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Caffè

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Bimbo: Papà, ma perché ti piace tanto il caffè? È così amaro.
Hamed: È un modo per ricordarci quanto il mondo e la nostra via siano fragili e preziosi. È come se fossero legati da un filo sottile che collega tutti, e noi dobbiamo stare attenti sempre a che non si spezzi.
(Hamed – Highem Yacoubi)

In Belgio, Hamed (Hichem Yacoubi), fuggito dall’Iraq alla ricerca di una vita migliore, è il proprietario di un piccolo banco dei pegni. Durante una violenta manifestazione di protesta il suo negozio viene assaltato e un’antica caffettiera d’argento a cui era legato da generazioni viene rubata. L’uomo scopre l’identità del ladro e, andando contro la sua indole pacifica, cerca di farsi giustizia da solo.

Il protagonista della storia italiana è Renzo (Dario Aita), un giovane sommelier del caffè che dopo aver perso il lavoro a Roma si trasferisce a Trieste dove trova un lavoro a chiamata presso una grande azienda produttrice di caffè. Quando la sua fidanzata Gaia (Miriam Dalmazio) scopre di essere incinta, Renzo finisce per farsi coinvolgere in una rapina nella sua stessa azienda.

Dall’altra parte del mondo, nel cuore della Cina, Fei (Fangsheng Lu) è un giovane manager di successo che sta per sposarsi con la figlia del magnate dell’industria chimica per cui lavora. Un giorno gli viene chiesto di occuparsi di un grave incidente negli impianti dello Yunnan, regione dalla quale proviene e patria della produzione del caffè. In un paesaggio straordinario una misteriosa artista costringerà Fei a fare i conti con i valori della vita e con il suo passato.

Film complesso questo, come complesso è l’aroma del prodotto universale da cui trae il nome: nero, caldo e forte, amaro, aspro, profumato, con note di tostatura e artefatti aromatici che si creano nel processo di tostatura mischiati ai sapori della terra in cui è coltivato. È un film atipico e impegnativo, che alterna momenti di attesa a momenti d’azione, momenti di pausa e riflessione a momenti d’accesa passione. L’avvicendarsi delle storie, che si intrecciano e si sovrappongono, legate dal fil rouge della filiera di produzione, lavorazione, distribuzione e consumo del caffè, lo rende un film intenso e mai noioso, girato in tre parti del mondo molto diverse fra loro quanto a luce, spazi, colori.

Al di là delle storie delle persone, dei loro sogni, delle loro paure, delle loro emozioni, la pellicola espone altresì situazioni e condizioni sociali di particolare attualità: l’immigrazione, il crescente clima d’intolleranza xenofoba e razzista, che prospera soprattutto fra le fasce più disagiate dell’Europa, l’agricoltura e il rischioso e deplorevole utilizzo di veleni e sostanze chimiche proibite, col conseguente rischio non solo di depauperamento del suolo, ma anche di impatto sulla salute delle popolazioni locali, la mancanza di lavoro, il cinismo dei ricchi e la paura dei poveri. Con questo e molto altro si scontrano e si confrontano i protagonisti delle tre storie che Bortone ha scelto di narrare, e in ognuna di esse ci sono aromi e rimandi alle altre: la caffettiera antica di Hamed è il legame col passato e i ricordi, che per Fei è rappresentato dallo Yunnan in cui è nato e dall’incontro con A Fang (Zhuo Tan), l’artista che dipinge volti e ricordi con il caffè; la povertà e il precariato di Renzo e dei suoi colleghi in Italia sono gli stessi che spingono alla delinquenza Vincent e suo padre (Koen De Bouw) in Belgio.

Un film che va gustato con calma e attenzione, come si dovrebbe fare con una tazza di caffè, cercando di coglierne anche le sfaccettature aromatiche più delicate. Belle le figure femminili di Gaia (Miriam Dalmazio) e A Fang (Zhuo Tan): sono loro che fanno scattare il cambiamento in Renzo (la prima) e Fei (la seconda) e li portano a confrontarsi con il senso di responsabilità, il passato e il futuro, i loro sogni e ciò che sarebbero disposti a fare per realizzarli.

Bortone diventa forse un po’ troppo sdolcinato nella ricerca del lieto fine, ma questo resta un film da vedere, coi suoi chiaroscuri, i suoi personaggi aspri e quelli profumati. È un film che lascia in bocca il gusto dolce-amaro del caffè.

Bimbo: Papà, ma perché ti piace tanto il caffè? È così amaro. Hamed: È un modo per ricordarci quanto il mondo e la nostra via siano fragili e preziosi. È come se fossero legati da un filo sottile che collega tutti, e noi dobbiamo stare attenti sempre a che non si spezzi. (Hamed – Highem …

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AMAZING STARS

Da Vedere

Summary : Attraverso il fil rouge del caffè, il film di Bortone racconta tre storie diverse ambientate fra Italia, Belgio e Cina, in un intreccio di sogni, passioni, delusioni, difficoltà e scelte difficili. Forse un po' sdolcinato sul finale, resta comunque un film coraggioso ed emozionante.

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Caffè – Locandina

 Caffè

Genere: Drammatico

Attori: Ennio Fantastichini, Dario Aita, Miriam Dalmazio, Michael Schermi, Hichem Yacoubi, Koen de Bouw, Zhuo Tan, Fangsheng Lu, Sarah Yimo Li, Babak Karimi, Xiaodong Guo, Qi Xi, Zhang Yuqi, Tongsheng Han

Durata: 112 minuti

Un film di: Cristiano Bortone

Data di uscita: 13 ottobre 2016

About Stefania Rivetti

Laureata in lingue e letterature straniere con un master in marketing e uno in comunicazione d'impresa, appassionata di filologia, arte, archeologia, divoratrice compulsiva di libri. Fotografa per passione, curiosa per natura, ama il teatro, in particolare l'opera, e il cinema.

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