loro stessa espressione artistica. Emblematico l’incontro tra lo scultore e Lina Sastri, interprete effabile della vedova di un camorrista. Il video-artista danese affronta situazioni pittoresche spaziando fino a una Napoli che vive logiche sociali tutte sue, fino a ritrovarsi in una grotta quasi surreale dove vendono venduti rifiuti riciclati da un eccentrico Sebastiano Somma, infatuato da un travestito locale. Particolare, peraltro, notare il contrasto tra la sua mascolinità fisica e il vistoso trucco del suo personaggio. Significativo nella sua leggerezza è anche il contatto tra il pittore americano e l’attrice Piera degli Esposti, dove la compravendita di un quadro finisce per essere ripagata con un monologo dell’attrice. Divertente riferimento al fatto che spesso l’arte non paghi la sussistenza, soprattutto di chi è meno inserito nei percorsi giusti.

Di un certo pregio è la cornice critica di Achille Bonito Oliva che descrive il profilo degli artisti, in momenti extradiegetici al film stesso e dove il critico è filmato esternamente ai fotogrammi che scorrono dietro di lui.

Non tutto appare così legato e indispensabile e spesso la scelta di mostrare alcune personalità sembra maggiormente un omaggio alle loro opere che un organico inserimento nel film. Probabilmente l’effetto è voluto poiché quando i personaggi si incontrano, ognuno dichiara di essere protagonista del film in produzione, di cui conosceremo gli ingredienti ma non il filo che li collega né tantomeno una trama. Questa pellicola rimane un insieme di suggestioni tra il mondo del cinema e quello delle arti, musicale, figurativa e scultorea a comporre un affresco che va da Roma ad altre città italiane e internazionali e lascia una riflessione sul senso dell’arte e il modo in cui questa possa sopravvivere in Italia.

 

Un produttore italiano, interpretato dallo stesso regista Bruno Colella, e il suo assistente vanno in giro per l’Europa cercando i fondi per finanziare un progetto cinematografico che racconta la vita e le opere di quattro artisti di arte contemporanea, che esistono e operano nella realtà, accomunati dal fatto di amare l’Italia e avere una casa a …

Review Overview

AMAZING STARS

Buono

Summary : Un film atipico sul rapporto tra l'arte, il cinema e l'Italia. Alcuni gustosi sipari come quello di Lina Sastri e il recupero del simbolo di un'epoca, come Serena Grandi. Non tutto sempre organico, ma una storia comunque funzionale a dare delle suggestioni.

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My Italy

Genere: CommediaDocumentari

Interpreti: Marco Tornese, Bruno Colella, Lina Sastri, Piera Degli Esposti, Jerzy Stuhr, Serena Grandi, Maciej Robakiewicz, Rocco Papaleo, Nino Frassica, Enzo Gragnaniello, Nicola Vorelli, Sebastiano Somma, Eugenio Bennato, Alessandro Haber, Tony Esposito, Edoardo Bennato, Pietra Montecorvino, Remo Remotti, Luisa Ranieri, Rino Barillari, Enzo Aisler, Claude Pommier, Francesca Tasini, Judith Freiha, Leonardo Lacaria, Giovanni Allocca, Alessandra Bonarota, Sonia Totaro, Giancarlo Bizzarri, Achille Bonito Oliva

Un film di: Bruno Colella

Durata: 101 minuti

Data di uscita: 18 maggio 2017

 

About Andrea Di Cosmo

Andrea è laureato in Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Segue e scrive di cinema e teatro, dopo aver coltivato e amato quest'ultimo personalmente, studiando teatro e canto e partecipando a spettacoli e Festival, in Italia e non solo. Ha scritto per varie testate tra cui Best Movie e Saltinaria, Cinespresso e Amazing Cinema. Nel suo percorso si occupa anche della promozione e organizzazione di eventi culturali, teatrali, musicali e turistici. Tra questi ci sono stati Musicultura, MArtelive, e il Levante International Film Fest.

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