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12 anni schiavo

Essendo vissuto da uomo libero per oltre trent’anni, durante i quali ho goduto del bene prezioso della libertà in uno Stato libero, ed essendo poi stato rapito e venduto come schiavo – condizione in cui sono rimasto fino alla mia liberazione avvenuta nel Gennaio del 1853, dopo dodici anni di schiavitù – qualcuno ha ritenuto che la storia della mia vita e delle mie tribolazioni non sarebbe stata del tutto priva di interesse per il pubblico.
(Solomon Northup – Chiwetel Ejiofor)

In queste poche parole presenti nel libro che l’uomo libero Solomon Northup ha pubblicato nella seconda metà del 1800 negli Stati Uniti d’America è contenuta l’essenza di quella che è la sua storia e i suoi accadimenti.

Poco prima della Guerra di Secessione Solomon è un nero che, nato libero nello Stato di New York e precisamente a Saratoga, vive felice con la moglie e i due figli. Suona il violino in modo egregio e partecipa come ospite a molte serate mondane e, proprio dopo una di queste, viene rapito e venduto come schiavo. Qui inizierà un’odissea lunga ben 12 anni dove Solomon sarà costretto a fare di tutto, ma durante la quale non accetterà mai di perdere l’unica cosa che ancora gli rimane, cioè la propria dignità di uomo. E sarà proprio questo a fare in modo che l’incontro con un’abolizionista di origini canadesi cambierà di nuovo la sua vita.

Ci si può davvero rendere conto di quanto siano duri certi film solo dopo averli vissuti in uno stato quasi simbiotico con la pellicola, permettendo alla storia di entrarti dentro le ossa e rendendo possibile l’immedesimazione sia con la vittima che con i carnefici. Sì, perché qui abbiamo chiaramente delle vittime e dei carnefici. Nel primo caso abbiamo il protagonista Solomon Northup interpretato da un bravissimo Chiwetel Ejiofor, la sua famiglia e in generale tutte le persone di colore, vittime di un un trattamento che definire troppo semplicemente oscurantista non renderebbe in pieno ciò che a queste persone è realmente successo. Nel secondo caso, invece, abbiamo tutti coloro che, in particolare negli Stati del Sud degli USA, praticavano lo schiavismo come comportamento perfettamente conforme al loro vivere quotidiano, come del resto la legislazione ivi vigente certificava in modo chiaro e inequivocabile. Tra loro sussistono però alcune differenze sostanziali, grazie alle quali il bravissimo regista Steve McQueen riesce a tratteggiare i caratteri di persone a volte a loro modo buone, altre volte concentrate solo sugli aspetti economici del traffico di esseri umani, altre volte ancora dedite al comando come forma di affermazione di un sé altrimenti inesistente. A questi fanno da confini i due caratteri ai margini del pensiero dell’epoca, quello dell’abolizionista convinto pronto a rischiare la vita per l’affermazione della propria idea e quello dello schiavista che utilizza in pieno i poteri che la legge gli ha dato, tra cui anche quello dell’abuso sessuale su esseri che considera biologicamente a lui inferiori. Ogni attore abbinato al proprio ruolo si cala magistralmente nella parte e onestamente non ce ne è neppure uno che non la interpreti con il piglio adatto alle caratteristiche del proprio personaggio: Benedict Cumberbatch è William Ford, il padrone benevolo che protegge e tratta con educazione il proprio schiavo Solomon; Paul Giamatti è Theophilus Freeman, commerciante di schiavi che pensa solo ai soldiPaul Dano è John Tibeats, il capo dei lavori alla tenuta di William Ford che prova a vessare gli schiavi che non gli ubbidisconoBrad Pitt è Samuel Bass, l’abolizionista canadese pronto ad ascoltare la storia di Solomon e infine, ultimo ma non per importanza, Michael Fassbender è Edwin Epps, il padrone duro e spietato che tratta ogni suo schiavo come un qualcosa che non ha diritto di esistere senza il suo espresso consenso. Un’ambientazione storica perfetta, dei costumi e delle tenute meravigliose e una fotografia eccellente fanno da comparto a questo film che è davvero il primo, rispetto agli ultimi visti quali ad esempio Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca, a trattare il tema degli uomini di colore in un modo che riesce a suscitare un senso di vicinanza a questa gente che ha così tanto faticato per affermare la propria umanità. Da non perdere, per nessun motivo al mondo.

Essendo vissuto da uomo libero per oltre trent’anni, durante i quali ho goduto del bene prezioso della libertà in uno Stato libero, ed essendo poi stato rapito e venduto come schiavo – condizione in cui sono rimasto fino alla mia liberazione avvenuta nel Gennaio del 1853, dopo dodici anni di schiavitù – qualcuno ha ritenuto …

Review Overview

AMAZING STARS

Da non perdere

Summary : Da vivere in stato quasi simbiotico con la pellicola, facendo entrare dentro le ossa la storia e rendendo possibile l'immedesimazione con vittima e carnefice. Ambientazione storica perfetta, costumi e tenute meravigliose e fotografia eccellente. Da non perdere.

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12 anni schiavo - Locandina

 12 anni schiavo

Genere: Biografici, Drammatici, Storici

Cast: Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti, Lupita Nyong’o, Sarah Paulson, Brad Pitt, Alfre Woodard, Scoot McNairy, Taran Killam, Garret Dillahunt, Michael K. Williams, Quvenzhané Wallis, Ruth Negga, Bryan Batt, Chris Chalk, Dwight Henry, Anwan Glover, Marc Macaulay, Mustafa Harris

Un film di: Steve McQueen

Durata: 134 minuti

Uscita: 20 febbraio 2014

 

About Daniele Buzzurro

Fin dalla tenera età Daniele cresce a pane, libri e film che divora al cinema e in televisione ogni volta che ha un momento libero dagli studi. E' in questo periodo che decide che da grande farà il critico cinematografico. Laureato in Scienze della Comunicazione e in Economia della Comunicazione, si occupa di Web a 360° tramite DreamyourMind ed è docente per Corsi, IFTS e Master Universitari. E' giurato di premi italiani ed esteri legati al web come PWI, Mediastars, W3 Awards, Communicator Awards, Davey Awards e partecipa a gestire Web Totale oltre scrivere per Linkiesta. Molto attivo nell’associazionismo, in particolare in quello legato al mondo della Comunicazione e in quello di Confindustria. Membro del Board of Director di Arpico, è ora attivo il suo progetto Connekt che punta a mettere in rete artisti, investitori, imprenditori, filmmaker, startup e venture capital. Infine, è online su Amazon il suo primo racconto breve intitolato Il Filo di Arianna.

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